La verità sugli Editori


 

E dunque anche un Editore una mattina si può svegliare e dire basta mentire! Io oggi, e so che verrò screditato e perseguitato per questo, voglio dire la verità sulla vita di un Editore nel 2017 in Italia.

Basta dire che siamo morti di fame! Basta dire che non vendiamo libri! La crisi dell’Editoria italiana è una bella bufala che ci siamo inventati per non dover pagare le tasse sui libri che vendiamo. Ma poi scusate era anche abbastanza ovvio. Ogni giorno in Italia nascono dai 500 ai 2000 nuovi Editori, solo uno stolto non potrebbe accorgersi che se continuano a nascere Editori come funghi evidentemente c’è da guadagnarci, e anche bene. E della Fiera di Torino vogliamo parlarne? Non sapevano più dove mettere i clienti e hanno dovuto sdoppiarla perché il limite fisico della Fiera, la location, non conteneva più il pubblico e di conseguenza il volume d’affari. Sdoppiandola gli Editori possono continuare a vendere tranquillamente gli scatoloni di libri che vendono ogni giorno alle Fiere.

Ma facciamo due conti come si suol dire della serva: con l’avvento della tipografia digitale i costi di produzione si sono abbattuti del 98,7%. Fare un libro oggi costa poco o niente. Fumare costa letteralmente di più! Prendiamo ad esempio un volume in bianco e nero, copertina a colori, togliamoci la rilegatura a filo refe perché anche se costa dal 40 al 70% in meno della fresata (la fresata per intendersi sono i fogli incollati alla copertina, la filo refe invece sono le segnature legate col filo, che poi ricorderete quello scandalo di cinque/sei anni quando la Guardia di Finanza ha scoperto che le tipografie usavano gli immigrati per ordinare le segnature e incollarle alle copertine) rischia di dare un’immagine dell’Editore troppo ricca, mentre come ho già detto è tutta intenzione dell’Editore apparire quasi a livello di un nullatenente.

Ragioniamo sulla tiratura. Un piccolo Editore non andrà oltre le mille copie. Un Editore medio duemila, un grande Editore da duemila in su. Se poi parliamo di Poesia si dice che non si stampano più di 300/400 copie. Altra bella balla! Facciamoci due conti: Mille copie (non ragioniamo nemmeno sotto le mille copie perché pare il teatro dell’assurdo, eppure è una balla che regge benissimo, ma sappiamo che l’italiano medio non si fa tante domande, basta abbia carico lo smartphone) in vendita sono un’entrata potenziale di dieci mila euro (se il libro costa 10 euro). Su questi dieci mila euro togli il 15% alle librerie (nel caso di un rapporto di conto vendita, motivo per cui stanno chiudendo tutte, hanno margini troppo risicati ma noi Editori abbiamo il coltello dalla parte del manico, senza di noi la libreria non esiste) oppure il 25% ai distributori (una volta si parlava di 50/60%, ma con la crisi anche loro hanno dovuto abbassare le percentuali altrimenti non lavoravano perché senza un Editore nemmeno il distributore esiste, anche in questo caso è l’Editore a farla da padrone perché di fatto non abbiamo bisogno del distributore, possiamo lavorare benissimo con la libreria in conto vendita con un margine superiore). Abbiamo quindi o un guadagno di 850 euro oppure di 750 euro. Restiamo sul guadagno dato dal distributore: 750 euro. Da questi nemmeno contiamo l’iva perché è irrisoria, è il 4% (motivo per cui l’iva sugli altri generi è al 22%, per abbassare quella dell’Editoria hanno alzato tutte le altre). Da questi togliamo però il costo della tipografia, 70 euro. Perchè oggi fare un libro in mille copie non costa più di 70 euro. Anche in questo caso le tipografie hanno dovuto abbassare talmente tanto i costi perché gli Editori minacciavano di andare in Cina a stampare (motivo per cui le tipografie, per vivere, hanno assunto irregolarmente immigrati per cucire le copertine). Abbiamo dunque un guadagno di 680 euro. Anche l’ultimo degli imbecilli si renderà conto che su questi conti non ci si può stare.

Ecco perché i dati forniti dagli Editori sono falsi! Eppure nessuno si chiede (o ci chiede) come facciamo a portare avanti delle attività di fatto fallimentari. La risposta è presto detta: non lo sono. Oggi fare un libro in mille copie o in diecimila copie costa il 5% in più. E il 5% di 70 euro sono 3,5 euro. Gli Editori oggi dichiarano una tiratura ma in realtà ne fanno spesso dieci volte di più! E perché? E qui la furbata che sta portando avanti l’Editoria italiana da almeno 20 anni. C’è una legge nazionale che dice che più libri fai più lo stato ti dà soldi. L’Italia è una delle nazioni che più investe in cultura (si ricordi il caso dell’iva alzata al 22% per abbassare quella editoriale). Oltre a questo da quando nel 2000 sono arrivate le ondate di extracomunitari (prima ancora dei migranti) con le varie leggi Bossi-Fini, gli Editori hanno cominciato a vendere libri come pane. Bengalesi, ucraini, tunisini, comprano almeno almeno a testa 100/120 libri al mese. Però non si fidano delle librerie, di Amazon, questi ti vengono direttamente a casa soldi in mano e vogliono i libri. E il bello di questa modalità è che questi introiti non sono rintracciabili.

Ora voi direte: ma come? Stampi dieci mila copie di un libro per avere soldi dallo stato ma dichiari di non venderli? Si! Questa è l’Italia. Vogliamo pensare alla vendita delle auto sempre più veloci quando i limiti sono a 50, 70, 90, 130 km/h? Vogliamo pensare ai pacchetti di sigarette dove c’è la pubblicità che dice che fumare fa male ma poi lo Stato ci guadagna sulla vendita di ogni pacchetto? Vogliamo pensare all’amianto illegale in Italia ma non c’è nessuna legge che obblighi a toglierlo? Insomma l’Italia è la patria delle leggi che poi restano sulla carta perché manca il controllo. E su questo la Lobby degli Editori ci campa da anni. Perché di Lobby si parla, basti pensare alle pressioni che sono state fatte a livello europeo per togliere il diritto autoriale.

Un piccolo-medio Editore oggi guadagna dai 900 mila ai 2 milioni di euro anni, e dichiara spesso solo 20 o 50 mila euro. E tutti sono contenti, tutti danno la colpa alla crisi, alla mancanza di lettori. Ma non è così!

 
 
 
 

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