Il Condominio su alleo.it


 

Al tempo della società agricola nelle corti vivevano famiglie che condividevano spazi comuni, l’aia, il forno, il pozzo, e si scambiavano favori e liti – come succede tra vicini – ma erano presenti.

Un condominio le ricorda: tutti sono raccolti intorno alla stessa rampa di scale, a salire sullo stesso ascensore, a vivere gli stessi spazi comuni. L’abitudine e l’educazione portano il saluto, talora due parole e un sorriso, una condivisione. Regala, il condominio, la sensazione di non essere soli.

Alessandro Canzian, in Il Condominio S.I.M. ha recuperato volti e creato storie intorno ad Olga, Carlo, Anna, Giulia, Silvio, Alberto, Alina, Aldo: l’immaginazione cammina oltre le pareti sottili che lasciano passare voci, passi, vita; “Non conosco la ragazza di nome Olga, ma la penso”.

Delle creature femminili – tra il reale ed il sognato – segue il ticchettio dei tacchi, sente il fruscio degli abiti, il respiro, il grido di piacere, il grido di dolore: “dolore è pari al suo piacere/oltre il tappetino che divide/il tessuto molle dalla vita”.

Poca felicità e concessa: “Misurano cinque passi/ le sue felicità”.

Eppure non percepiamo il peso della corporeità: “Giulia, è tutta un’invenzione./Una finzione che si pensa/il luogo delle sue ginocchia”. Sentiamo le figure femminili leggere come i sogni, ma di una conturbante femminilità che si esprime in ogni  gesto. Della loro vita fuori dal condominio non si sa nulla, compaiono solo rari cenni: “le gambe lunghe,/gli shorts, spesso, e i tacchi/la sera quando esce”.

Tuttavia immaginarle racchiuse in spazi ben definiti estende la fantasia e forse il desiderio: “Olga il lunedì la penso/con un vestito ampio, colorato,/il martedì con un qualcosa/di più aderente, alla sua pelle”.

Le creature maschili sono più cariche di pathos, di assenza, le caratterizza la ricerca e l’attesa: “in attesa/di qualcosa che non passa”. Ma “è inutile attendere l’attesa”. L’orecchio si tende, l’occhio coglie e apprezza le forme: “Guarda/solo la ragazza che pulisce,/quella nuova, quando/si piega in avanti e mostra/il motivo del suo dolore”. Arriva alle narici il profumo di donna: “Si vede da come le annusa/il seno quando passa/arrotondata in un caffè”.

 
 
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