Gli uomini vuoti – Thomas Stearns Eliot

dibiase3

Nella ricorrenza della morte di Thomas Stearns Eliot (26.9.1888 / 4.1.1965) propongo la lettura de Gli uomini vuoti nella traduzione di Roberto Sanesi. Scritta in un momento di assenza dal lavoro per esaurimento nervoso nel 1925, la poesia segue La terra desolata e fotografa l’uomo contemporaneo al poeta, dove ogni anelito o bontà diviene meschinità, bassezza. Non c’è nemmeno la rivalsa della violenza, ma lo stagno, la deriva. E il mondo finisce non già come uno schianto ma con un piagnisteo.

L’immagine scelta per la copertina è di Loredana Di Biase, che ha scritto una cosa che mi è piaciuta molto: Non ho fiducia nella referenzialità della parola; devo indagare sul suo retroscena per trovare una chiave di lettura che non si fondi semplicemente sulla musicalità dei suoni, o sui ghirigori dei morfemi o sul pressappochismo dei semantemi. La parola in sé è poca cosa, tende agguati, gira le spalle alla nobiltà del segno, tradisce appena può, è disposta a “mal fare”. L’ho scoperto nel mio vissuto di silenzio, sfregiato da sporadici tentativi di “parlare”. Ho deciso di vendicarmi violentandola, sviscerandola, sezionandola, torturandola, “usandola”. Devo dimostrare che essa mènte, che dice altro da sé, devo cercare dove si nasconde la sua vera faccia e perché è così subdola. Per questo scrivo ossessivamente parole, nessi logici, frasi sui miei fogli da disegno, li faccio scontrare tra loro, in un susseguirsi di osmosi… durante questo processo è il “segno” a guidarmi. La parola, smascherata della sua arroganza, stimolata a “parlare”, taglia i ponti con l’accezione contingente, dice altro da sè, iniziando un racconto a ritroso, fino alle radici della storia. La parola diventa evocativa, rivela ciò che il semplice ascolto, la semplice lettura o scrittura non vedono.

Altre cose su Loredana Di Biase qui.

 
 
 
 
 
 

Mistah Kurtz – morì

 
 

Un penny per il vecchio Guy

 
 
I
 
Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l’un l’altro
La testa piena di paglia. Ahimé!
Le nostre voci secche, quando noi
Insieme mormoriamo
Sono quiete e senza senso
Come vento nell’erba rinsecchita
O come zampe di topo sopra i vetri infranti
Nella nostra arida cantina
 
Figure senza forma, ombre senza colore,
Forza paralizzata, gesto privo di moto;
 
Coloro che han traghettato
Con occhi diritti, all’altro regno della morte
Ci ricordano – se pure lo fanno – non come anime
Perdute e violente, ma solo
Come gli uomini vuoti
Gli uomini impagliati.
 
 
 
 
 
 
II
 
 
Occhi che in sogno non oso incontrare
Nel regno di sogno della morte
Questi occhi non appaiono:
Laggiù gli occhi sono
Luce di sole su una colonna infranta
Laggiù un albero ondeggia
E voci vi sono
Nel cantare del vento
Più distanti e più solenni
Di una stella che si spegne.
 
Non lasciate che sia più vicino
Nel regno di sogno della morte
Lasciate anche che porti
Travestimenti così delicati
Pelliccia di topo, pelliccia di cornacchia, doghe incrociate
In un campo
Comportandomi come si comporta il vento
Non più vicino –
 
Non quel finale incontro
Nel regno del crepuscolo
 
 
 
 
 
 
III
 
 
Questa è la terra morta
Questa è la terra dei cactus
Qui le immagini di pietra
Sorgono, e qui ricevono
La supplica della mano di un morto
Sotto lo scintillìo di una stella che si va spegnendo.
 
È proprio così
Nell’altro regno della morte
Svegliandoci soli
Nell’ora in cui tremiamo
Di tenerezza
Le labbra vorrebbero baciare
Innalzano preghiere a quella pietra infranta.
 
