Un dialogo sull’amore

 

Sabato saremo a Trieste a parlare d’amore con Francesco Sassetto. Poeta che considero bravo, un buon poeta. Il libro che ha pubblicato con me si intitola Xe sta trovarse e parla in dialetto veneziano appunto d’amore. Un libro e un poeta capace di versi quali:

 
E desso mi e ti
 
ogni giorno a scuola, mi el treno de prima matina,
un baso de furia, ti co i putèi de i venessiani
che comanda Venessia
 
               a setembre za fora ’l portón a métar in squara
la nova maestra, a dirghe cossa xe megio far
e che gite e che libri
                    e ti sensa più vose a scoltàr, ringrassiàr,
strénzer man che te benedìsse,
               ore su ore dopo le ore de scuola co quaranta bòcie
saputèi e vissiài
 
               tornar de sera desfàda,          butàrte sul leto
mez’ora a ciapàr fià,
                    svodàda e sfinìa
’sta sera che anca mi torno casa sensa più forze
e stemo un poco vissìni
se tegnìmo le man, ’sta sera de pase e caresse
 
xe luse nel nero
                    el nostro soriso
xe respiro
 
salvessa dal gorgo che ingióte.
 
 

E adesso io e te
ogni giorno a scuola, io il treno al primo mattino, / un bacio di fretta, tu con i bambini dei veneziani / della Venezia che conta // a settembre già davanti al portone a mettere in riga / la nuova maestra, a dirle cos’è meglio fare / e quali gite e che libri / e tu senza più voce ad ascoltare, ringraziare, / stringere mani che ti benedicono / ore su ore dopo le ore di scuola con quaranta bambini / presuntuosi e viziati // tornare la sera disfatta, crollare sul letto / mezz’ora a riprendere fiato / svuotata e sfinita // questa sera che anch’io torno a casa senza più forze / e stiamo un poco vicini / ci teniamo le mani, questa sera di pace e carezze / è luce nel nero // il nostro sorriso // è respiro // salvezza dal gorgo che inghiotte.

 

Nell’evento Facebook ho lanciato l’idea di pubblicare una poesia a testa per confrontarsi, dialogare, su cosa sia l’amore. Tema che rischia la banalità enorme quanto l’approfondimento interessante. Anche io avrei voluto scriverne ma sono ormai anni che non riesco più a dire sul tema. E allora voglio cogliere l’occasione di un dialogo con Samuele di alcune settimane fa per una sua ideale continuazione. Forse una vera e propria lettera sull’amore che vorrei scrivergli, perché non sai mai quanto tempo ti rimane. Non sai mai se domani sarai ancora qui, se domani avrai qualcosa da dare. E non sai come lui cambierà, alle porte di un’adolescenza che già un poco lo allontana. E allora la scrittura, quasi una lettera, possono essere un buon compromesso per mettere le mani avanti. Per parlare d’amore a un figlio che probabilmente ancora non lo capisce.

Ecco quindi questa ipotetica lettera, un dialogo. Inizia da un discorso veramente avvenuto con Samuele e poi immagino di spiegargli, come posso a quarant’anni, cos’è l’amore in questo momento per me:

 
 

Ale: Eh chicco, oggi sono un po’ nervoso.

Samuele: Perché?

Ale: Non è sempre facile relazionarsi con gli esseri umani, chicco adorato.

Samuele: Guarda che sei anche tu un essere umano!

Ale: No, io ho ormai abdicato da tale ruolo. Sono altro. Sono un gatto!

Samuelerisata fragorosa

Ale: È che spesso la gente chiede e chiede e chiede e se non dai quello che vogliono ti trattano male, dicono e vanno a dire in giro che sono maleducato.

Samuele: Io non ti trovo maleducato, anzi. A me sembri gentile papà.

