Blue Whale e la responsabilità dei Poeti


 

Blue Whale è un gioco che non conoscevo e avverto subito non è giunto alla mia attenzione tramite servizi modello Iene o altro. Tengo a specificare questo aspetto in quanto spesso tali servizi tendono a creare allarmismi che servono in buona sostanza a portare a casa pranzo e cena (loop inevitabile, quando ci si basa su una dinamica commerciale bisogna offrire quanto la gente chiede, e la massa storicamente chiede allarmismo, impatto emozionale). Ho visto per caso in un sito le regole del gioco, solo le regole, e ipotizzando l’ennesima bufala ho fatto una piccola ricerca. Solo in Russia più di 150 ragazzi suicidi. In Italia l’allarme è talmente alto che i gestori telefonici di fatto stanno monitorando i messaggi che vengono scambiati e, in caso di corrispondenza di alcuni termini, chiamano la polizia (un caso nell’Erbese). Anche qui vicino a casa mia è giunta notizia proprio oggi, in un quotidiano, di una tredicenne che sembra ci stia giocando (i Carabinieri stanno indagando). Sembra, in quanto poi il Corriere della Sera compie un’analisi che in realtà va controcorrente e punta a dimostrarne l’inesistenza, la sostanziale leggenda metropolitana.

L’altra mattina infine mi sono svegliato e, come al solito lottando con mio figlio di dieci anni perché si lavasse e si vestisse entro i 7 secondi che ormai mancavano alla campanella della scuola, mi sono accorto che si era scritto sulle cosce le lettere A e D intrecciate. Credo sia facilmente immaginabile che, nonostante la distanza palese tra quelle lettere e le modalità di Blue Whale (che tra poco esporrò) mi si è gelato il sangue. La prima cosa che mi è venuta d’istinto (retaggio dell’educazione di qualche generazione fa) è stato il dirgli: ragazzo stai giocando a un gioco che dice che ti devi incidere delle lettere sul corpo? Perché se ti fai male ti faccio male prima io, e se vuoi adesso ti giro due sberloni per sottolineare il concetto!

Mi piacerebbe poter dire che ovviamente mio figlio non c’entra nulla, ma fino a che non supereremo la fase adolescenziale temo che termini inerenti la sfera della certezza saranno in qualche modo fuori luogo. Ad ogni modo mi ha detto di non sapere nulla di quel gioco e che quelle lettere sono una cosa che gli è venuta in mente e che anche lui sta cercando di capire. Intrecciando le lettere A e D viene fuori un simbolo che contiene anche la U. Ho quindi interpretato questa sua posizione come una sorta di primissimo interesse per i tatuaggi, cosa che non amo ma che resta nella sfera della scelta personale per cui, a un certo punto, se li vorrà fare lì farà (io sono uno di quei genitori così innamorati del corpo del figlio che non gli farei cambiare una virgola, ma questo è evidentemente un problema mio).

Ad ogni modo questo piccolo caso mi ha fatto riflettere sul gioco incriminato che, a prescindere dal fatto che sia reale o fake, ha come conseguenza che alcuni ragazzi lo tentano. Quindi vediamone un po’ le regole:

1. Incidete sulla vostra mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore.
2. Alzatevi alle 4.20 del mattino e guardate video psichedelici e dell’orrore che il curatore vi  ha inviato direttamente.
3. Tagliatevi il braccio con un rasoio lungo le vene, ma non troppo profondi. Solo tre tagli, poi inviate la foto al curatore.
4. Disegnate una balena su un pezzo di carta e inviate una foto al curatore.
5. Se siete pronti a “diventare una balena” incidetevi “yes” su una gamba. Se non lo siete tagliatevi molte volte. Dovete punirvi.
6. Sfida misteriosa.
7.  Incidetevi sulla mano con il rasoio “f57” e inviate una foto al curatore.
8. Scrivete “#i_am_whale” nel vostro status di VKontakte.
9. Dovete superare la vostra paura.
10. Dovete svegliarvi alle 4.20 del mattino e andare sul tetto di un palazzo altissimo.
11. Incidetevi con il rasoio una balena sulla mano e inviate la foto al curatore.
12. Guardate video psichedelici e dell’orrore tutto il giorno.
13. Ascoltate la musica che vi inviano i curatori.
14. Tagliatevi il labbro.
15. Passate un ago sulla vostra mano più volte.
16. Procuratevi del dolore, fatevi del male.
17. Andate sul tetto del palazzo più alto e state sul cornicione per un po’ di tempo.
18. Andate su un ponte e state sul bordo.
19. Salite su una gru o almeno cercate di farlo.
20.  Il curatore controlla se siete affidabili.
21. Abbiate una conversazione “con una balena” (con un altro giocatore come voi o con un curatore) su Skype.
22. Andate su un tetto e sedetevi sul bordo con le gambe a penzoloni.
23. Un’altra sfida misteriosa.
24. Compito segreto.
25. Abbiate un incontro con una “balena”.
26. Il curatore vi dirà la data della vostra morte e voi dovrete accettarla.
27. Alzatevi alle 4.20 del mattino e andate sui binari di una stazione ferroviaria.
28. Non parlate con nessuno per tutto il giorno.
29. Fate un messaggio vocale dove dite che siete una balena

