da La voce agli Italiani su Il Condominio S.I.M.

IL CONDOMINIO S.I.M: UNA GEOGRAFIA INTERIORE

FRANCESCA PIOVESAN  05 MARZO 2021

PORDENONE – L’ultimo libro di poesia di Alessandro Canzian, Il Condominio S.I.M., evidenzia uno sguardo in qualche misura espressionista sulla vita, in cui “l’urlo”, declinato in tutte le sue sfumature è trait d’union fra i vari personaggi e rappresenta l’estrinsecazione più autentica degli individui che entrano in scena, tutti accomunati da un’esistenza vissuta al limite dell’assurdo, dell’insensatezza, del disincanto mal celato.
I condomini paiono individui privi di centro, personalità ondeggianti, irresolute, suggestionabili, morbosamente attratte dalla vita, tuttavia incapaci di vivere appieno.
Olga esiste in quanto pensata dal narratore di questa storia in versi, secondo la lezione del “cogito ergo sum” di Cartesio, il quale afferma che quanto percepiamo in modo chiaro e distinto è vero, e anche Olga, concepita nella mente dal narratore, lo è. Ha “il seno grande”, dettaglio che assume una rilevanza particolare nella descrizione della donna e sembra determinarla in modo esasperato, distorcendone quasi l’immagine. L’autore racconta: “l’ho sentita urlare / appesa alle mani di qualcuno” e in questa immagine riesce a dirci in modo mirabile come Olga cerchi così l’oblio alla miseria della propria esistenza e anche a se stessa.
Molto interessante è l’uso che Canzian fa dell’enjambement in tutto il suo libro: “Il nome non ha importanza / nel trascorso del racconto, il / dolore è pari al suo piacere”. Lo scopo non è quasi mai quello di prolungare il verso in liaison con il successivo, ma di spezzarlo, di infrangerne drammaticamente il ritmo per rendere evidente la frammentazione interiore dei personaggi in scena e dell’io lirico stesso, che è ben evidenziata “nelle fessure” di Olga, le quali rimandano a quelle ferite profonde che la vita lascia, mai del tutto sanate, ma attraverso cui, a volte, può anche entrare la luce.
Olga “Balla coi piedi scalzi, lo / smalto rosso e un’unghia rotta. / La vita ritirata come un ragno”: l’unghia rotta, l’imperfezione esteriore è correlativo oggettivo di una disarmonia interiore e l’immagine del ragno rimanda a un inconscio oseremmo dire kafkiano. Ad accentuare il tutto in questi versi è l’allitterazione della “r”, che diventa elemento distorsivo anche sotto il profilo del suono.
Nell’opera di Canzian va in parte superata la propettiva puramente esistenziale e intimista per sottolineare forse anche una certa intenzione di critica sociale. Partendo da una prospettiva psicanalitica si può evidenziare come certi effetti umoristici e ironici che si creano in questo libro siano inestricabilmente legati ad una visione di questo tipo.
Nel modello freudiano il Witz è uno di quei fenomeni che seguono un percorso ben preciso all’interno dell’economia psichica soggettiva. Si tratta di una formazione dell’inconscio, la cui funzione è quella di una sorta di scarica energetica che avviene tramite il “disvelamento” del materiale inconscio rimosso. Nel saggio del 1905, Der Witz und seine Beziehung zum Unbewussten, Freud spiega che nel non-senso della battuta rappresentazioni diverse vengono condensate in un’unica espressione che ha come effetto il rilascio di quell’ energia che altrimenti sarebbe stata impiegata nella repressione e nella censura del materiale inconscio: il Witz, il sogno, l’opera estetica, scavalcano le resistenze del pensiero rappresentativo cosciente, rivelando il rimosso e possono assumere perciò stesso un valore sociale e produrre un effetto di senso ulteriore. Nell’opera di Canzian più che il senso del comico, tuttavia, riscontriamo una intensa vena umoristica che, come afferma Freud nel saggio Der Humor del 1928, ride del principio di realtà, delle inquietudini che attraversano l’Io, ma è un riso diverso da quello del motto di spirito, in quanto il Super-io ha qui una funzione difensiva, di protezione dall’angoscia; il riso è, diremmo, più simile a un sorriso amaro.
Tra le inquietudini che permeano l’uomo ritroviamo in queste poesie il senso del tempo che trascorre inesorabile e vuoto. Il grigiore della quotidianità toglie la voglia di vivere, consuma, conduce l’individuo a perdere contatto con se stesso. Olga urla durante l’amplesso anche perché in quell’urlo riesce a riconoscersi ancora in vita.

Francesca Piovesan

Continua su La voce agli Italiani