Un’intervista su Poesia del Nostro Tempo

 
 

Può raccontarci brevemente la storia della Samuele Editore? Quali sono, a Suo giudizio, le peculiarità che la differenziano dalle altre case editrici?

La Samuele Editore nasce come idea circa tredici anni fa, quando ho saputo che avrei avuto un figlio. La cosa mi mise di fronte a una scelta: era arrivato il momento di cominciare a fare qualcosa di serio per il figlio che sarebbe arrivato. La mia convinzione del tempo, e che tutt’ora mantengo, è che per essere un buon genitore bisogna essere un buon uomo, e da questo ho raccolto le idee e le “cose che sapevo fare” e ho deciso di creare una realtà editoriale che avrebbe costruito attorno a me e a lui un “buon giardino” di idee e che avrebbe potuto “rimodellare” me come uomo. Al tempo, e parliamo di tredici anni fa, essere attorniati da poeti era un valore aggiunto, una cosa “speciale”. Adesso, grazie soprattutto a quel cambiamento epocale che tutti sottovalutiamo anche se intuiamo, che si chiama social media, le cose sono molto cambiate. Così nel 2008 ho fondato la Samuele Editore, dal nome di mio figlio Samuele, e l’ho dedicata all’edizione di libri di poesia imponendomi di pubblicare non più di 10/15 titoli l’anno, così da poterli seguire adeguatamente.

Da subito la Samuele Editore, con tutti i se e i ma del caso, con tutte le bellezze, illuminazioni, sbavature, errori, che fanno parte di una cosa che cerchi di fare seriamente e grandiosamente, ha puntato a capire cosa gli altri Editori non facevano e cosa invece serviva ai poeti. Abbiamo puntato immediatamente agli eventi anche durante il primo anno di attività, quando ancora pubblicavamo solo i “Poeti di Pordenone”, una collana antologica che voleva fare un focus sulla realtà pordenonese pre-pordenonelegge. La “Collana Scilla”, nostra unica collana di poesia attualmente (e a breve ne spiegherò i motivi), è nata infatti nel 2009. Eventi che nel tempo hanno cambiato natura. Da eventi “spot” in giro per l’Italia siamo arrivati alla creazione di cicli di incontri come “Una Scontrosa Grazia” a Trieste. Alcuni li abbiamo persi nel tempo (la poesia non è mai facile, nemmeno a livello di eventi), come “Callisto” a Venezia, ad altri ci siamo avvicinati come collaboratori come col “#Poetry” a Faenza, degli amici dell’Independent Poetry. Fino ad arrivare a creare, dopo diversi anni di sperimentazioni (“Il ritiro dei Poeti e degli Artisti” in Carnia, “Poesia tra le acque di Polcenigo” in provincia di Pordenone, “Verdarti” a Porcia), dei Festival veri e propri che hanno come conditio sine qua non il fatto di non essere occasionali. Sto intendendo ad esempio l’appena conclusa seconda edizione del riuscitissimo “Festival della Letteratura Verde” a Porcia, la seconda edizione del Festival “Tres Dotes” in Romagna che faremo questa estate, il nascente “Panorami Poetici” a Spilimbergo. Va detto inoltre che, peculiarità di cui andiamo molto orgogliosi, questi cicli e questi festival di poesia non sono dedicati unicamente alla Samuele Editore. Nonostante vantiamo autori di altissimo livello come l’appena scomparso Alberto Toni, Claribel Alegria, Sandro Pecchiari, Gabriella Musetti, Flaminia Cruciani, Patrick Williamson, Francesco Sassetto, il Gruppo Majakovskij, fin da subito abbiamo cercato il confronto con altri autori e altre case editrici tanto che presentiamo e invitiamo poeti e colleghi da tutta Italia. Questo perché siamo convinti che la poesia sia dialogo più che esposizione, sia confronto più che like. Altro elemento peculiare, che ricordo per la prima volta mi è stato chiesto a Ritratti di Poesia nel 2014 quando l’amico Vincenzo Mascolo ci ha invitati come Casa Editrice, è l’editing. Dopo pochissimi anni di attività, e la lettura di centinaia di bozze di poesia che arrivavano in redazione, ci siamo accorti che le opere “in entrata” si suddividevano in tre categorie:

1) Da gettare perché pessime
2) Con alcune cose buone, ma nel complesso non ottime
3) Ottime e intoccabili

A dir la verità ci è capitato, in 87 numeri della Collana Scilla, pochissime volte (credo si contino sulle dita di una mano) di riscontrare il caso numero 3. In 11 anni di lavoro effettivo devo ammettere, non senza certa tristezza, invece le migliaia di volte che abbiamo dovuto rifiutare opere (spesso venendo pesantemente insultati, motivo per cui non di rado gli editori preferiscono non rispondere) che appartenevano alla casistica numero 1. E le decine di volte, che poi hanno costruito il Catalogo della Samuele Editore, che abbiamo avuto del caso numero 2. Parlo quindi dell’esigenza che hanno i poeti di confrontarsi non solo con il pubblico ma prima ancora con un editore. La necessità di discutere la struttura dell’opera, i testi eventualmente da eliminare, la necessità faticosissima (lo ammetto) di confrontarsi verso per verso. Ultimo elemento peculiare, e di cui al momento siamo convinti (solo uno sciocco non cambia mai idea, e non nego che in futuro possiamo modificare l’impostazione), è il fatto di avere una sola collana. Vedo colleghi suddividere le opere in diverse collane e non mi trovo sempre d’accordo. Anche perché, e qui si va poi a sfiorare il problema degli acquisti da parte dell’autore e delle pubblicazioni invece gratuite, spesso tale suddivisione serve a creare collane a pagamento che poi vanno a nutrire le collane gratuite. Altre volte serve semplicemente a pubblicare di più. L’editoria di poesia è un’editoria di nicchia per cui siamo, lo ripeto, a tutt’oggi convinti che debba essere trattata come un elemento di nicchia, e quindi impreziosita in un solo percorso unitario, solido seppure variegato.

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