La ragazza Carla – Elio Pagliarani

pagliarani

foto di Dino Ignani

 
 

La ragazza Carla è un poemetto di Elio Pagliarani scritto tra il settembre 1954 e l’agosto 1957. Uno straordinario racconto di un personaggio, Carla Dondi fu Ambrogio di anni / diciassette primo impiego stenodatilo / all’ombra del Duomo, che fotografa una situazione sociale e soprattutto il rapporto (più o meno privo di aspettative) dell’uomo con una società che si muove suo malgrado, a prescindere da lui.

La ragazza Carla è il punto di partenza (e forse di arrivo) del mio Condominio S.I.M. e in uno scritto di Andrea Donaera ho ritrovato determinate meccaniche che sono decisamente attuali sia in Pagliarani sia nel mio tentativo di poemetto (si veda Anna). Anche se oggi credo questo aspetto dovrebbe essere molto più imponente e soffocante di quanto Pagliarani poteva intendere a causa di una situazione ancor più radicata che si è trasformata in una forma di aggressività sia verso l’altro sia verso se stessi. Senza una vera e propria soluzione.

Lacan recupera un altro concetto dal secondo Freud: Todestrieb, cioè la pulsione di morte, che ogni individuo contrappone inconsciamente al principio di piacere. Un aspetto che approfondisce ulteriormente gli aspetti maggiormente torbidi della psiche. La caratteristica della pulsione di morte, per Freud, è il suo verificarsi in azioni che si ripetono; la sua struttura è la ripetizione, la coazione a ripetere: è una forza che “tende a riprodurre dei comportamenti che giocano un ruolo di godimento per l’inconscio, anche quando essi ledono la vita” (Pesare, 2015, p. 105). L’orgasmo che Carla cerca è proprio questo: una petite mort quotidiana (Non le mancava niente, c’era tutta / come la sera prima), una coazione a ripetere divenuta squallidamente meccanica ma necessaria per aversi, sentirsi – si strofina è il verbo che usa Pagliarani per designare il corpo della ragazza: come un oggetto da pulire da una qualche sporcizia.

Eppure c’è sofferenza in questo manchevole tentativo di sfuggire, attraverso la jouissance, all’esperienza alienata del quotidiano: Ha una voglia / di piangere, di compatirsi / ma senza fantasia / come può immaginare di commuoversi?: è impossibile orientare il proprio desiderio senza fantasia, senza un fantasma che riproduca quel qualcosa che determina il nostro desiderare, la Cosa, il misterioso Altro verso il quale tende il godimento dell’inconscio. Nel Seminario VII Lacan introduce anche questa figura: La Cosa, Das Ding, il quid smarrito per sempre attraverso la castrazione del Grande Altro, ma verso il quale ogni soggetto continua a tendere, anelando una jouissance impossibile da replicare se non attraverso fantasmi, riproduzioni.

Carla sembra non riuscire a rintracciare nemmeno un fantasma, una fantasia che la possa far commuovere, che le permetta di compatirsi per la sua condizione, che le procuri godimento. Tira il collo all’indietro: si procura il suo orgasmo meccanico, la sua piccola morte quotidiana e inutile – ed ecco tutto.

estratto da Pagliarani, Lacan, La ragazza Carla: una psicoanalisi letteraria

 
 
 
 

La ragazza Carla

 
 

Un amico psichiatra mi riferisce di una giovane impiegata tanto poco allenata
alle domeniche cittadine che, spesso, il sabato, si prende un sonnifero,
opportunamente dosato, che la faccia dormire fino al lunedì.
Ha un senso dedicare a quella ragazza questa «Ragazza Carla»?

 
 

I

 
 

1

 
Di là dal ponte della ferrovia
una trasversa di viale Ripamonti
c’è la casa di Carla, di sua madre, e di Angelo e Nerina.
 
Il ponte sta lì buono e sotto passano
treni carri vagoni frenatori e mandrie dei macelli
e sopra passa il tram, la filovia di fianco, la gente che
[cammina
i camion della frutta di Romagna.
 
