Il condominio della ‘poesia’ – Luigi Oldani

da Pioggia Obliqua

Questo libro del poeta ed editore Alessandro Canzian ci presenta un condominio luogo di vite, di tipi umani e se vogliamo estendere e creare una correlazione, tutti i poeti che conosce con cui ha relazione  non sono forse un grande condominio…nel condominio ancora più grande della vita, del tutto…

Ho letto il libro in un fiato, per poi ritornarci sopra diverse volte, un testo poetico che offre anche una forte affabulazione, un racconto che si vorrebbe non terminasse, tanto sono avvincenti questi testi. Le varie persone che vi abitano sono presentate grazie a delle intuizioni, a dei particolari del loro muoversi o parlare, a dei rumori che producono, a come si vestono, a come sfuggono ad una conoscenza.

I testi mi hanno molto colpito, malgrado il tema non sia spensierato, per la loro leggerezza, penso al concetto che esprimeva bene Italo Calvino  affermando che è qualità che può esprimere chi non ha macigni nel cuore ed è proprio questo che subito questi versi trasmettono: leggerezza appunto. Canzian infatti non vuole esprimere giudizi, imporre punti di vista o elucubrazioni mentali egotiche tanto care a molta poesia, qui si tratta di uno sguardo profondo del presente con occhi e cuore del poeta che si fa, che diventa ciò che osserva.

E tutto ciò mi piace molto perché è una chiara posizione non solo poetica in un mondo il nostro che ha difficoltà a osservare a comprendere gli altri, questo rivolgersi con ‘modestia’ e anzi in definitiva cercando bellezza (la poesia) nella vita difficile di ognuno di noi, del condominio, perché in effetti ognuno di noi può essere a pieno titolo un abitante di questo condominio.

E infatti questa descrizione ( ma sappiamo che è molto di più) degli abitanti ha la maestria di un tocco quasi magico, atto a inverare una sensibilità che sa farsi dono notevole e svelarsi solo nel rappresentare questa quotidianità.

Con alcuni tratti che riportano a questo grigiore quotidiano Canzian la illumina la vita dando dignità, in un certo senso a quel dolore quasi inespresso quasi incosciente. 

“Non conosco la ragazza
di nome Olga, ma la penso.”
“Olga la sera investe
Tutta se stessa  in un divano”

Le persone vengono così descritte con pennellate che mettono in evidenza quel sentore di routine della vita in cui la patina del tempo che passa trasforma tutto lasciandolo ‘uguale’, facendo della vita un piccolo momento nella grandezza dell’universo, un’ incapacità a superare quanto blocca l’umana esistenza in una tristezza che solo la bellezza-poesia potrebbero riscattare, muovere alla felicità che sta già lì, anche nei giorni grigi-noi ciechi a non vedere.

Molto ben architettata ‘la forma poetica’ che a seconda delle caratteristiche del soggetto descritto attua pause, rimandi, suspence che spesso si avvalgono di sapienti enjambement e anche di parole azeccatissime e ben calibrate, ma mai si arriva una retorica affettata o consolatoria, si rimane sempre in un ambito di espressione moderata al fine di mantenere uniforme un’ atmosfera modesta che riesce comunque a creare un pathos costante e avvolgente. 

Carlo sono giorni che
non fa la doccia. Lo vedo
uscire con gli stessi
pantaloni, lo steso odore, per
questo sua madre l’ha sgridato
al telefono dicendo
che è inutile attendere l’attesa.

Ci racconta potremmo dire ‘il qui e ora’ della vita senza pensieri ‘pesanti’, talvolta si affaccia una breve ‘riflessione’ per un quotidiano spurgato dagli orpelli che lo offuscano, ridotto al minimo, depurato da tutto ciò che potrebbe fuorviarne una lucida descrizione. Ed ecco il dolore, mai esploso, trattenuto semmai, ed è qui la capacità di Canzian nel raccontare con delicata sapienza la persona, o le persone che sono varianti dell’umana natura, nella loro resa umana del vivere la vita.

Canzian con la poesia scritta ci dice però che c’è un’ansa da cui può affluire la magia verso i nostri giorni malgrado tutto ed è la poesia-non solo scritta- che va coltivata in ogni vita. 

Luigi Oldani

da Pioggia Obliqua

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