Ale: Grazie chicco, ma non tutti la pensano così. E a volte devo ammettere sono costretto ad essere un po’ maleducato. La gentilezza non sempre è positiva perché la gente ne approfitta, e rischi situazioni difficili, imbarazzanti. Gli esseri umani sono complicati. A volte ti sorridono, ti abbracciano, perché vogliono qualcosa, e tu devi capire se sono onesti non solo a livello di intenzioni, ma anche a livello inconscio. A volte le persone ti prendono un pezzo di te senza nemmeno rendersene conto. Ma il risultato è lo stesso. A volte poi, e questo è il caso più curioso, si arrabbiano e ti insultano, ti umiliano, perché vogliono ancora di più. In questo caso devo ammettere non sono molto bravo.

Samuele: Perché?

Ale: Perché non riesco mai a chiudere veramente le porte. Non riesco mai a dire completamente alle persone senti mi hai rotto le scatole, se mi trovi così insopportabile e terribile quella è la porta, vai. Penso sempre che ci sono motivi, scuse, giustificazioni. Che poi sai, quando si è come me, quando non sei proprio il modello della perfezione di Dio e te ne rendi conto, tendi a giustificare di più gli altri. Come altri a tua volta hanno dovuto giustificare, capire, te. Ed è per questo che fatico a chiudere le porte.

Samuele: No, senti papà, questo non mi sembra molto giusto. Se a una persona non vai bene non devi essere tu a dire vai. Deve essere quella persona ad andarsene.

Ale: Eh chicco, sei saggio tu. Ma non sempre è così facile.

Samuele: Ma ascolta papà, stai parlando di lavoro o dell’amore? Perché non ti capisco.

Ale: Mah, in realtà un po’ di tutto. Tieni conto che le dinamiche si assomigliano. Nel personale, nel lavoro, gli esseri umani sono sempre esseri umani. Anche se cambia il contesto se sei bravo lo sei comunque, se sei un po’ rompiscatole lo sei comunque. Poi guarda non siamo nemmeno isole per cui bisogna distinguere la persona singola dalla persona che diventa all’interno di un contesto.

Samuele: Eh?

Ale: Sai cosa vuol dire cattivo vero?

Samuele: Si, me lo ripeti ottocento volte papà!

Ale: Eh lo so, ma è importante. È una di quelle cose che devi ricordare sempre. Cattivo deriva da captivus, che vuol dire chiuso in gabbia. Spesso le persone fanno cose e sembrano cattive perché sono in una situazione difficile. Ma non lo sono veramente.

Samuele: Cioè? Hanno una gabbia nel cervello?

Ale: Dai non scherzare, sono cose serie. Sono chiuse in una situazione che le porta a diventare fastidiose. Fanno cose cattive ma non sono realmente cattive.

Samuele: E nell’amore?

Ale: L’amore è una cosa complicata.

Samuele: Bibi dice che l’amore quando funziona è semplice.

Ale: Dei Teen Titans? Si ma intanto la tizia – Terra si chiama, no? – cerca di rubargli i codici di accesso della torre. Insomma usa una sua debolezza.

Samuele: Ah.

Ale: L’amore è una cosa complessa, ma forse è anche semplice. Sai adesso che mi ci fai pensare forse cambio idea. Certo non ti posso dire cos’è l’amore in assoluto. Ognuno deve parlare sulla base della propria esperienza e restare nei limiti di questa.

Samuele: Quindi parli dell’amore con la mamma?

Ale: Si, anche.

Samuele: Ma vi siete separati.

Ale: Eh, è vero. Eravamo troppo diversi e non l’abbiamo capito prima. Poi ti dirò, quando ci sono bimbi l’amore non è più solo tra uomo e donna ma in famiglia. E devo dirti che un po’ mi sento in colpa che non facciamo i natali assieme, le feste varie. A volte mi dico che forse avrei dovuto impegnarmi di più, essere migliore non tanto per tua mamma, quanto per la famiglia. Tu certamente lo avresti meritato, anche un papà un pochetto meglio. Sei un ottimo ragazzo, un po’ rompiscatole ma secondo me hai testa e cuore, e farai cose buone nella vita. È importante sai fare cose buone, fare del bene alle persone anche quando non lo vogliono.

Samuele: Anche quando non lo vogliono? Ma se non vogliono no.

