La bora – 3 marzo, Trieste


 

Maurizio Stagni è un simpatico signore di Trieste che di mestiere fa l’orafo. Mastica quindi forse la parte più alta, più ideale, dell’atto artistico. Quella che unisce in un unico gesto ispirazione e atto.

Maurizio fa da tempo delle cene letterarie nelle quali inserisce poesia, musica, arti visive in un convivio che punta all’incontro, al godimento puro e semplice del quid che sta a monte di ogni espressione.

Questo sabato proporrà un appuntamento sulla bora con alcuni versi (tra le altre cose) dell’amico Sandro Pecchiari e miei. In realtà penso che di ambedue i testi siano un po’ vecchiotti, e devo ammettere fa sempre un certo effetto rileggersi a distanza di tempo. Passano via le vite, le idee, le storie.

Sandro su facebook ha commentato chiedendo ai lettori avete mai provato a baciarvi sotto i refoli della Bora? Indimenticabile sfida erotico/eroica. Una domanda assolutamente provocatoria quanto profondamente tenera.

I miei testi ricordo si rifanno a un tentativo di ricomposizione di una storia che in realtà aveva già passato diverse mareggiate. La cosa che trovo curiosa nel leggere questi testi è appunto la consapevolezza a posteriori che tutto è vano. Le bugie, i tradimenti, i tentativi di ribaltare le prospettive, tutto è inutile quanto le cose belle, le gite a Trieste, il tentativo di rilessicarsi nei luoghi dei primi incontri.

Certo è facile comprendere l’inutilità del male, meno l’inutilità del bene. E ti resta il desiderio, la fame, di trovare una bellezza non incompleta, non fragile, non priva di fondamenta. E ti resta il desiderio di trovare quell’immagine che sia gesto e sia storia e che ti faccia dire come non credere all’esistenza di Dio di fronte alla dolcezza del tuo volto?

Spero dunque di vedervi a Trieste sabato 3 marzo alle ore 19.45 in via degli Artisti 7/A, in oreficeria, all’evento A cena con la bora a mangiare, ad ascoltare, a parlare di poesia. Per chi volesse prenotarsi (è necessario, i posti sono limitati) o sapere costi e quant’altro: 040761056 /3483503407.

Ci saranno anche Elke Burul (voce), Massimo Favento (violoncello) e Denis Zupin (batteria e percussioni).

Di seguito i testi di Sandro Pecchiari e miei con alcuni disegni che troverete esposti in oreficeria.

 
 


 
 

Dei baci in un tempo di vento
di Sandro Pecchiari

 
Non è che forse tu potresti
legarmi forte dentro il vento,
ancora un’ancora di braccia,
di sciarpe, guanti sulle ali,
collante forte sulle suole?
 
Ti sfilo un bacio dalla bocca,
ma oggi il tempo mette i denti,
ci morde e spinge senza freni.
 
Sorpreso, sdrucciolo sul fianco,
difendo te da questa zanna
che sposta sempre sul più bello
il riso tuo dalla mia guancia
e soffia ghiaccio nella giacca
e ruba lesto il tuo berretto.
 
E noi mimiamo una Volta
delle corti del Rinascimento
a balzi e salti sulla strada,
scansando abili il geloso
rivale imperdonabile
che strappa e sgratta sibilando
perché ti bacio mentre guarda.
 
 

 
 

Versi scritti con la bora
di Alessandro Canzian

 
Come la bora, al fine, il vuoto
concentrico delle persone per strada
come fogli che svolazzano,
gli operai al di là della parete,
le persiane chiuse, il tuo
reggiseno abbandonato sotto il letto
e il bacio che ci siamo dimenticati
ieri sera, in un’osteria della città.
 
 


 
 
Mettere bene in fila le posate
perché il vento non le stralci
gettandole a terra come il resto.
Ma qui il vento non può entrare
credo tu stia pensando. Dormi.
Non sai che il vento invade dappertutto
insinuandosi tanto fra i tuoi capelli
quanto nelle lenzuola della sera.
 
 


 
 
Nell’hotel in cui abbiamo dormito
lì dove sbattevano le porte
abbiamo lasciato accidentalmente
una macchia di cibo sulla parete.
Credo di Senape, o un Ketchup
che sarebbe un po’ più nobile
dobbiamo comunque mantenere
un minimo di posa, una macchia
che dice che noi siamo esistiti
in qualche modo, in questo luogo, insieme.