La ragazza di nome Olga – 2015 (poi inserita ne Il condominio S.I.M.)


 
 
 
 
Oggi all’A&O di Pordenone
ho comprato un profumo per la casa,
di quelli a pochi soldi, perchè
mi ricordava l’odore di una donna
che conoscevo tanto tempo fa.
Si, proprio quell’odore lì,
di vaniglia acre che ti suda
e ti fa male al cuore.

 
 
 
 
LA RAGAZZA DI NOME OLGA
 
 
 
 
La ragazza di nome Olga
è una ragazza che non conosco,
né me ne sono mai innamorato.
Ma se me la immagino la penso
con la pelle bianca come i capelli
di mio padre, e il seno grosso
– ma la memoria non fa vedere –
e l’utero profondo
come il buio dentro un uomo.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza di nome Olga
cammina ogni sera alla mia porta.
A mezzanotte, undici meno qualcosa
coi tacchi ben calcati
a farsi ricordare. Qualcuno
so si è lamentato. Poi l’altra
notte l’ho sentita urlare
appesa alle mani del compagno.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ho visto camminare una ragazza
stamattina, a cui ho dato nome Olga.
Non so se fosse lei o un’altra
o se avesse le sue gambe o la medesima
pelle, o lo stesso buio appeso
appena sotto i lombi. Ho immaginato
fosse lei a tornare dal lavoro
senza aver risolto nulla della vita.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ieri si chiamava Olga, domani, Carla.
Il suo nome non ha importanza
nel trascorso del racconto. Il suo
dolore è pari al suo piacere, Olga
sa che il bene e il male sono pari
oltre il tappetino che divide dall’esterno
il tessuto molle della vita.
Si prega di bussare per entrare.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza Olga è una ragazza
che veste sempre ben curata,
raffinata, fin nelle fessure.
Parla correntemente quattro lingue,
o cinque, non l’ho mai sentita.
Viaggia spesso per lavoro.
È dalle intercapedini del muro
che conosco la sua fede, notturna,
quando prega Dio con le ginocchia.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza Olga era sotto la doccia
stamattina, sentivo l’acqua scorrere.
E ne immaginavo i rivoli di sotto
le sue unghie, le dita lunghe.
Non cantava, che non ama la sua voce.
La ragazza Olga non esiste
o non sa di essere nel mondo.
 
 
 
 
 
 
 
 
Di domenica mattina Olga
ascolta musica anni ottanta,
credo di quand’era una bambina.
Di quando suo padre le portava
le caramelle e sua madre lavava i piatti.
La sento ballare coi piedi spogli,
lo smalto rosso e un’unghia rotta.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza Olga credo si sia presa
un cane, o qualcosa di simile.
Perchè di notte lo sento raspare
verso le tre, dopo che lei ha urlato,
e qualche passo se ne è andato.
Ogni notte, ogni notte della vita.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza Olga me la immagino
il lunedì con un vestito ampio,
colorato, molto appariscente.
Il martedì con qualcosa più aderente
alla sua pelle, e così andando
avanti nel vuoto della settimana
sempre più fasciata alle sue gambe.
I capelli raccolti, perchè le cadono.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza di nome Olga
si taglia le unghie ogni martedì
mattina, quasi fosse un rito,
una cosa importante per il mondo.
E tiene una mano fra le gambe
a respirare l’alito di Dio
ogni qual volta si addormenta.
La ragazza di nome Olga
è innamorata in modo abominevole.
 
 
 
 
 
 
 
 
Ho pensato di scrivere una lettera
stamattina, alla ragazza di nome Olga.
Una lettera che fosse assenza
e filo interdentale, che fosse balsamo
e detergente intimo, e qualcos’altro.
Olga mi ha risposto quasi subito
da sotto le sue unghie
che non ne aveva ben capito il senso.
 
 
 
 
 
 
 
 
A volte quando vado a stendere in vestiti
penso a quali potrebbero essere di Olga.
Se i leggins color del sangue
di ogni mese o la maglietta bianca
che le ha tolto ieri il suo ragazzo.
Penso a quale intimo sia di Olga,
se quello dell’autunno
o di quale giorno che non viene.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza di nome Olga
oggi ha ricevuto quella visita,
quella, che aspettava ormai da tanto.
S’era truccata già da ore
e aveva messo le scarpe basse
come fosse tutto un po’ per caso.
Aveva allineato le tazzine,
messo bene in fila le tovaglie.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza di nome Olga
questa notte non è tornata. Non
ho sentito le scarpe accanto al letto,
le ragnatele nell’armadio, non
ho sentito i capelli che le cadono
né le calze che si toglie, e lancia.
Non ho sentito l’acqua della doccia
né alcuna sete nella stanza.
 
 
 
 
 
 
 
 
L’odore di Olga passa in mezzo al piano
anche se lei è assente ormai da giorni.
Fa la tromba delle scale, l’ascensore
che non funziona, fa l’entrata
che sembra quella di un albergo
anni sessanta, non esiste, come Olga,
anche se si ostina a credere il contrario.
 
 
 
 
 
 
 
 
La ragazza di nome Olga
so molto bene che non esiste
e che non potrebbe nemmeno essere.
Perchè l’appartamento dove vive,
quello sfitto ormai da mesi,
ha il suono duro delle cose
che sono fatte per durare.
Come il vuoto, le tazzine rotte,
i suoi piedi bianchi la mattina.
 
 
 
 
 
 
 
 

L’immagine di copertina è del fotografo Jack Salzke, il suo progetto qui

 

Una piccola riflessione su queste poesie qui.

 
 
 
 
 
 
 
 
ilcoloredellacqua
 
 
 
 
 
 
 
 

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