Il Condominio S.I.M. – Giulia

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Come per gli altri personaggi del Condominio S.I.M (Olga, Carlo, Anna) anche questa Giulia nasce da un punto di partenza e da un minimo di pianificazione del poemetto. Per poi arrivare a un personaggio che sfugge al mio stesso controllo. Giulia è diventata l’esistente inesistente (di contro a Olga che era l’inesistente esistente). Giulia è il punto di passaggio che non ha approdi possibili. E in mezzo tutta una serie di contraddizioni che il lettore sicuramente mi criticherà (una fra tutte: Giulia scende le scale la mattina per andare a lavorare e corre dicendo che deve andare a fare la pipì, avrebbe avuto più senso farla tornare nell’appartamento). Ma sono le contraddizioni che costituiscono l’essere umano.

Se infatti Parmenide dichiarava che l’essere è e non può non essere, il non essere non è e non può essere, ed essere e non essere non possono coesistere oggi dobbiamo necessariamente prendere atto che siamo essere e non essere al contempo. E forse proprio in questo ossimoro troviamo un minimo di definizione della nostra identità. Di chi siamo (o meglio: di cosa siamo).

Giulia inoltre, lo dichiaro subito perché so verrà sottolineato, non ha caratterizzazione. Non a caso abita all’ultimo piano del Condominio e non posso sentire quando fa l’amore (come Olga), o quando litiga (come Anna), né posso vederla aspettare fuori dal portone (come Carlo) perché è sfuggente, è assente, esiste ma non ha presenza. Devo ammettere che ho il timore si possa inscrivere in Giulia molta parte del nostro rapporto col mondo. Che è un rapporto sostanzialmente misurato dalla distanza. Conviviamo con l’esistenza degli altri ma rifiutiamo una caratterizzazione psicologica, una storia, agli altri. Per questo forse lascio Giulia così, come un qualcosa che passa. Con la solita avvertenza (come i precedenti personaggi, a parte Olga che è già stata pubblicata ne Il colore dell’acqua) che si tratta di un lavoro non concluso.

L’immagine che ho scelto per dare un volto a Giulia è Giulia Manzini fotografata da Davide Lauriola (qui). Un’attrice mi sembrava adeguata sia per come immagino il personaggio del poemetto sia per il significato che la fotografia porta con sé.

 
 
 
 
 
 
Giulia è una ragazza che vive
all’ultimo piano del condominio
e la incontro solo quando
Venere passa sopra Marte
e la Luna è nel loro opposto
e l’ascensore non funziona come
quando ci si deve incontrare
nella vita ma non si riesce.

 
 
 
 
 
 

Ho incontrato Giulia stamattina
– in questi giorni bianchi in cui
l’ascensore ancora non funziona –
ed era truccata e incastonata
tutta alle sue spalle. Forse
un appuntamento di lavoro, una
borsa raffazzonata tra le mani,
una notte da non immaginare.

 
 
 
 
 
 

Non ho mai parlato con Giulia
per cui questa è tutta un’invenzione.
Una finzione che crede d’essere
tanto sincera da divenire
il luogo delle sue ginocchia,
il tempo delle sue caviglie.
Il passo spedito per le scale
e a volte non le sto dietro.

 
 
 
 
 
 

Giulia oggi mi ha stupito.
Nella corsa delle scale la mattina
si stringeva contro il muro e
aveva lo sguardo di chi aspetta.
La bocca segregata come un bacio.
Finché guardandomi ha chiuso
i battenti della bocca e
dai che devo fare la pipì.

 
 
 
 
 
 

Giulia oggi aveva un libro
in mano e l’aria di chi non ha
dormito perché si è pentita
di ciò che ha fatto nella vita.
Come quando il gallo non canta
la mattina perché il giorno
non è mai iniziato, le lenzuola
non si sono mai sporcate
e non c’è nulla da lavare.

 
 
 
 
 
 

È bizzarra questa Giulia che
guardo ma non conosco, non
incontro, cammina in fretta
ma non la vedo. Le calze nere,
i tacchi appena un poco alti e
i capelli arricciati come polvere
da mettersi alle spalle.
Giulia oggi è un melograno.

 
 
 
 
 
 

Giulia crede ancora di non essere
guardata quando si ferma per le scale
e si toglie una scarpa. Devo
ammettere che mi fa curiosità.
Ha un piede bianco come la storia
e delle unghie curate e piane
che assomigliano a un passaggio.
Un tempo da attraversare.
Ovviamente ha sempre le calze.

 
 
 
 
 
 

Potrei anche chiederle di bere
un caffè assieme, a Giulia,
fintanto che la vedo per le scale.
Risponderebbe, ne sono certo,
ma voi li turereste mai li nostri
fori?
e si metterebbe ancora un po’
di mascara e direbbe che fa un freddo
che non si può riempire.
La guardo senza farmi accorgere.

 
 
 
 
 
 

Non vedo Giulia da giorni
e non importa più se è domenica
o se alla tv fanno il programma
del lunedì. Potrebbe essere
martedì e lei avrebbe indosso
ancora il golfino chiaro, il passo
svelto, la bocca lucida di notte.
La stessa gonna indossata ieri.

 
 
 
 
 
 

Oggi ho aspettato l’ascensore
che non funziona ormai da mesi.
Nemmeno le scale funzionano
più da quando Giulia non scende
con uno sguardo che non esiste
se non in una piccola fotografia
lasciata per caso in mezzo all’atrio.
In fondo siamo tutti un verso,
una cosa di passaggio.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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