LETTERA AI POETI


 

LETTERA AI POETI

 

È da fine anno che desidero tirare un po’ le somme del 2019 anche oltre la stretta attività lavorativa della Samuele Editore, di Laboratori Poesia e di Una Scontrosa Grazia.

Tra un ritardo e l’altro non sono mai riuscito a mettermici seriamente, anche perché come ormai è noto la Samuele Editore ha chiuso alla grandissima il 2019 (con un immane lavoro di resoconti, visitabili qui: Samuele Editore, Laboratori Poesia, Una Scontrosa Grazia), e le prospettive per il 2020 sono ancora più ambiziose. Tre anni fa abbiamo cercato di abbattere le problematiche della piccola Editoria, e nello specifico della piccola Editoria di Poesia (non ultimo il contributo autoriale), e per un anno e mezzo circa ci siamo riusciti o quasi attraverso il Crowdfunding (poi usato e abusato da molti e per questo caduto in disgrazia a causa di un abbassamento del valore percepito), ampliando il progetto anche ad altri colleghi virtuosi.

Oggi ci riproviamo in maniera diversa, molto più strutturata, più seria e continuativa. Ci riusciremo? Non lo so. Certamente il 2020, oltre agli straordinari libri che già abbiamo in cantiere, sarà tutto teso alla creazione di un’idea: supportare la Cultura si può e si deve, ed è una grande possibilità prima di tutto per l’imprenditoria di valore, quella che si differenzia dalla massa.

Ma lasciamo perdere un attimo il lavoro e pensiamo a cosa ci ha mostrato il 2019 a livello di poeti e poesia. Di libri di poesia ne sono usciti molti, alcuni buoni, altri meno. Nulla che faccia scandalo insomma, in quanto rientra nell’iter normale delle cose.

Abbiamo avuto anche alcune novità, o tentativi, che anch’io sto guardando con curiosità nonostante alcune perplessità: su tutto il movimento degli Imperdonabili, con in testa quel buon carro armato dall’ottimo fiuto di Giulio Milani.

Ma soprattutto il 2019 ci ha fatto vedere litigi, tanti litigi, tra poeti. A dicembre ero a Milano con Chiara Evangelista, con la quale porto avanti per i loghi Samuele Editore e I Quaderni del Bardo dell’amico Stefano Donno il ciclo di incontri Intelligenti Pauca, la rima inferiore (da una poesia di Chiara stessa, ne ho scritto qui), e abbiamo intervistato alcuni poeti come Marco Amore, Valentina Colonna, Marco Corsi, Tommaso Di Dio, Giuseppe Nibali Guzzetta, Pietro Romano. La cosa interessante che è emersa dal dibattito e che i poeti giovani oggi chiedono meno libri, meno pubblicazioni, più confronto ma meno conflitto.

Perché il 2019 è stato a tutti gli effetti l’anno dei conflitti resi maggiori dall’eco dei social. Sui social si è portato tutto o quasi a indicare che se si ha un conflitto si esiste. Un’amica molto saggia, una delle maggiori poete italiane, mi ha detto una cosa molto acuta: non te la prendere se ti attaccano, spesso la gente si arrabbia per problematiche personali che proiettano sugli altri, ma in realtà il conflitto ce l’hanno con se stessi.

Sempre a dicembre, a Una Scontrosa Grazia, un altro ottimo poeta (Fabio Michieli) ha detto un’altra cosa molto importante: non prendetevela troppo per la poesia, tanto prima o poi tutto sparirà, la galassia stessa brucerà e non esisterà neanche un pezzo di foglio nell’universo. Altra cosa estremamente vera, acuta e saggia.

I conflitti sono sempre esistiti nella storia, ma servono? Da cosa nascono? Cos’è o cosa dovrebbe essere un poeta? Ovviamente tentare di rispondere a queste domande è quasi follia, anche perché la sola cos’è un poeta di fatto non ha soluzione, se non parziale e molto contestualizzata. Certo però possiamo tentare di definire cosa non è un poeta.

Sicuramente un poeta non è una persona che usa il proprio libro o le proprie attività per stare sotto i riflettori. Forse non arrivo ai livelli di Maurizio Cucchi che, sempre a Milano, diceva di non amare affatto coloro che fanno i tour poetici di presentazione delle proprie opere. È il poeta a dover servire alla poesia, non viceversa, come diceva il buon Fabrizio Bianchi.

