L’eros

 

Oggi mi trovo a parlare, in questo mio piccolissimo spazio, di eros. L’occasione sono le mie Poesie pornografiche che ancora a qualcuno piacciono e che alcuni giorni fa mi hanno fatto tentare la richiesta di versi al popolo di facebook. I testi arrivati non sono stati molti, sintomo della difficoltà del tema, e devo dire che anche in questi spesso la componente emozionale era così preponderante da rendermeli difficilmente leggibili.

Volevo insomma testi erotici, carnali, per capire come le persone, i poeti, si relazionano con tale realtà. Perché in fondo l’erotismo è una delle cose più intime e terribili dell’essere umano. Una delle cose che più ci svelano, ci dimostrano.

Anni di propaganda fintamente erotica, pornografica, ci hanno fatto credere che l’eros può essere alla portata di tutti, che può essere commercializzabile, facilmente fruibile. E infatti non mancano le conseguenze sociali con un’abitudine alla velocità dell’approccio, del sesso che però, a ben vedere, nulla ha a che fare con l’eros.

Personalmente credo che il sesso sia il monologo cieco di una persona che non vede l’altro, ma misura esclusivamente se stesso. Mentre l’eros coinvolge una conoscenza, un confronto, una dolcezza, che nasce da un dialogo non necessariamente verbale. E che ci dice, appunto ci svela.

Una volta conoscevo una persona che diceva come sei nell’amore così sei nella vita. Per un po’ è stata innamorata di me. Quella persona ricordo (sono passati ormai molti anni) mi ha insegnato che puoi fingere nella vita ma non nel corpo condiviso. La lotta fra le lenzuola di properziana memoria è come una confessione involontaria ma decifrabile, intuibile. Un uomo o una donna che dicono e ostentano generosità ma poi nel letto pensano esclusivamente al proprio piacere sono persone che fingono, che nel lungo termine dimostreranno chi sono realmente.

Non credo infatti sia opportuno, né utile, misurare le cose nella breve distanza. Il lungo periodo è sempre preferibile in quanto più passibile di possibilità, di ritorni, di occasioni perse e da riprendere. Di scambi. E gli scambi sono la chiave di lettura dell’eros.

Lo scambio dei corpi, dei liquidi, quanto ti fa amare l’odore dell’altro segna la misura dell’amore che hai per la sua mente. Perché non si può amare un corpo senza amarne l’intelletto, il cuore. E quando questo manca l’eros diventa sesso che può anche essere un tentativo di ricongiungimento, ma fallito in partenza. Un tentativo di consolazione (soprattutto per l’uomo) o di fuga (soprattutto per la donna).

Nelle poche poesie sul tema che ho raccolto ho apprezzato moltissimo la suite di Ilaria Grasso perché molto giocosa, oscena nel senso di apertura massima di sé. Di abbraccio. Sono quasi letteralmente poesie pornografiche dove si intuisce lo sperma, il sesso anale. Eppure odorano così incredibilmente d’amore e di gioia.

E questo mi porta a un’ultima considerazione, sempre sulla differenza tra eros e sesso. Forse l’eros è la vera condivisione della tenerezza, della gioia. Del voler stare assieme. Non il semplice schermo a cui siamo abituati in televisione o altro. Mentre il sesso, soprattutto per alcuni, è solo uno strano e sbagliato modo di cercare il bene, un sorriso altrui.

Perché in effetti spesso cerchiamo non tanto un piacere fisico quanto una persona da far star bene, da rendere felice. Che è la cosa che più manca agli esseri umani. Almeno io credo.

 
 

Suite
Ilaria Grasso

 
Suite n.1
 
Tesoro mio non come nei porno
Fammi ridere.  Prendimi di  sorpresa… le tue braccia tutt’attorno
E che sia la notte e anche il giorno
 
 
Suite n.2
 
Non ti piacciono le punizioni?
Fammele  piacere a suon di erezioni
Sarò brava… devota, tua chierichetta di processioni
 
 
Suite n.3
 
Colma i miei vuoti tristi con il tuo amplesso
Usala  bene, usala adesso
tutta di lungo la bramosa furia del tuo sesso.
 