Chi c’è nato vicino a questi posti
non gli passa neppure per la mente
come è utile averci un’abitudine
 
Le abitudini si fanno con la pelle
così tutti ce l’hanno se hanno pelle
 
Ma c’è il momento che l’abito non tiene
chissà che cosa insiste nel circuito
                              o fa contatto
                                            o prende la tangente
allora la burrasca
                   periferica, di terra,
il ponte se lo copre e spazza e qualcheduno
può cascar sotto
e i film che Carla non li può soffrire
un film di Jean Gabin può dire il vero
è forse il fischio e nebbia o il disperato
stridere di ferrame o il tuo cuore sorpreso, spaventato
il cuore impreparato, per esempio, a due mani
che piombano sul petto
 
Solo pudore non è che la fa andare
fuggitiva nei boschi di cemento
o il contagio spinoso della mano.
 
 
 
 

2

 
Il satiro dei boschi di cemento
rincasa disgustato
                   è questo dunque
che ci abbiamo nel sangue?
 
                             O saranno gli occhiali? Intanto è ora
                              che si faccia cambiar la montatura.
 
 
 
 

3

 
Se si diventa grandi quando s’allungano
le notti, e brevi i giorni
                              ecco ci sono dentro
sembra a Carla di credere, e sta attenta a non muoversi
ché il sonno di sua madre è così lieve nel divano accanto
– ma dormirà davvero, con Angelo e Nerina
che fanno cigolare il vecchio letto
                                      della mamma!
e Carla ne commisura il ritmo al polso, intanto che sudore
e pelle d’oca e brividi di freddo e vampe di calore
spremono tutti gli umori del suo corpo. E quelle
grida brevi, quei respiri che sanno d’animale o riso nella
[strozza
ci vogliono
         all’amore?
                   E Piero sul ponte, e la gente –
                   tutta così?
 
S’addormenta che corre in una notte
che non promette alba
                              sul ponte che sta fermo e lì rimane
e Carla anche.
 
 
 
 

4

 
La madre fa pantofole, e adesso che Nerina ha suo marito
c’è Carla che l’aiuta: infila l’ago, taglia le pezze
fa disegni buffi, un fiocco rosso
in cima, un nastrino di seta
                           che non vanno
chi compera pantofole dalle Dondi
non ha civetterie: le vecchie vogliono le prove,
e pantofole calde, pagamento più tardi che si può
 
due anni che una signora Ernani ha da pagare
le sue trecento lire, e puzza di liquori
 
le giovani sposate sono sceme, alle cose gentili non ci
[vogliono
nemmeno un po’ di bene, anzi le guardano con rabbia
man mano che col tempo si dimenticano
d’esser state ragazze da marito
 
Qui non si nega che si possa
morire un giorno con un fiocco al collo
uno scialle di seta vivacissimo,
ma è proprio questo: che se torna il nastro
è segno che la donna ecco è già stanca
spremuta tutta, fatta parassita
estranea ai fornelli straniera alla vita
ai calzoni, che pendono in giro frusti
in attesa del ferro da stiro.
 
 
 
 

5

 
Nerina l’ha trovato e s’è sposata,
sono saliti insieme tante volte
sul tram, che è parso naturale (lui
la guardava bene, senza asprezza
e senza incanto – e non ce n’era
tanti)
 
S’è sposata pulita
anche se s’era spinta un poco avanti
e il viaggio di nozze è restato una promessa
per più buoni anni avanti.
 
Ma Nerina non è stata fortunata
Nerina non ha fatto un buon affare:
in parte si vedeva e in parte fu deciso
così: che Angelo è un abulico,
non è cattivo Angelo ma s’è portato dietro i reumatismi
dalla Germania, e non si muove e non si scrolla
va troppo spesso al cinema
 
(Alla ditta hanno detto alla signora
fa bene in officina, ma non è
affabile, e chi lo sa come la pensa?) Sì, e prende
ventiseimila con la contingenza.
 
