Il Condominio S.I.M. – Silvio

 

Dopo Aldo, Alina, Olga, Carlo, Anna, Giulia, Alberto, ecco Silvio. Non avevo previsto di scrivere un altro personaggio ma devo ammettere che la storia di un amico triestino mi ha spinto rielaborare ancora una volta la tematica dell’incomunicabilità tra uomo e donna.

Silvio è un personaggio che mi rendo conto è molto aspro. Ho fatto confluire in lui diverse storie. E come per gli altri personaggi anche Silvio è un elemento sostanzialmente impossibile, perché già morto.

 
 
 
 
 
 
Silvio è il ragazzo che ha vissuto
per diversi anni nel locale
accanto al mio, dal 23 giugno
al 26 febbraio dell’anno del Signore
in cui nemmeno crede. Silvio
ha abitato da solo e ospitato
amici e suo fratello per un tempo
esausto quanto un vuoto.

 
 
 
 
 
 

Silvio ha vissuto cinque anni
o poco meno prima di cadere
dalla scala anticendio che non c’era.
Aveva dimenticato le chiavi
e pensato che bastasse saltare
da un luogo all’altro
per esserne salvati. Non sapeva,
Silvio, che ogni passo è una caduta.

 
 
 
 
 
 

Silvio un giorno l’ho visto uscire
tutto contento e Sara – la donna
delle pulizie che lo aiutava
anche a lavare i piatti – lo prendeva
in giro dicendo oggi sei contento
perché hai visto lei
. Silvio
rideva banalmente a Sara
e alle sue mani e alla sua storia
con un marito che faceva il camionista.

 
 
 
 
 
 

Silvio amava leggere poesie
– me l’ha detto un giorno che
rientrava con un libro – ma
non riusciva mai a finirle.
Doveva saltarne un verso, a volte
due, per capirne il senso. Come
con le donne, che non riusciva
mai a guardare tutte intere.

 
 
 
 
 
 

Silvio non credo stesse bene.
Lo vedevo uscire di casa
e tornare con gli occhi scuri
come un albero di notte. Urlava
di tanto in tanto al telefono
e insultava una ragazza
che però cercava, continuamente,
come avesse bisogno del suo male.

 
 
 
 
 
 

Silvio m’ha raccontato un giorno
che aveva chiesto d’entrare
a casa della sua ragazza
ma lei come sempre rifiutava.
Io gli ho provato a spiegare
che bisogna avere pazienza
e che alle donne si concede
ciò che all’uomo si biasima.
Silvio sorrideva, come non capisse.

 
 
 
 
 
 

Una sera ho sentito Silvio
chiedere alla sua ragazza d’andare
in un locale un poco sexy.
Penso stesse cercando
un modo d’eccitarla e così tentare
un po’ d’intimità. Lei però
gli ha risposto che non poteva
perché doveva scrivere poesie.

 
 
 
 
 
 

Di Silvio ricordo un gesto. Quando
usciva girava sempre due volte
la chiave nella toppa e poi
spingeva la porta come
avesse bisogno di conferme.
Perché la chiusura non è mai chiusura
e il mondo non è mai un mondo
se non ha una porta a cui bussare.

 
 
 
 
 
 

Silvio mi raccontava di prendere
delle pastiglie per il sesso. Ma non
di quelle per averlo – io
quasi sorridevo – ma per toglierlo.
Perché solo così posso starle accanto
mi ripeteva come un riccio
che attende la sua macchina.
Bisogna meritarla una donna come lei.

 
 
 
 
 
 

Silvio una volta l’ho trovato
che batteva la testa contro il muro
nella hall del Condominio
che una volta era un albergo.
Assomigliava alla bora di Trieste
quando piega i binari delle gambe
delle donne che l’attraversano
e non lascia speranza di tornare.

 
 
 
 
 
 

Silvio una volta m’ha portato
un piatto di pasta andato a male.
Io ho fatto finta di non vedere
il bianco della muffa e
l’odore di frigo e di limoni. Penso
Silvio volesse fare un gesto
gentile, una premura ad un vicino
con cui si scambiano due parole
di tanto in tanto sulle cose.

 
 
 
 
 
 

Quando hanno portato via
le cose dall’appartamento
di Silvio so hanno trovato
libri accatastati contro un muro
e scorpioni e scarafaggi quasi
da chiamare la disinfestazione.
Credo Silvio li tenesse apposta
messi accanto al letto
per ricordarsi cos’è l’amore.
 
 
 
 
 
 

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