 
Suite n.6
 
Accartocciami pure  come foglia
Piatta e schiacciata da ogni tua voglia
Infierisci… non temere… solo così ogni nodo si sbroglia!
 
 
Suite n.8
 
Eddai non sarà mica un disastro!
Ce l’ho dappertutto quel  tuo liquido biancastro
Ogni goccia al chiar di luna brilla… rassomiglia a un astro!
 
  
Suite n.9
 
Cosa credi che son suora?
Dammene  un altro. Un altro ancora
Salvami ti prego ! Quella  bestia mi divora
 
 
Suite n.10
 
Con la tua lancia al centro del mio petto
Ogni preoccupazione si scioglie e  si fa diletto
Oh quante prospettive cambia il letto..
 
 
Suite n.11
 
Amore io che c’entro?
Tutto il male del mondo non ce l’ho io qui dentro
Fai piano. Un altro colpo così e mi sventro!
 
  
Suite n.17
 
Per le Sacre Scritture l’amor cristiano
dev’essere castigato e puritano.
Quindi se  il Signore mi vuole vergine tu assecondalo… prendimi l’ano!
 
 
Suite n.23
 
Ora vieni qui e ti siedi sul mio cazzo
Amore ma che dici, sei pazzo?
Ti sei reso conto che siamo sul terrazzo?
 
 
Suite n.24
 
In posizione orizzontale, divaricata
Quando sei fuori si che mi sento abbandonata.
Sicuri sia solo d’amore che una donna sogna d’esser colmata?
 
 
Suite n.27
 
Infila nella mia cruna la tua sutura.
Congiungimi i lembi con la tua natura.
Caccerà dalla mia vita ogni bruttura!
 
 

Caffè
Francesco Sassetto

 
Ricordi?
Quel caffè in campo Santa Margherita, io e
te seduti a un tavolino
con le gambe storte, noi due così vicino e un
vassoio di latta scolorita.
 
E colava lento, a sorsi misurati,
quell’aroma scuro dentro la tua bocca e
parlavi di te e di me, della vita
di adesso e dei giorni andati,
delle canzoni di Fossati e di De Andrè.
E s’arrestava qualche goccia alle tue labbra, si
posava lieve e là sostava un poco,
poi con la punta della lingua la portavi
nell’oscurità della tua bocca.
 
Altro sorso nero calava ancora,
ancora fuoco.
 
E schioccavano tra i denti i pasticcini,
briciole giocavano sopra le tue labbra
mentre sbiadiva il velo del rossetto
annegato nelle gocce del caffè.
 
Erano per me le tue belle labbra di
carne e cioccolato,
ridevano al tuo grande sorriso che brillava.
 
Era tutto per me, quel giorno, che
mi aspettava.
 
 

Poesia erotica
Matteo Piergigli

 
Anna arrossisce
dopo averlo fatto
guarda il corpo segnato
dall’amore sciolto
come neve al sole
 
 

E mi ubriacherò di te
Ester Cecere

 
Come un bicchiere di prosecco
ti berrò.
Nel sangue
scorreranno le bollicine.
Vicino al cuore
rincorrendosi giungeranno
i suoi battiti aumentando.
Sulle labbra frizzeranno
e più arditi e ardenti baci
ti esploreranno.
Nel caldo umido nido
si ritroveranno infine
che d’attesa fremente
t’accoglierà…
E mi ubriacherò di te.
 
 

Avidamente, mi disseto
Ester Cecere

 
Avidamente,
alla tua bocca mi disseto
come a zampillante fonte di montagna.
E bevo e bacio.
E bacio e bevo.
Troppo grande
la mia sete.
Troppo fresca
la tua acqua.
 
 

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