Il Condominio S.I.M.


 
 

La normale quotidianità dell’esserci, dopo tutto, nella sua essenza non ha tempo, non appartiene – direi per nostra fortuna – a un preciso e sempre mutante contesto storico. Alessandro Canzian ci mostra, in questo suo excursus tra vicini di casa, che l’anonima condizione delle innumerevoli figure della realtà umana si ripete nel tempo, mutando d’abito più che di sostanza. Ma il nostro poeta è pure bene attento ai dettagli epocali, al rinnovato muoversi della superficie nelle umane vite dolcemente ordinarie e ci propone una serie di figure, che ci possono rimandare al grande esempio di Pagliarani, della sua Ragazza Carla. Figure femminili o maschili, peraltro, delle quali ci narra con la sua affabile parola, insieme partecipe e critica. E sono personaggi che vivono la loro condizione tra routine, increspature di dolore anche forti e adesione implicita alla ossimorica comune varietà delle loro vicende. C’è chi urla e soffre, mentre non sa che forse «ogni passo è una caduta» o che il tempo dato agli esistenti, paradossalmente, «non coincide con la vita». Giovani o anziani, nativi o immigrati appartengono a una comunità in qualche modo esemplare, a una situazione microsociale dove riescono anche a riemergere – tra solitudine e vaghe relazioni – tracce di elementare saggezza del vivere. Canzian, nell’interna articolazione poematica di questo Condominio, ce ne rappresenta l’insieme in veloci tratti o episodi, in formelle discrete e di limpida nettezza comunicativa. Così, la prosa del reale e della pagina acquista un suo lirico valore testimoniale, capace di ricondurci al complesso intreccio, tra immutabile e storico, di cui viviamo ogni giorno piccoli orrori e piccole aperture vitali.

Maurizio Cucchi

 
 
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Alcuni testi:
 
 
 
 
Ieri era Olga, domani, Carla.
Il nome non ha importanza
nel trascorso del racconto, il
dolore è pari al suo piacere
oltre il tappetino che divide
il tessuto molle dalla vita.
Si prega di bussare per entrare.

 
 
 
 

Olga la sera investe
tutta se stessa in un divano,
una telefonata a sua madre,
uno schianto – un bicchiere
di vino e una macchia
sul tappeto, la distanza
degli anni è come ortica –.

 
 
 
 

Carlo è un ragazzo che beve.
Vive di fronte a una cucina
che non ha nulla da dire,
colleziona lattine, lascia
in giro fazzoletti perché
raccontino una storia, vicino
al forno, ai libri accanto al letto.

 
 
 
 

Carlo ha fatto un viaggio.
A Londra, o a Parigi, ha
fotografato salumi e donne
abbracciate alle vetrine, perché
gli uomini amano l’effimero,
ciò che esiste e poi scompare.
Non siamo fatti per restare.

 
 
 
 

Anna ha messo sul balcone
due vasi senza fiori. Li
ha messi in fila contro
il muro, come rappresaglia.
Anche il vuoto
dice la forma che ha lasciato.

 
 
 
 

È bizzarra questa Giulia che
guardo ma non conosco.
Le calze scure, i tacchi
appena un poco alti e
i capelli arricciati come polvere.
Giulia oggi è un melograno.

 
 
 
 

Silvio ha vissuto cinque anni
in Condominio prima di cadere
dalla scala antincendio. Aveva
scordato le chiavi e pensato
bastasse saltare per esserne
salvati. Non sapeva
che ogni passo è una caduta.

 
 
 
 

Ogni sera vedevo Silvio
tornare dal supermercato
con la spesa fatta. Pizze
e birre per dimenticare.
Il tempo che ci è dato
non coincide con la vita.

 
 
 
 

Alberto non parla mai
di Monica, la moglie. Due
figli e venticinque stagioni
a dormire assieme, gli stessi
odori, gli stessi vestiti
nella stessa lavatrice.
Poi un cancro, a pulire tutto.

 
 
 
 

Alina veste sempre in nero
perché la fa sentire snella
e più serrati i fianchi. Ha
una bellezza contadina
di appena cinquant’anni ma
portati male, per fatica.
Un sorriso alla varechina.

 
 
 
 

Alina la sento spesso
parlare in ascensore con
una litania di toni
incomprensibili, crampi.
Un conto con la vita
da pagarsi con un’ernia.

 
 
 
 

Aldo vive in Condominio
da appena qualche giorno ma
lo vedo spesso. I
capelli brizzolati da dottore
o ingegnere, lo sguardo fiero,
le scarpe pulite. Come
chi è stato buttato fuori casa.

 
 
 
 

Quando si è soli tutto è buono.
Anche la cinquantenne trovata
a ballare mezza nuda e che
non chiede niente. Non fa
differenza l’età, direbbe Aldo.
La solitudine non invecchia.
 
 
 
 
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Un po’ di storia

 
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Una traduzione in spagnolo di Rocio Bolanos su Laboratori Poesia
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