È nato prima l’uovo o la gallina?

 

È nato prima l’uovo o la gallina? Questa è un’affermazione tanto banale quanto necessaria quando ci si approccia a casi come quello di Francesco Sole. Di cui tutti stanno parlando di fatto donandogli una pubblicità enorme. Perché la regola è sempre quella: non importa come se ne parli, nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli.

Dunque: è nato prima l’uovo o la gallina? È nato prima Ti voglio bene o i suoi lettori? Perché se Mondadori, che è una Casa Editrice e leggi con questo attività commerciale pubblica Francesco Sole un motivo ci deve essere. E non stiamo parlando di decadenza dell’Editoria italiana ma di semplici regole di mercato. Quel libro può vendere migliaia e migliaia di copie. Perché? Nel senso (dividiamo la domanda in due): perché ci possono essere migliaia di persone che comprano Ti voglio bene e perché Mondadori ha bisogno di vendere migliaia di copie di un libro?

Partiamo dalla seconda domanda che è la più semplice. Mondadori è una Casa Editrice (come ho già detto) e questo significa che è un’attività commerciale. Ha costi, spese, stipendi da pagare. Il libro di Francesco Sole darà lo stipendio a diverse persone. Qui non siamo a una critica alle scelte della Bianca Einaudi o dello Specchio Mondadori ma semplicemente all’applicazione del concetto che in Editoria si chiama dell’equilibrio. Io Editore posso arrivare a vergognarmi di pubblicare un libro mediocre ma che so che venderà, e lo pubblico (sono costretto a pubblicarlo) perché grazie alle entrate di quel libro starò in piedi e magari potrò addirittura pubblicarne uno di qualità, che so già venderà quasi quanto le proverbiali previsioni manzoniane. Oltre a tutto questo direi che in un momento come quello odierno poter pagare degli stipendi non è certo cosa da buttare via.

E questo ci porta alla prima domanda: perché Sole può vendere migliaia di copie? Anche in questo non c’entra nulla la decadenza della poesia italiana perché non stiamo parlando di un’uscita nella Bianca Einaudi o nello Specchio Mondadori. Che già hanno le loro problematiche ma questo libro specifico, il Ti voglio bene, è la classica lavatrice che ha lo schermo più grande e per questo vende di più. Una cosa che piace alla gente, un oggetto, un prodotto commerciale come le canzoni di Rovazzi. E, nel suo ambito, ha tutto il diritto di esistere.

E qui torniamo alla domanda iniziale: è nato prima l’uovo o la gallina? È nato prima il libro di Sole o sono nati prima gli acquirenti del libro di Sole? È Mondadori che crea un gusto o sono le persone che richiedono quel prodotto? Personalmente considero la capacità di creare un gusto, una richiesta nuova, una genialata modello Steve Jobs che forse va un po’ troppo oltre gli interessi dell’attuale Mondadori. Per cui mettiamoci il cuore in pace e accettiamo che non c’è molta differenza tra il successo dei fidget spinner (che già ha una storia travagliata di suo) e la pubblicazione di Ti voglio bene. Sono fenomeni momentanei che sono capaci di attrarre moltissima attenzione da parte di un certo target di persone.

Ho sentito dire da un amico che Sole è un’altra variante di Moccia e ho trovato l’affermazione assolutamente pertinente ed esatta. E non è colpa di Sole così come non è colpa di Moccia così come non è colpa di Mondadori. Altrimenti bisognerebbe cominciare a vergognarsi di tutti i fenomeni del momento, dai vecchi Power Rangers in poi. Ciò che di sbagliato trovo in tutta la questione non è la pubblicazione in sé quanto l’ipocrisia delle critiche. Ipocrisia non volontaria, lo dico subito, o almeno così la voglio intendere. Perché dichiarare la decadenza dell’Editoria italiana, urlare allo scandalo, fare tutte le belle capriole tra citazioni e citazionine di autori che bisognerebbe che la grande editoria pubblicasse ma quegli squali non lo fanno, pensano solo ai soldi è oltremodo imbecille.

Ovviamente non ce l’ho con nessuno in particolare, ma facciamo due conti. Quanti poeti ci sono in Italia? Avevo sentito da un vecchio (ma non troppo) censimento che sono 3 milioni. Se questi 3 milioni di autori comprassero regolarmente un libro di poesia di qualità al mese avremmo 3 milioni di libri venduti al mese che fanno 36 milioni di libri all’anno per un fatturato in entrata di 360 milioni di euro all’anno. Qui poi si trova sempre l’autore di turno che prontamente si deresponsabilizza dicendo che ha già acquistato 80 libri il mese scorso quanto l’autore di turno che dichiara che la poesia deve circolare liberamente e che legge tutto in rete (mi è capitato, letteralmente). Il punto però resta sempre lo stesso: carta canta. I dati sono questi: siamo ben lontani dal vendere 36 milioni di libri all’anno. E attenzione: ho fatto un discorso semplicemente sui poeti, cioè sulle persone che dovrebbero essere più motivate a comprare libri di poesia perché per loro oltre ad essere una responsabilità culturale dovrebbe essere quasi una responsabilità professionale.

Chiudendo voglio dire che la cosa più deprimente di Ti voglio bene non è Francesco Sole ma sono tutti quei poeti che s’indignano ma che poi non colgono l’occasione per mettersi a tavolino e dire come posso partecipare al dibattito poetico attuale? Come posso scrivere qualcosa di importante? Perché, proprio come è sempre più facile dare la colpa agli altri che non comprano è molto più facile criticare che lavorare. La poesia non verrà annichilita da Francesco Sole perché la poesia è un lavoro, un lavoro serio, che si fa per far progredire l’umanità. Perché non basta avere computer sempre più potenti o tecnologie sempre più fantascientifiche, abbiamo anche bisogno di poesie vere che ci ricordino chi siamo.

 
 
 
 

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