Un libro, una poesia, è un dono al mondo ed è una cosa diversa dall’autore. Nasce da lui ma non finisce con lui. Motivo per cui tu poeta non essere orgoglioso di quello che hai scritto perché non è più cosa tua. Tu sei stato solo il tramite, una fortunata coincidenza di una sintesi culturale. Il tuo merito è nullo, poeta, o meglio il tuo merito non è la poesia ma gli anni che hai impiegato a sudare e a fare sacrifici per scriverla. Null’altro.

Un poeta non è una persona disonesta. E anche qui dovremmo un po’ definire il termine disonestà. Si può rubare, tradire, ed essere onesti? Io credo di si. La maggior parte dei poeti della grande Letteratura hanno avuto ombre, a volte orrori, eppure di fronte alla pagina erano di fronte alla propria coscienza, erano onesti. Scrivere è un grandissimo atto di onestà verso il mondo ma non di fronte al mondo. Tu poeta scrivi per gli altri ma non di fronte agli altri, non aspettarti né cercare plauso, perché altrimenti sei disonesto.

Certo tutti un po’ di plauso lo vogliamo, è umano. Ma siamo di fronte a una questione di priorità. Se la tua priorità è il testo, un testo che va oltre te, che sarai disposto a lasciare per assurdo anche senza il tuo nome, allora forse sei poeta.

Che poi, poeta, a cosa ti serve? A cosa ti serve essere nominato poeta? Per la gloria? Ormai ci sono talmente tanti poeti che anche se vieni chiamato così sei solo uno fra i tanti, i troppi. Ti serve per sentirti un po’ più vivo? Per sentire che hai uno scopo nel mondo o almeno di fronte agli altri? Allora non sei comunque un poeta, sei solo una persona che non sa chi è e perché è. E in questo non c’entra la poesia.

Il poeta non è nemmeno una bella persona, a volte fa molto male a chi gli sta vicino in quanto la sua intelligenza e la sua passione sono travolgenti. Per sintetizzare una società bisogna essere superiori alla società stessa, e questo raramente è un pregio o risulta utile. Non si tocca la vera natura di alcuni uomini e alcune donne senza farsi odiare.

Il poeta non è nemmeno felice. Può talvolta, non voglio qui sembrare troppo severo, cercare di accedere alla gloria, al plauso, ma solo perché vive in uno stato di perenne insoddisfazione. Non per la vita, questa è una bella bugia dei non-poeti. La vita è perfetta, è la società che è imperfetta. Che poi ormai non viviamo più la vita in quanto tale ma la vita filtrata dalla società, beh questo è un altro paio di maniche.

Il 2019 ci ha dato veramente troppi libri e forse troppo pochi poeti. Ma non sta a me giudicarlo. Io faccio il mio piccolo lavoro da micro Editore indipendente e tanto basta. A volte facendo bene e a volte facendo male. Anche io nel 2019 ho fatto bene e ho fatto male, e voglio quindi ringraziare le persone che mi hanno permesso di fare bene e voglio chiedere scusa alle persone a cui ho fatto male.

E voglio anche ringraziare le persone che a me hanno fatto del male, poeti, presunti poeti e non poeti. Una cosa che ho imparato è che la vita è una ruota e che tutti prima o poi facciamo del bene e facciamo del male. Alcuni lo capiscono in senso positivo, altri in senso negativo perché sfruttano la cosa a loro vantaggio, altri non lo capiscono mai. Ma non è mai compito nostro sottolineare le mancanze altrui perché non sappiamo se sono definitive o momentanee.

Anche la poesia è una cosa circolare. Torna sempre indietro riportandoci la vera natura di quello che abbiamo scritto. Se ci siamo impegnati allora ci porterà verità, e allargherà il proprio circolo includendo altre persone. Se siamo stati egocentrici e disonesti, o superficiali, ci porterà quello che abbiamo fatto e che siamo stati, non modificando le dimensioni del nostro mondo. E, ricordiamoci, il mondo può essere ampio ma può anche essere un’invisibile prigione, in relazione a quello che abbiamo scelto di essere e di fare.

La poesia questo ha di straordinario: che ti da quello che cerchi. Per cui, poeta, stai bene attento a quello che cerchi con la tua poesia.

Alessandro Canzian

 
 
 
 
Abbiamo attraversato la notte in ginocchio
perché la misericordia divina
ci trovasse preparati per un nuovo impasto
e un respiro più prudente e giusto
ci fosse alitato nelle narici.
Officianti il sacramento
di quelli cancellati dalle mappe
ma ai quali è affidato il compito
di testimoniare la grazia
– quelli a cui molto sarà perdonato
perché molto hanno amato.
 
Lucianna Argentino, In canto a te (Samuele Editore 2019)