Una riflessione da “La critica è morta”, un articolo su Davide Brullo

Alcuni giorni fa su Libero Pensiero è uscito un articolo di Francesco Specchia su Davide Brullo, dal titolo La critica è morta, stroncare non conviene. L’articolo sottolinea bene la non convenienza attuale di scrivere contro, ma sottointende anche una verità che forse non è chiara a tutti.

Spesso mi trovo con amici a parlare di letteratura (praticamente quotidianamente, sto pensando a Federico Rossignoli quanto a Matteo Bianchi) e la percezione è la seguente:

  • non c’è più memoria culturale né sociale, viviamo perennemente in uno stato tipo è la giornata di che viene cancellata dalla giornata successiva
  • viviamo in un tempo di piccole aggregazioni che aspirano all’autorevolezza in virtù dell’autoreferenzialità
  • viviamo in un tempo di clientelismo culturale

Quando Brullo dice che la stroncatura, per essere autentica, deve provenire da chi non ha nessuno intorno, dietro e davanti a sé, non ha padrini né padri nobili né supporti editoriali. Bisogna essere poveri, soli, perfino miserabili per avere l’intelligenza adatta, l’audacia atta alla stroncatura, questo indirettamente afferma e conferma.

I casi per i tre punti proposti non si sprecano. Per il primo si pensi alla giornata contro la violenza sulle donne, nel giro di pochissime ore dimenticata per lasciare spazio alla morte di Maradona e poco dopo il tutto dimenticato per l’arrivo della neve, Oggi le notizie durano pochissimo non perché siano maggiormente a termine rispetto al passato, ma perché la nostra memoria, in questo caso memoria sociale, si è accorciata a massimo due giorni.

Muore qualcuno, lo piangiamo (spesso solo se diventa virale su Facebook e se ci da la possibilità di farci metterci in mostra in virtù del dolore che ostentiamo, o dell’amicizia che avevamo col defunto), lo dimentichiamo immediatamente. Così anche l’Editoria, i libri, che ormai durano sempre meno. Un mese? Due mesi? Forse tre quando l’autore si ostina a tampinare i vari lit-blog e amici occasionali in virtù del terzo punto proposto.

Perché questo succede: io faccio per te se tu fai per me. Persone invitate a eventi per essere invitate ad altrettanti eventi. Recensioni barattate con altre recensioni. Ma anche all’opposto veti, muri contro, premi mancati se non si ottiene quello che si vuole. E purtroppo sono realtà sempre più ramificate e inquinanti la letteratura, la nostra letteratura.

Da questo il secondo punto, il più dolente e consueto dai tempi di Mirc (il noto antichissimo sistema di chat virtuale): più siamo, più ci avvalliamo a vicenda, più ci sentiamo forti. La verità però è un’altra, e Brullo pare averla intesa bene quando parla di solitudine: un gruppo di capre, per quanto insieme possa gridare forte, resta un gruppo di capre. La grandezza raramente si accompagna e si esibisce né ha bisogno di ostentarsi.

In realtà, e qui parlo vestendo i 12 anni di Editoria che ormai ho alle spalle, di gruppi che si autospalleggiano, di azioni di clientelismo, di muri contro ne ho visti moltissimi e tutti finiscono sempre nella medesima maniera: si esauriscono.

Oggi il poeta, il letterato, corre dietro un’insegna attorniandosi di amici per non essere punto da mosconi e vespe. Ma la situazione rimane quella che é: una corsa dietro un’insegna.

Cosa si ottiene a essere invitati a un evento se frutto di uno scambio di favori? Cosa si ottiene a essere recensiti in virtù di uno scambio di recensioni o di un’azione di avvicinamento e blandizia? Perché la questione è proprio la seguente, è terribile ed è il motivo per cui non sono più possibili stroncature: non si guadagna nulla a essere promossi nei blog, ad avere decine di recensioni, ma un nemico è estremamente dannoso.

Oggi non conviene più stroncare perché non conviene più farsi nemici, la piccolezza e la mediocrità del letterato medio è tale che quello, punto nell’orgoglio, ti farà rappresaglie. Cosa potresti perdere? Quello che comunque non guadagneresti.

Le briciole che restano, queste, appaiono importanti. Ma le briciole non sono letteratura né cultura per un motivo fondamentale: si esauriscono anche perché dicono troppo di sé. La letteratura deve restare e parlare dell’essere umano in quanto tale, e del mondo in cui vive, interpretandolo.

Per questo oggi è importante una solitudine generosa, non appariscente, un rispetto della materia eterna a dispetto delle facili e immediate ricompense fittizie. Per questo oggi è importante puntare a una letteratura onesta, che abbia come obiettivo il tempo, non sé stessi.

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