L’abbraccio – David Grossman

grossman

L’abbraccio di Grossman, edito da Mondadori nel 2010 con disegni di Michal Rovner, è tra tutti i libri sicuramente quello che preferisco. Non è poesia, ma molto più di tanti libri anche di noti editori sembra vera poesia.

È una riflessione sulla solitudine umana che parte da un bambino non per spiegarla o relegarla al mondo infantile, ma per spogliarsi di ogni sovrastruttura per osservare e pensare con l’innocenza disarmante del piccolo. Che vede le cose come sono, le analizza e le aspetta.

Grossman confeziona un’opera d’arte, un’opera dell’umanità. Che da un’analisi del sé ingloba la realtà tutta, la natura (la formica, la cagnetta Splendida), fino ad arrivare all’unico vero punto di contatto umano, che pur nella nostra individualità ci rende meno soli: l’abbraccio. Che è l’altro.

L’abbraccio è un atto quasi religioso ma privo di nome, di definizione, di partito preso. Per questo è umano. L’abbraccio è l’incontro, la rassicurazione, la riconciliazione, la redenzione, l’amore, la passione, l’affetto. L’abbraccio è una di quelle esigenze umane imprescindibili quanto il bacio.

E Grossman lo dice bene, con una delicatezza che ha dell’impensabile.








L’abbraccio

David Grossman






«Sei dolcissimo» disse la mamma a Ben

mentre facevano una passeggiata nei campi verso sera.


«Sei dolcissimo e tanto carino, non c’è nessuno

al mondo come te!»


«Davvero non c’è nessuno al mondo come me?»

domandò Ben.


«Certo che no» rispose la mamma, «sei unico!»


Continuarono a camminare lentamente.

Sopra le loro teste un grosso stormo di cicogne

volava verso paesi lontani.


«Ma perchè?» chiese Ben fermandosi di colpo,

«perchè non c’è nessuno al mondo come me?»


«Perchè ognuno di noi è unico e speciale»

disse la mamma ridendo e accovacciandosi a terra.

«Vieni qui, siediti vicino a me.»

Poi fischiò alla loro cagnetta, Splendida,

perchè si sedesse con loro.


«Ma io non voglio che al mondo ci sia soltanto uno come

me» protestò Ben.


«Perchè no?» si stupì la mamma,

«è una cosa bellissima che tu sia unico e speciale!»


«Perchè così sono solo!» si lamentò Ben.


«Mentre io voglio che ci sia anche qualcun altro come me!»


«Tu non sei solo» gli spiegò la mamma.

«Ci sono io con te, e anche papà.»


«Sì» ammise Ben «però…»


Era confuso e non ricordava più cosa voleva dire.

«Vieni qui» mormorò la mamma, «siediti vicino a me.»


Ben non si sedette.

All’improvviso i suoi occhi si fecero grandi e profondi:


«E non c’è nemmeno nessuno al mondo come te?»


«No, non c’è» disse la mamma.


«Allora anche tu sei sola?»


«Ma no. Ho te e papà…»


«Ma non c’è nessuno proprio uguale a te?»


«No, non c’è» ammise la mamma.


«Allora sei sola» proclamò Ben accanto a lei.


«E non ti senti sola, da sola?»


La mamma sorrise,

disegnò col dito dei cerchi per terra e rispose.


«Sono un po’ sola e sono un po’ con gli altri,

e a me va bene essere un po’ così un po’ cosà…»


Il sole cominciava a tramontare, il cielo si fece quasi rosso.


«Io mi sento solo» mormorò Ben sottovoce.


«Ma tesoro» esclamò la mamma, «ci sono io con te!»


«Ma tu non sei me.»


Tacquero.

Nell’aria c’era un buon odore di terra e di erba, e un ronzio

di mosche e di altri insetti che svolazzavano dappertutto, danzando.


Ben accarezzò la cagnetta distesa accanto a lui.

«Anche Splendida?»


«Anche Splendida cosa?» domandò la mamma.


«Anche di Splendida ce n’è solo una in tutto il mondo?»


«Sì» rispose la mamma accarezzando il pelo morbido della

cagnolina, «c’è una sola Splendida in tutto il mondo.»


Per terra, accanto ai piedi di Ben e della mamma, camminava una lunga fila di formiche. Forse mille. Si somigliavano moltissimo, mille formiche identiche. Ma quando Ben le guardò da vicino vide che una camminava veloce e un’altra piano. Una si sforzava di trascinare una foglia grande e un’altra trasportava soltanto un chicco di grano. E ce n’era una, piccolina, che correva avanti e indietro a lato della fila. Ben pensò che forse quella formichina aveva perso i genitori e li stava cercando.


«Questa formica lo sa che non c’è nessun’altra

al mondo come lei?» domandò.


«Questo non lo posso sapere» rispose la mamma.


Ben ci pensò un po’ su, poi disse:

«Non lo puoi sapere perchè tu non sei lei?»


«Sì» confermò la mamma, «perchè io non sono lei.»

La formichina rientrò finalmente nella fila

e riprese a camminare con le altre.

Ben pensò che forse le due formiche grandi

che le camminavano accanto erano i suoi genitori.


«Allora di ogni persona ce n’è solo una al mondo?»

domandò Ben.


«Sì, ce n’è solo una» disse la mamma.


«E perciò sono tutti soli?»


«Sono un po’ soli ma sono anche un po’ insieme.

Sono sia l’uno sia l’altro.»


«Ma com’è possibile?»


«Ecco, prendi te per esempio. Tu sei unico» spiegò

la mamma «e anch’io sono unica, ma se ti abbraccio

non sei più solo e nemmeno io sono più sola.»


«Allora abbracciami» disse Ben stringendosi a lei.


La mamma lo tenne stretto a sé.

Sentiva il cuore di Ben che batteva.

Anche Ben sentiva il cuore della mamma

e l’abbracciò forte forte.


Adesso non sono solo” pensò mentre l’abbracciava,

adesso non sono solo. Adesso non sono solo.”


«Vedi» gli sussurrò la mamma,

«proprio per questo hanno inventato l’abbraccio.»








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