Ale: E invece si. Se tu hai la possibilità di fare qualcosa, in quanto uomo, è tua responsabilità e dovere farlo. Gli esseri umani non sempre capiscono il proprio bene e quando c’è qualcuno che lo capisce lo deve fare, anche se gli altri non lo comprendono. C’è in questo un bel passo di un filosofo greco, Platone, che spiega la cecità degli uomini e la diffidenza che hanno verso chi esce da una caverna buia, dove loro sono, e vede il sole. L’uomo che esce e vede il sole viene deriso perché gli altri non sanno dell’esistenza della luce, sono sempre chiusi nella caverna. Quell’uomo quindi deve aiutarli, portarli fuori. Far loro conoscere qualcosa che non sanno e che non vogliono perché non sanno.

Samuele: Non è facile però.

Ale: No non lo è, come non lo è l’amore. Te l’ho detto.

Samuele: Papà parlami delle tue fidanzate.

Ale: Ohu! Io non ho fidanzate! Ho te e resto qui a stressarti l’anima finché vivo, e credimi anche dopo.

Samuele: Ma se sei sempre in giro.

Ale: Si, per lavoro, mica a fidanzate. Per chi mi hai preso?

Samuele: Ma si papà ti prendo in giro. Ma quindi sto cavolo di amore cos’è? È la gatta che la mattina mi dà i bacetti forse? – altra risata fragorosa

Ale: Anche, si. È anche una persona che la mattina ti saluta. Come la mamma ti saluta o la mia ragazza pelosa (la gatta), o Camilla (la cagnetta). L’amore è tante cose e non è altrettante cose. Posso dirti cos’è stato per me nel bene e nel male.

Samuele: Vai.

Ale: È stato una cosa adolescenziale, una volta. Una cosa dove era più importante vedere la metafora che si creava tra quella ragazza e la vita. Ma c’entrava poco con lei, e infatti poi è andato tutto male. Un’altra volta è stata una mia speranza in qualcosa di meglio, ma anche in questo caso in effetti c’entrava poco con la ragazza in questione. Sai è importante valutare se ti stai innamorando della persona o se ti stai attaccando a qualcosa di tuo, di privato. Un qualcosa che non c’entra con l’altra persona. Perché se è così non la stai guardando veramente e quando ti accorgi di chi hai davanti, o lei si accorge che non ti sei veramente innamorato di lei come magari lei di te, tutto cade e va a scatafascio.

Un’altra volta mi sono innamorato della determinazione. Lei era brava a fare quasi tutto, era determinata, e molto bella. Lì mi ero innamorato del fatto che lavoravamo assieme, che spalla a spalla allo stesso tavolo mi voltavo a guardarla e la vedevo fare le cose che io facevo, vedevo nei suoi occhi l’orgoglio che aveva per me. Lei pensava io fossi un genio, non di rado mi guardava e mi diceva per me con la testa che hai tu puoi fare tutto. Quando una persona ti tratta così ti regala tanta forza, e diventi come lei ti vede. È molto prezioso un amore di questo genere. Mi ricordo che anche mia nonna, tu non l’hai conosciuta, mi diceva sempre che ero bravo. Mi diceva che dovevo essere più gentile con le persone ma che sapeva ero un buon uomo, solo la vita era difficile. È sempre importante incontrare persone buone chicco, e per lo stesso motivo è sempre importante essere persone buone anche se c’è un rischio pure in questo. Perché poi quando la persona che ti diceva le cose belle non c’è più, un po’ ti perdi anche tu.

Un’altra volta l’amore è stato un qualcosa di più fisico, di più superficiale anche se insomma non butterei completamente via un amore che ti porta quasi ad adorare l’immagine dell’altra persona. Certo non è un presupposto sul quale farci una vita intera, questo non basta, ma sai… che poi non so nemmeno se lo dovrei dire chicco… è meraviglioso stare accanto a una persona e anche dopo anni guardarle il volto e sentirsi in cuore le parole Dio mio quanto sei bella, quanto sei bella. Ripeto, però non è un presupposto che basta a farci una vita.

