Poesie pornografiche


 

La pornografia è la rappresentazione di soggetti osceni per mezzo di discorsi, scritti, disegni, fotografie o spettacoli. Ho cercato in queste poesie di esplorare più che un ambito sessuale un linguaggio a me non abituale ritrovandomi in qualche modo nel significato del termine. Sono poesie infatti che scopro io stesso (in fondo avrei voluto parlare molto più di sesso) focalizzate sull’oscenità dell’amore, del rapporto uomo/donna. E anche in questo caso l’etimologia mi viene in aiuto: osceno deriva da obscènus, ciò che non si può o non si vuole mostrare sul palco, sulla scena.

Non serve dire, chi leggerà capirà immediatamente, che in qualche modo questi testi traggono ispirazione dalle Poesie di Manuela di Peter Russell, che ieri mi è capitato di recensire in Laboratori Poesia (qui). Non a caso ho voluto chiudere con la sua stessa chiusa.

Chiedo quindi scusa ai miei lettori per i termini a volte scurrili e per farmi subito perdonare metto un vecchio omaggio di Patrizia Disidoro che, meglio di me, ha trattato la materia in un video che ho trovato strepitoso (mio testo a parte).

 
 

 
 

POESIE PORNOGRAFICHE


 

Non capirsi è terribile –
non capirsi e abbracciarsi,
ma benché sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.

Evgenij Aleksandrovic Evtushenko

 
 
Ieri
 
Ieri faticavo a parlare
e la saliva m’annegava la bocca
a vedere le tue tette così esposte
e t’avrei presa da dietro
in quei pantaloni larghi e leggeri
che nemmeno mi piacciono
come tu nemmeno mi piaci
e Sandro mi guardava capendo
quanta solitudine in questo.

 
 

 
 

Istruzioni per l’uso
 
Mi sveglio di notte e la casa
puzza di piedi sporchi e un dente rotto
e perfino la tenda si è rotta
e la cucina odora di birra
e il letto s’è sfondato in mezzo
e il buio non ha capelli di donna
da prendere e fasciare
a farci l’amore ubriachi.

 
 
 
 

Le parole dei poeti
 
A parlare coi poeti si sente
solo parlare di sesso, di piedi
bianchi e maturi e di denti
che a volte fanno male e di culi
che sono belli e non importa
se settenari o endecasillabi
perché l’amore è un’assonanza
che non sarà mai perfetta.

 
 
 
 

Domenica mattina
 
Di domenica mattina l’aprile
ha la commedia d’una donna nel letto
che gemmea lillà fra le cosce
e ti dice senti l’odore
ma non mi toccare, non basti,
devi chiedere scusa – so
anch’io che di fronte a Dio
siamo sempre colpevoli.

 
 
 
 

Il nome sul muro
 
Ho scritto sul muro vicino
al letto un nome di donna
che non conosco. Ecco questa
sarà la prossima mi sono detto
e poi l’ho anche disegnata
nuda in quello che restava
e mi sono accorto che in mezzo
alle cosce le era finito
– imperdonabile – un sorriso.

 
 
 
 

Ancora domenica mattina
 
Le morbide colline di donna
credo d’avere letto da Neruda
appena fatto il caffé e sporcato
un po’ a terra con lo zucchero
assomigliano alle orge di Kundera
che sono un esilio del cuore – parlo
da solo come i matti, lo so,
mentre lei si soddisfa sul letto.

 
 
 
 

Gianmario
 
Non sei capace di scrivere
poesie pornografiche per questo
Gianmario diceva che sei
solo un fanciullo che piange. Ti
sembrano poesie serie? Dove
sono i pompini e i culi sfondati,
dov’è lo stile accademico
dello sculacciare una donna?

 
 
 
 

La nona notte
 
La nona notte lei torna vestita
solo di un reggiseno leggero
che sa che mi piace e la guardo
e ha quel profumo che sa
amo respirarle nel buio
e ti darei tutto quello che
il tuo cuore desidera
ma non ti renderebbe felice.
 
 
 
 
 
 


 
 
 
 
 
 

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