Lo sapeva anche prima, anche la madre,
e loro gli hanno offerto anche la casa
ma viverci è diverso
è diverso star dentro
e questo, se qualcuno lo sa, è la sua mamma
lei che il numero dei giorni
strappati con le unghie al calendario e trascinati dietro
come un ladro trascina refurtive incommerciabili
porta scritto sul volto e sulle spalle.
 
 
 
 

6

 
A Carla suo cognato non le piace
dalla sera del dolce: fidanzato era stato a casa loro
a pranzo, e in fondo, quando c’era il dolce
e tre piatti da dolce e quattro bocche
toccò a Carla pigliarsi la sua parte
in cucina, nel fondo del tegame.
 
Da questo si capisce che la Carla
l’hanno cresciuta male,
         quando mai
s’era vista una festa come quella
l’altr’anno, quindici anni, a carnevale?
 
a lei tutto il superfluo di affetti e di ricchezza
e la scuola serale
 
che se nasceva maschio, vuoi vedere
che la vedova lo faceva ragioniere?
 
 
 
 

7

 
È dalla fine estate che va a scuola
Guida tecnica per l’uso razionale
della macchina
         la serale
di faccia alla Bocconi, ma già più
Metodo principe
per l’apprendimento
della dattilografia con tutte dieci
le dita
non capisce se è un gran bene, come pareva in casa,
spendere quelle duemila lire al mese
Vantaggi dell’autentico
utilità fisiologica, risultato
duraturo, corretta scrittura
velocità resistenza
 
piano didattico paragrafo primo
 
La scuola d’una volta, il suo grembiule
tutto di seta vera, una maestra molto bella
i problemi coi mattoni e le case, e già dicevano la guerra
Mussolini la Francia l’Inghilterra.
Qui di gente un campionario: sei uomini e diciotto
donne, più le due che fanno scuola
Nella parte centrale del carrello, solidale ad esso
ecco il rullo
C’è poca luce e il gesso va negli occhi
Nel battere a macchina le dita
devono percuotere decisamente
i tasti e lasciarli liberi, immediatamente
Come ridono queste ragazze e quell’uomo anziano che fa
[steno
e non sa, non sa tener la penna in mano
Ciascun esercizio deve continuarsi
sino ad ottenere almeno
tre ripetizioni consecutive
senza errore alcuno e perfettamente
incolonnate
O quella povera zoppina, la più svelta
a macchina
Quando il dispositivo per l’inversione
automatica del movimento del nastro, o per difetto
di lubrificazione o per mancanza
del gancio
         non funziona
O Maria Pia Zurlini ch’era nata
ricca e ha già trent’anni e disperati
sorrisini
                   l’inversione
si può provocare in vari modi:
colle mani.
 
 
 
 

8

 
Studiava senza voglia, ma studiava
a casa si sa bene che un purgante
va preso, e a tempo debito, però
chissà cosa voleva; intanto Angelo
doveva andare a prenderla all’uscita
 
In Germania lavoravano nei campi
le ragazze, con zappe e con forconi
e tu che cosa aspetti?
 
Allora si fa avanti e l’accompagna Piero
che fa stenografia perché non vuole
fare il ciclista col padre, un impiego
gli piace di più, porta gli occhiali
A Piero piace il calcio e non lo gioca
mai o troppo poco e forse c’è qualcosa
che gli torce il tronco nel suo sviluppo
e non prende le cose come vengono e senz’armi
e all’insaputa di sé si mette in lotta con l’ambiente.
 
 
 
 

9

 
Ma quei due
hanno avuto poche sere per parlare
la prima fu d’impaccio
                             la seconda
che risero ragazzi per un tale
che parlava da solo d’una bomba
                                    e un altro poco
altro che bomba, all’incrocio di via Meda
la circolare lo piglia sotto se non era svelto
il tranviere
urli, sfoghi pittoreschi e qualcheduno
pronto a far capannello, al raduno
scappano i cani, si tormenta il pizzetto
il bravo ometto ebete e la dentiera.
 