 
 
 
 
 
IV
 
 
Gli occhi non sono qui
Qui non vi sono occhi
In questa valle di stelle morenti
In questa valle vuota
Questa mascella spezzata dei nostri regni perduti
 
In quest’ultimo dei luoghi d’incontro
Noi brancoliamo insieme
Evitiamo di parlare
Ammassati su questa riva del tumido fiume
 
Privati della vista, a meno che
Gli occhi non ricompaiano
Come la stella perpetua
Rosa di molte foglie
Del regno di tramonto della morte
La speranza soltanto
Degli uomini vuoti.
 
 
 
 
 
 
V
 
 
Qui noi giriamo attorno al fico d’India
Fico d’India fico d’India
Qui noi giriamo attorno al fico d’India
Alle cinque del mattino.

 
Fra l’idea
E la realtà
Fra il gesto
E l’atto
Cade l’ombra
 
                Perchè Tuo è il Regno
 
Fra la concezione
E la creazione
Fra l’emozione
E la responsione
Cade l’Ombra
 
                La vita è molto lunga
 
Fra il desiderio
E lo spasmo
Fra la potenza
E l’esistenza
Fra l’essenza
E la discendenza
Cade l’Ombra
 
                Perchè Tuo è il Regno
 
Perchè Tuo è
La vita è
Perchè Tuo è il
 
È questo il modo in cui il mondo finisce
È questo il modo in cui il mondo finisce
È questo il modo in cui il mondo finisce
Non già come uno schianto ma con un piagnisteo.

 
 
 
 
 
 
 
 
The Hollow men
 
 

Mistah Kurtz—he dead
 
 

A penny for the Old Guy

 
 
I
 
We are the hollow men
We are the stuffed men
Leaning together
Headpiece filled with straw. Alas!
Our dried voices, when
We whisper together
Are quiet and meaningless
As wind in dry grass
Or rats’ feet over broken glass
In our dry cellar
 
Shape without form, shade without colour,
Paralysed force, gesture without motion;
 
Those who have crossed
With direct eyes, to death’s other Kingdom
Remember us—if at all—not as lost
Violent souls, but only
As the hollow men
The stuffed men.
 
 
 
 
 
 
II
 
Eyes I dare not meet in dreams
In death’s dream kingdom
These do not appear:
There, the eyes are
Sunlight on a broken column
There, is a tree swinging
And voices are
In the wind’s singing
More distant and more solemn
Than a fading star.
 
Let me be no nearer
In death’s dream kingdom
Let me also wear
Such deliberate disguises
Rat’s coat, crowskin, crossed staves
In a field
Behaving as the wind behaves
No nearer—
 
Not that final meeting
In the twilight kingdom
 
 
 
 
 
 
III
 
This is the dead land
This is cactus land
Here the stone images
Are raised, here they receive
The supplication of a dead man’s hand
Under the twinkle of a fading star.
 
Is it like this
In death’s other kingdom
Waking alone
At the hour when we are
Trembling with tenderness
Lips that would kiss
Form prayers to broken stone.
 
 
 
 
 
 
IV
 
 
The eyes are not here
There are no eyes here
In this valley of dying stars
In this hollow valley
This broken jaw of our lost kingdoms
 
In this last of meeting places
We grope together
And avoid speech
Gathered on this beach of the tumid river
 
Sightless, unless
The eyes reappear
As the perpetual star
Multifoliate rose
Of death’s twilight kingdom
The hope only
Of empty men.
 
 
 
 
 
 
V
 
Here we go round the prickly pear
Prickly pear prickly pear
Here we go round the prickly pear
At five o’clock in the morning.
 
Between the idea
And the reality
Between the motion
And the act
Falls the Shadow
 
                For Thine is the Kingdom
 
Between the conception
And the creation
Between the emotion
And the response
Falls the Shadow
 
                Life is very long
 
Between the desire
And the spasm
Between the potency
And the existence
Between the essence
And the descent
Falls the Shadow
 
                For Thine is the Kingdom
 
For Thine is
Life is
For Thine is the
 
This is the way the world ends
This is the way the world ends
This is the way the world ends
Not with a bang but a whimper.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Annunci