Ho sovrapposto il tuo nome al mio

 
 

È finito il Ritiro Poetico che ho condotto a Ovaro in località Aplis dal 28 al 30 luglio. Un buon gruppo di autori, chi più chi meno avvezzi alla parola poetica. In questi incontri laboratoriali non importa quanto bravo sei a scrivere quanto la capacità che hai di assumere un altro punto di vista. Il mio lavoro, in cambio dell’acquisto di un certo quantitativo di libri della Casa Editrice che dirigo (eh… pur sempre un Editore sono…) che copre tutte le spese vive (mangiare e dormire), consiste appunto nel dare una diversa prospettiva, nel far leggere i testi in un altro modo. Cercando di cogliere dalla realtà circostante gli elementi che rendono il testo più condivisibile e universale. Studiando sia a livello individuale sia a livello di gruppo la discrepanza tra ciò che uno vuole dire e ciò che il lettore capisce. Perché una poesia non è solo ciò che scriviamo ma è anche ciò che riusciamo a dire agli altri. E questo inevitabilmente va a tangere ciò che gli altri capiscono di quanto abbiamo scritto.

La poesia non è solo ispirazione ma è anche efficacia della comunicazione. Bisogna cioè saper dire in un certo modo le cose altrimenti non si fa poesia. Bisogna dargli una forma, una struttura che si appoggia alla realtà. Bisogna anche filtrarle.

Un esercizio interessante che è venuto fuori in questo ritiro, e al quale mi sono prestato anche io, è stata la riscrittura di alcuni testi di un ragazzo che ha partecipato: Cristian Fior. Cristian scrive fondamentalmente d’amore. Sui primi due testi ho chiesto la riscrittura cercando di non tradire troppo (o almeno nella misura del possibile) l’originale. Il terzo testo invece è stata una commissione sulla base di un racconto di Cristian, il quale lavora in un’azienda che produce dolci e ci ha raccontato il contrasto tra l’odore del lievito (che gli evoca il lavoro) e l’odore delle sigarette che sente (lui non fuma) quando esce in pausa. E che evoca libertà.

Di seguito il testo in corsivo di Cristian e la mia rielaborazione. Solo un esercizio, ma che ho trovato divertente:

 
 
 
 
Cuore senza fissa dimora
cerchi l’amore sopra ogni cosa,
vivi la giornata solo per amare
ventiquattro ore su ventiquattro
ami un cuore già impegnato
da tanti amore già strapazzato…
Per lei hai smesso d’amare, confondi un sorriso
per un battito d’amore all’improvviso.
Nomade di un cuore ribelle che per vedere
lei felice venderebbe anche la sua pelle.
Ogni tuo passo verso lei, lei si allontana,
fermati ad aspettare un cuore libero che vuole
solo amare te per sempre…
Tu sei un cuore senza fissa dimora
intrappolato nel cuore di lei
senza essere amato…

 
 
 
 
Ventiquattro ore su ventiquattro
amo un cuore già impegnato,
vivo solo per amarla, per vedere lei
felice, confondo un sorriso con un
battito d’amore all’improvviso.
Venderei anche la mia pelle
per un cuore libero per sempre.
Ma mi s’allontana ad ogni passo
ed io, io, senza fissa dimora l’amo.
 
 
 
 
 
 
Ho sovrapposto il tuo nome al mio.
In qualunque modo leggo sempre
lo stesso significato sia da destra
che da sinistra o viceversa…
Racchiusa in una sola parola con cinque
lettere, nemmeno il tempo è riuscito
a scalfire il nostro amore.
Noi due, due persone che si amano,
due cuori racchiusi in una sola parola.
Amore.

 
 
 
 
Ho sovrapposto il tuo nome al mio
e in qualunque modo lo giro
vi trovo un palindromo. Da
destra a sinistra il tempo
non è riuscito a scalfirlo, da
sinistra a destra siamo parole
che si amano in una sola persona.
E siamo un solo significato.
 
 
 
 
 
 

Di seguito invece il testo che ho chiesto di scrivere:

 
 
 
 
Esco dalla fabbrica alle dieci
per fare una pausa dal lievito
impastato fra le mani.
Mi resta ancora, anche a casa.
Esco dalla fabbrica alle dieci
e sento quell’odore di sigaretta
dei colleghi che sorridono.
Mi resta fra i vestiti, appeso
ma per troppo poco tempo.
Così vorrei tu mi rimanessi appesa
per un tempo più lungo d’una pausa.
 
 
 
 

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