Il condominio S.I.M. – La ragazza del secondo piano, seconda versione


 

In questi giorni sto riprendendo in mano un poco il mio Condominio S.I.M., che avevo messo da parte alcuni mesi fa. Sto provando a riscrivere questo personaggio privo di nome, La ragazza del secondo piano, che è anche l’unico a cui è dato il peso della prima persona.

Qui la prima versione. Nemmeno la presente, probabilmente, è da ritenersi definitiva.

 
 
 
 
Io sono la ragazza che vive
appena accanto al glicine
che sta di fronte al condominio.
Secondo appartamento di destra
dopo la curva del corridoio.
Uno di quelli dimenticati
anche dalla donna delle pulizie.
 
 
 
 
 
 
A volte mi sveglio la domenica
con la voglia di avere un uomo
accanto al letto. Vorrei
le sue mani sui miei piedi
e sui miei fianchi
e vorrei mi dicesse sono bella
anche quando non lo sono – parlo
da sola come i matti, lo so –.
 
 
 
 
 
 
Il ragazzo del terzo piano oggi
mi ha fatto un po’ la corte.
È stato gentile, devo ammetterlo,
mi ha detto che ho belle scarpe
come una primavera alle porte.
Un poeta, ho pensato. Solo
sono stata un po’ frettolosa
a dirgli di salire, da me.
 
 
 
 
 
 
Oggi mi sono messa l’orologio
per sembrare un po’ retrò. E
ho camminato per le scale tutta
lunga e altera – ho letto
si dice così – ma nessuno
nemmeno oggi mi ha guardata.
Hanno visto il filo delle calze
e l’ombra delle labbra
ma non il tacco nove della ciglia.
 
 
 
 
 
 
A casa cammino scalza
per far sentire a quello sotto
che sono ancora viva. Penso
se ne accorgerebbe, lui,
che mi guarda quando esco
e saluta e annusa il mio profumo
ma non ha mai il coraggio
di rivolgermi un saluto.
 
 
 
 
 
 
Sono bella, lo so, ma niente altro.
Bevo vino quando posso
e parlo con mia madre al telefono
in un’altra lingua. Sempre
la medesima, la distanza
degli anni è come ortica. Poi
cammino scalza perché mi piace
e faccio l’amore con il niente
quando non so più che fare.
 
 
 
 
 
 
Mio padre ha vissuto cinquant’anni
e qualche giorno senza male
e poi l’ha conosciuto. Aveva
forma di una ragazzina compiacente
con cui ho scoperto si baciava
di nascosto da mia madre. Poi
la febbre, i capelli che cadevano,
mia madre che correva
nella notte a preparare la tisana.
 
 
 
 
 
 
E poi anche mia madre se ne è andata
come mio padre, e ho fatto un viaggio,
ho aspettato che quel ragazzo
del terzo piano mi invitasse
ma non l’ha fatto, ho preso
un gatto, chiaro, un taglio
nuovo ai capelli, uno schianto.
 
 
 
 
 
 
Ieri sera ho invitato un tizio
conosciuto nelle chat. L’ho
lasciato entrare in casa e
l’ho lasciato dire che sono bella
e che non ce ne sono altre
simili a me. «Simile a una dea
tu mi appari», un altro
stupido poeta, ho pensato,
che nemmeno cita bene.
 
 
 
 
 
 
Ho rivisto quel tizio finalmente
di qualche giorno fa. E non ho
più tempo per il ragazzo del terzo
piano. Lui ancora mi saluta
con fastidio. La mia attenzione
ora è nei viaggi delle auto, nelle
rose comprate a San Valentino,
a Venezia, dove voglio andare.
 
 
 
 
 
 
A volte il male quando arriva
non lo riconosci immediatamente.
Così lui è entrato ferocemente
con la fame di un animale
nel mio pranzo. Una tavola
imbandita mi è parso d’essere,
senza vino, senza dolci,
senza i complimenti alla cucina.
 
 
 
 
 
 
Dicono siamo tutti uguali
una volta sciolti i letti. Questo
ha la mattina di terribile, ci
rende pari nel lavarci
i denti, nel pettinarci i capelli,
nello scivolare in un lavoro
che nessuno di noi ha voluto.
 
 
 
 
 
 
Oggi lui m’ha insultata. Mi
ha detto che sta meglio quando
non ci sono, e poi m’ha cercata
con la solita fame nelle mani
e l’ho lasciato fare. Avevo
una gonna larga, a fiori, una
di quelle che più banali
proprio non si potrebbe.
 
 
 
 
 
 
Sono anch’io come tutte le altre
lo vedo da come mi guarda
quando non mi guarda. Percorro
anch’io in minuscolo le stanze
della casa, vado anch’io in bagno
un paio di volte al giorno e
un mese fa ci andavo più spesso
perché avevo paura, dopo di lui,
di me stessa e della mia pancia.
 
 
 
 
 
 
Alcuni so leggono i fondi
del caffè. Oggi ho pensato
anch’io vorrei poterli leggere
ma i miei bicchieri sono rotti
come le mie gambe quando
passo la lametta e mi depilo
ciò che resta della mia
natura, e mi faccio bella.
 
 
 
 
 
 
Oggi lui è rimasto a dormire
da me. Eravamo stanchi
e stesi sul divano dopo il film.
Le solite parole, ho pensato.
E ammetto ho anche pensato
al ragazzo del terzo piano
mentre lui mi scalava feroce.
Non credo si possa essere più soli
di quando non si è soli.