IL CONDOMINIO S.I.M. – Aldo

aldo
 

Aldo, in chiusura del Condominio S.I.M, dopo Alina, Olga, Carlo, Anna, Giulia, Alberto. Anche in questo caso il personaggio è dichiaratamente fuori luogo, non in ultimo a livello temporale. Mi sono accorto che scrivendo di questi esseri umani non erano tanto loro ad avere bisogno di un elemento di impossibilità quanto io. Avevo bisogno di una porta per uscire dal Condominio stesso.

 
 
 
 
 
 
Aldo ha vissuto in condominio
solo qualche giorno
ma lo ricordo ancora bene. I
capelli bianchi da dottore
o ingegnere, lo sguardo alto
e le scarpe ben pulite
come una seconda giovinezza.
E il macchinone grande di chi
è appena stato buttato fuori casa.

 
 
 
 
 
 

Aldo esce la mattina e in mano
ha una cartellina e un saluto
che non rivolge a nessuno.
Mi accorgo però che guarda
la ragazza nuova che pulisce
le scale il giovedì mattina
quando si piega, e mostra
il luogo del suo dolore, il suo.

 
 
 
 
 
 

Aldo oggi è uscito senza auto
perché un amico lo aspettava
appena fuori dal portone,
anche lui col macchinone grande.
E la camicia ben stirata
da una donna pagata apposta
per sentirsi meno soli.

 
 
 
 
 
 

Aldo ha vissuto solo pochi
giorni nel condominio
al primo piano, negli appartamenti
più piccoli dove trovano
rifugio extracomunitari e separati.
Aveva un odore buono, Aldo,
di vent’anni di matrimonio e un’amante
che gli voleva davvero bene.

 
 
 
 
 
 

Gli uomini come Aldo
sanno bene cosa scegliere
e cosa mettere la mattina.
Pantaloni in tinta con le scarpe,
camicie bene abbottonate
e un giubbotto giovanile
per sembrare ancora pronti. È
nella vita che non si sa mai bene
cosa si vuole scegliere.

 
 
 
 
 
 

Aldo credo sia un buon uomo,
uno di quelli che vorrebbero
fare contenti tutti, come i grani
di zucchero nel caffè. Passa ore
chiacchierando al telefono sulle scale
che portano al parcheggio – penso
con sua figlia – poi esce per mezz’ora
e si dimentica di tornare.

 
 
 
 
 
 

Quando si è soli tutto è buono.
Anche la cinquantenne trovata a ballare
mezza nuda e che ti chiede
solo di stare bene. Non fa
differenza l’età, direbbe Aldo
che è rimasto solo pochi giorni.
La solitudine non invecchia.

 
 
 
 
 
 

Aldo ha diversi amici che si sono
separati come lui – perché il simile
cerca il simile –. E si incontrano
ogni tanto il sabato a casa
di Aldo, nel suo bilocale rifatto
come il condominio
coi soldi del terremoto. Tra loro
si raccontano le conquiste.

 
 
 
 
 
 

Aldo oggi l’ho visto strano.
Forse ha cambiato donna
delle pulizie o forse
s’è innamorato nuovamente
di un corpo giovane e facile,
di quelli che profumano di sangue
e poi si girano e ti dicono
patti chiari e amicizia lunga.

 
 
 
 
 
 

Siamo tutti prodotti da
supermercato, oggetti da cambiare.
È una cosa che credo d’avere
sentito da qualche parte e oggi
un’amica di Aldo ci rideva
sopra, dicendo che alla Coop
fanno le offerte migliori.

 
 
 
 
 
 

Ho scoperto oggi che Aldo
ama fermarsi al bar di fronte
all’ospedale e vicino al condominio.
Lì c’è una cameriera che gli piace.
Si vede da come la guarda
e da come le annusa il passo
quando se ne va. Aldo
ancora non resiste a quell’odore.

 
 
 
 
 
 

Aldo è rimasto solo pochi
giorni nel condominio, quel tanto
che basta ai vicini a lamentarsi
del troppo rumore e della
musica troppo alta
il sabato sera, alle feste,
per nascondere le grida
di qualcuno che non c’è.

 
 
 
 
 
 

Aldo se ne è andato salutando
– ero presente in quel momento –
solo la ragazza che pulisce,
quella nuova, piccola e morbida
nei punti giusti per un uomo.
Una di quelle che hanno preso
il treno la data sbagliata
e hanno mostrato il seno grande
al controllore per lasciare perdere.

 
 
 
 
 
 

Aldo ha salutato sorridendo
e tendendo la mano appena chiusa
solo alla ragazza delle scale.
Lei però gli ha risposto
male per istinto od esperienza
mostrando gli occhi gialli e sporchi
o anche solo perché il mondo
è uno, uno e solo, e sempre uguale.
E si è voltata dall’altra parte.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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