Le regole dalla 30 alla 49 sono poi identiche: ogni giorno svegliatevi alle 4.20, guardate video horror, ascoltate la musica che il curatore vi manda, fatevi un taglio sul corpo al giorno, parlate a “una balena”

50 – Saltate da un edificio alto. Prendetevi la vostra vita.

Il gioco come è evidente punta a dare un significato, un obiettivo, alla vita o alla percezione della vita del ragazzo, del bambino. E il fatto che ci riesca fa nascere una domanda che in realtà non è certo nuova: perché? Dico che tale domanda non è nuova perché in qualche misura tutte le generazioni giovani degli ultimi decenni hanno tentato strade suicide. Chi la droga, chi le sette, chi la violenza contro gli altri. In una storia recente in cui ragazzi non riescono a colmare un vuoto che forse perfino gli adulti hanno rinunciato a risolvere (pensando agli italiani non possiamo proprio dire d’essere un popolo sereno, uscendo da casa nostra non possiamo non prendere atto che i Trump non nascono dal nulla).

Sono cose diverse, è vero, i Trump e la noia esistenziale dei ragazzi, ma il buco di fondo rischia di essere molto simile. Un buco che di per sé ha una sua ragion d’essere che storicamente non è certo una novità, ma che oggi più di altri periodi non ha nulla che tenta la contrapposizione, il contrappeso.

Essendo io un Editore di poesia ed essendo profondamente convinto che uno deve parlare di ciò che sa non posso che far riferimento ai poeti. Poeti che incontro ogni giorno, che leggo ogni giorno, che vivo continuamente a tutti i livelli e ai quali io, forse un po’ utopicamente, chiedo ancora un obiettivo, un’utilità. Quando incontri autori che mi chiedono di leggere le loro opere la prima cosa che domando è: a cosa serve quello che hai scritto? Perché qualcun altro dovrebbe leggerti?

Spesso non hanno una risposta. Presi come sono dal considerare il loro piccolissimo mondo emozionale come una chiave di volta della storia umana si concentrano solo sull’esprimere quello che pensano e provano di esperienze e occasioni private senza alcuna prospettiva. Molti di questi poi ci aggiungono spettacoli, immagini, musica per supplire a una carenza di fondo. Finendo inevitabilmente con l’utilizzare la parola semplicemente per mettersi in mostra. Un continuo egotismo fine se stesso. A livello più alto ho poi l’impressione che la definizione poetica sia diventata una sorta di testimonianza che non tenta nemmeno più il salto costruttivo, l’osare una prospettiva nuova. E intanto viene fuori la storia di Blue Whale e io mi chiedo perché i poeti non cominciano a costruire un senso laddove la società non lo trova da solo.

Perché è anche questo il compito dei poeti. Creare nuove prospettive, nuove impostazioni della realtà consapevoli delle conseguenze. Dare un punto di vista diverso che testimoni il buio ma dia anche la chiave di lettura per la possibilità della luce. A prescindere dall’autore. La poesia è un qualcosa che vive oltre chi l’ha scritta e segue percorsi che sono ben oltre le possibilità del poeta. Il quale può e deve metterci un’intenzionalità fatta di studio del linguaggio, della storia e della propria contemporaneità.

La poesia insomma è una responsabilità anche verso questi ragazzi che si scaricano e giocano a Blue Whale. Una responsabilità che va oltre il poeta e dove anzi il poeta sparisce perché non ha peso né significato. Contrariamente a quanto vorrebbe la maggior parte di noi gli uomini non hanno importanza, la hanno le loro idee. E nel momento in cui vengono continuamente proposte poesie che non creano idee, non danno nulla di costruttivo alla società e a quei ragazzi, i poeti evidentemente hanno rinunciato alla loro responsabilità per soddisfare unilateralmente se stessi. Diventando semplici spettacoli, cabaret di se stessi.

Io parlo della poesia perché di questo mi occupo. Ma il medesimo discorso va fatto anche per tutte le altre sfere del pensiero umano.

 
 
 
 

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