Il Condominio su la Poesia e Lo Spirito

di Lucianna Argentino

Ogni essere umano ha una storia, o meglio è una storia degna di essere raccontata, anche quella apparentemente senza nulla di particolarmente rilevante, quella che non entrerà nella Storia con la s maiuscola, ma della quale fa comunque parte. Ogni vita ha un suo significato, direi un suo ruolo, un suo compito che sfugge al nostro imperfetto sentire.

Il solo fatto di esserci, di esistere incide sempre e comunque sulla realtà che ci circonda. Sarà per questo, forse, che le vite degli altri ci attraggono come un mistero affascinante, specchio del mistero della nostra stessa vita, ma anche della nostra stessa solitudine specie quando e se gli altri non fanno parte della nostra famiglia, delle nostre amicizie e frequentazioni, sono dunque estranei.  Eppure a volte divengono più intimi e prossimi di famigliari, di amici e di colleghi. Alessandro Canzian con il libro “Il condominio S.I.M.” (Stampa 2009 Editore, 2020) con la prefazione di Maurizio Cucchi, ci mostra proprio come attraverso la parola poetica si possa giungere a un alto grado di intimità e conoscenza dell’altro,  possibile primo passo per la conoscenza di noi stessi e ce lo dice fin dal principio con un folgorante verso: “Non conosco la ragazza di nome Olga, ma la penso.”. Ecco, il pensiero. Il pensiero che veicola la parola poetica. Il pensare alle persone è anche dar loro realtà, è vederle nella pienezza della loro umanità, vederne anche la miseria, la fragilità. Ma perché ci interessano tanto le vite degli altri o perché ci dovrebbero interessare? Non ne abbiamo già abbastanza della nostra e dei nostri cari? Forse no. Forse è proprio per colmare alcuni vuoti in noi, per capire qualcosa di noi stessi che guardiamo agli altri, alle loro vicende. Forse, infine, perché sommando la loro solitudine alla nostra il risultato è una sottrazione, un diminuire del senso di solitudine che spesso proviamo e ci angoscia. E Alessandro Canzian penetrando nei vuoti, nelle smagliature delle vite delle persone di cui ci racconta offre loro un rifugio nel suo sguardo che è contemporaneamente umano e poetico. Rifugio che non è riparo, ma è uno stare nella parola poetica di quanto nella loro vita è tragica bellezza.

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