L’amore è tanta testa chicco. L’amore è condividere delle convinzioni, dei presupporti appunto. L’amore è quando trovi una persona che, pur cresciuta distante da te, crede nelle tue stesse cose, ragiona come tu ragioni e soprattutto è andata oltre il tuo ragionamento. Una persona che riesce con dolcezza a farti capire i tuoi sbagli e tu a lei. E soprattutto non ti colpevolizza. L’amore è accettazione e cura dell’altro. Cioè tu vedi la persona e accetti i suoi difetti, anche quando ti danno un fastidio enorme, li accetti perché la persona è più importante dei suoi difetti e perché ti senti utile a lei proteggendo quelle cose che magari non riesce a migliorare. È allo stesso tempo un chiedere all’altro di accettare i tuoi difetti, e di prenderne cura. Questo passa attraverso la conoscenza. L’amore è conoscere l’altra persona. Certo all’inizio puoi rimanere affascinato dal volto o dall’intuizione che hai di lei. Ma devi entrare nella sua testa, e lei nella tua, per poter parlare d’amore.

Io credo l’amore sia un avere un motivo, un significato. Un dirsi alla fine che ami l’altra persona anche per quel difetto, perché tu ne hai cura, lo difendi, talvolta lo nascondi al mondo. La perfezione, o meglio un’apparente perfezione, è quanto di più facile e superficiale puoi trovare. E molti rapporti finiscono per questo. L’amore è avere un motivo che però non è tuo, ma dell’altro, e non è un qualcosa che l’altro deve faticare a darti ma è un qualcosa che trovi nell’altro in virtù di quanto l’altro trova in te.

L’amore chicco è una forma di tenerezza, ma anche di intelligenza, di bontà di cuore.

Samuele: Ma quindi sei innamorato tu?

Ale: Eh no chicco, io sono innamorato solo di te. Ad ogni modo qui entra in gioco la parte che ti dicevo complessa. L’amore fa paura perché ti mette in mostra, devi consegnare la tua umanità a un’altra persona e sperare che l’altro non ti faccia del male, non usi ciò che sei e le tue debolezze per ottenere qualcosa. Qualsiasi cosa. Gli esseri umani sono strambi in questo. L’amore fa paura perché temi di non essere abbastanza. Alcuni giorni fa ho incontrato, in una notte per strada a Milano, un tizio che si diceva innamorato. Mi ha fatto tanta tenerezza sai? Diceva che aveva paura di chiamare questa bella cameriera emiliana perché, diceva, lei è bella, sempre sorridente, dolce, e se si mette con me mi sembra quasi di sporcarla, cioè sporcarla non è il termine giusto ma un po’ si. All’inizio è proprio così, chicco. Ed è difficile oltrepassare questa fase. Certo poi bisogna essere fortunati ad avere davanti una persona che si concentra su di te e non su se stessa. Una persona per cui tu diventi importante, e lei per te. Perché uno dei rischi degli esseri umani è quello di pretendere e pretendere e pretendere, concentrandosi solo su se stessi. Consumando l’altro. E facendolo sentire in colpa perché non è mai all’altezza.

Samuele: E quindi cos’è l’amore papà? Parli parli parli ma alla fine?

Ale: Ah ah ah, sei stufo di ascoltarmi? Va bene dai, la faccio breve. L’amore è una cosa che ti auguro di trovare, ed è una cosa che io ho per te. La certezza che mi romperai le scatole e che litigheremo, ma anche che io sarò sempre qui per te, anche quando non vorrai o non capirai, o io stesso non vorrò o non capirò. E questo non perché tu sia mio figlio, ma perché tu mi piaci. Mi piace come sei, come pensi. Ecco io ti auguro di trovare una ragazza che senta questa stessa cosa per te.

Samuele: E tu?

Ale: Si, spero anch’io di trovare una donna così. Prima o poi. Ma sai non mi importa perché come ti ho detto il mio lavoro è rompere le scatole a te chicco bello. E credimi non smetterò mai. A proposito bestiaccia, i compiti li hai fatti?

 
 
 
 

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