Trieste e una donna

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Perchè i poeti si dicono «bravo
hai letto bene» e si magnificano
di un’anatomia assente? Ma
in fondo anch’io sorrido di un
sorriso in bella calligrafia – manca
il tuo sorriso, qui – di circostanza
e penso il tuo posto accanto a me
che mi guarda come un vuoto.






Tu non sei venuta ma i poeti
hanno letto lo stesso. Una donna
non più giovanissima ha mostrato
con generosità le sue forme
più lontane, quasi da Kundera, uno
mi ha spiegato che il retro d’un libro
si chiama quarta di copertina, un
altro ha letto Porta, la sua capriola,
la sabbia nella stanza, tu non ci sei.






Il riscaldamento è acceso, le persone
spente. Forse basterebbe ascoltare
un poco la radio per sentire
la voce di Dio – se è vero che viene
da lontano -, oppure sciogliere le
tende oltre il pudore che le chiude.
Resterebbe un mito, un’idea,
un uomo che parla ad una donna.






Ho messo la tua foto accanto
a un quadro, un fiore disegnato
che non vuole dire nulla o forse
è un materno segno primordiale
che ignoro. E ho messo sul tavolo
le tue dita, i tuoi odori, bene in
fila, i pochi gesti, i resti dei vestiti.
Ho pensato così di trattenerti.






Adesso che mi è lucido il tuo addio,
la busta della spesa, la frangetta
che non conosco, il sole di
dicembre, lo squillo del telefono
che dopo stacco, l’obelisco o la
fontana di Trieste che non
ricordo, ora tutto è un restare
in te come gli uomini alla storia.









 
 
 
 
ilcoloredellacqua
 
 
 
 
 
 
 
 

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