Il franco cacciatore – Giorgio Caproni

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Uno stupendo Caproni nella prima sezione de Il franco cacciatore uscito nel 1982 (se non erro). Non voglio dire nulla di quest’opera stupenda perchè come tutte le grandi opere ogni parola è un di più che quasi allontana dal piacere, puro e semplice, del trovarsi di fronte a una cosa ripeto stupenda.

Mi permetto solo una nota: ho faticato e non poco a trovare una libreria che avesse ancora qualcosa di Caproni. Nello specifico, essendo io friulano, ho girato Pordenone e Trieste e solo a Pordenone ho trovato, probabilmente più per caso che per merito, un resto di magazzino dal titolo Tutte le poesie di Garzanti. L’opera risulta in prima edizione nel 1999 e poi tutta una sequela di riedizioni fino al 2011, maggio 2011.

A prescindere dalla perplessità che emerge nel sentire i librai dire che l’ultima edizione è del 2004 (10 anni fa), la riflessione è la seguente: che io sappia gli editori non pubblicano cose che non vendono. E questa, di fronte a Caproni, è una cosa che dovrebbe (deve) far riflettere molto.

 
 
 
 
 
 
Antefatto
 
 
          Sedetti fuor dell’osteria,
al limite della foresta.
Aspettai invano. Ore e ore.
Nessun predace in cresta
apparve della Malinconia.
Aspettai ancora. Altre ore.
Pensai, in straziata allegria,
al colpo fulminante
del franco cacciatore.
 
 
 
 
 
 
 
 
LUI
 
 
 
 
L’occasione

 
 
       L’occasione era bella.
Volli sparare anch’io.
Puntai in alto. Una stella
o l’occhio (il gelo) di Dio?
 
 
 
 
 
 
 
 
Ribattuta
 
 
              Il guardacaccia,
              con un sorriso ironico

 
      – Cacciatore, la preda
che cerchi, io mai la vidi.
 
              Il cacciatore,
              imbracciando il fucile:

 
      – Zitto. Dio esiste soltanto
nell’attimo in cui lo uccidi.
 
 
 
 
 
 
 
 
Lui
 
 
      No, il paese non è
spopolato.
          Sono
tutti nel bosco.
              Tutti
alla battuta.
 
              Dicono
che solo ritorneranno
a opera fatta.
 
              È un anno,
più d’un anno, ormai.
 
      Quello che ritroveranno,
non se l’aspettano: lui,
che loro hanno ucciso
, qui
più vivo e più incombente
(più spietato) che mai.
 
 
 
 
 
 
 
 
Determinazione
 
 
              a Luigi Mercatini,
              in debito di una rima

 
 
      Non è arrivato nessuno.
Tutti sono scesi.
            Uno
(l’ultimo) s’è soffermato
un attimo, il volto nel lampo
dell’accendino, poi
ha preso anche lui – deciso –
la sua via.
 
            Ci siamo
guardati.
 
            Lo avremmo
pugnalato, lui
(l’ultimo!) che pur poteva,
doveva necessariamente
esser lui, se lui
non era giunto.
 
            Lo abbiamo
lasciato passare diritto
davanti a noi.
 
            E solo
quand’è scomparso, il deserto
ci è apparso chiaro.
 
            Che fare.
 
  Inutile aspettare,
certo, un altro treno.
            Il testo
era esplicito.
          O qui,
e ora,
   o…
          nulla.
 
            Siamo
venuti via.
 
        Abbiamo
voltato le spalle al vuoto
e al fumo.
 
        Abbiamo
scosso le spalle.
 
          Faremo,
ci siamo detti, senza
di lui.
 
      Saremo,
magari, anche più forti
e liberi.
 
        Come i morti.
 
 
 
 
 
 
 
 
Coda
 
 
      (Che senso può avere «esser vivi».
Star qua, il cuore in gola, a spiare
il Quadro Partenze e Arrivi?…
 
      Moriamo con noncuranza.
Liberi. D’ogni speranza.)
 
 
 
 
 
 
 
 
Telemessa
 
 
      Gridava come un ossesso.
«Cristo è qui! È qui!
Lui! Qui fra noi! Adesso!
Anche se non si vede!
Anche se non si sente!»
 
      La voce, era repellente.
 
Spensi.
        Feci per andare al cesso.
 
      Ci s’era rinchiuso LUI,
a piangere.
 
          Una statua di gesso.
 
 
 
 
 
 
 
 
Indicazione
 
 
      – Smettetela di tormentarvi.
Se volete incontrarmi,
cercatemi dove non mi trovo.
 
      Non so indicarvi altro luogo.
 
 
 
 
 
 
 
 
Asparizione
 
 
      In una via di Lima.
 
  O di qui.
          Non importa.
 
      In sogno, forse.
             In eco.
 
      Nel battito già perdutamente
dissolto di una porta.
 
 
 
 
 
 
 
 
Preda
 
 
      Andavo a caccia. Il bosco
grondava ancora di pioggia.
M’accecò un lampo. Sparai.
(A Dio, che non conosco?)
 
 
 
 
 
 
 
 
Benevola
congettura

 
 
      Non mi ha risposto.
Gli ho scritto tante volte.
Non mi ha mai risposto.
Io credo che sia morto. Non penso
che si tenga nascosto.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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