Dialogo che possiamo immaginare, un vestito sciupato
[troppo in fretta
e tira e molla – barba ometto bomba, che ridere che
[piangere
dialogo che possiamo immaginare, uno così voleva
[riparare
una bicicletta scassata e aveva fretta
                                    fino al portone di Carla
persuasi della colpa originale.
                               La terza
un istinto battagliero
                        li condusse a passare per il parco
e fu peggio, che un silenzio
gli cadde addosso e Carla aveva freddo
e Piero zitto e lei anche nel parco di dicembre
                                      Chi sarà questo Ravizza?
chiese Piero, e pentito si nascose
le mani in tasca, che gli davan noia.
Poi uscirono, che zone luminose, allora
qui a Milano,
              a Carla assorta e lieve
Piero prese a dire:
                        Marcia,
                       quest’anno,
                             il campionato,
                                     che è un piacere.
 
Certa gente si sveglia in quei momenti
ridendo a un sonno buono, equilibrarsi
sopra il trolley, amare un’infermiera per baciarla
è troppo facile. Chi abita nel cielo e quanto paga
d’affitto? Ecco le lune
di Giove sopra i fili del telefono, il viale
sarà tutto magnolie e i giardinieri
avranno un gran lavoro.
 
Pallavolo, se fosse un altro gioco sportivo, con la gente
O palla prigioniera?
 
Ecco ti rendo
i due sciocchi ragazzi che si trovano
a casa tutto fatto, il piatto pronto
Non ti dico risparmiali
Colpisci, vita ferro città pedagogia
I Germani di Tacito nel fiume
li buttano nel fiume appena nati
la gente che s’incontra alle serali.
 
 
 
 

II

 

1

 
Carla Dondi fu Ambrogio di anni
diciassette primo impiego stenodattilo
all’ombra del Duomo
 
Sollecitudine e amore, amore ci vuole al lavoro
sia svelta, sorrida e impari le lingue
le lingue qui dentro le lingue oggigiorno
capisce dove si trova? transocean limited
qui tutto il mondo
              è certo che sarà orgogliosa.
 
Signorina, noi siamo abbonati
alle Pulizie Generali, due volte
la settimana, ma il Signor Praték è molto
esigente – amore al lavoro è amore all’ambiente – così
nello sgabuzzino lei trova la scopa e il piumino
sarà sua prima cura la mattina.
 
ufficio a ufficio b ufficio c
 
Perché non mangi? Adesso che lavori ne hai bisogno
              adesso che lavori ne hai diritto
                                                 molto di più.
 
S’è lavata nel bagno e poi nel letto
s’è accarezzata tutta quella sera.
Non le mancava niente, c’era tutta
come la sera prima – pure con le mani e la bocca
si cerca si tocca si strofina, ha una voglia
di piangere di compatirsi
                    ma senza fantasia
come può immaginare di commuoversi?
 
Tira il collo all’indietro ed ecco tutto.
 
 
 
 

2

 
All’ombra del Duomo, di un fianco del Duomo
i segni colorati dei semafori le polveri idriz elettriche
mobili sulle facciate del vecchio casermone d’angolo
fra l’infelice corso Vittorio Emanuele e Camposanto,
Santa Radegonda, Odeon bar cinema e teatro
un casermone sinistrato e cadente che sarà la Rinascente
cento targhe d’ottone come quella
transocean limited import export company
le nove di mattina al 3 febbraio.
 
La civiltà si è trasferita al nord
come è nata nel sud, per via del clima,
quante energie distilla alla mattina
il tempo di febbraio, qui in città?
 
Carla spiuma i mobili
Aldo Lavagnino coi codici traduce telegrammi night letters
una signora bianca ha cominciato i calcoli
sulla calcolatrice svedese.
 
Sono momenti belli: c’è silenzio
e il ritmo d’un polmone, se guardi dai cristalli
quella gente che marcia al suo lavoro
diritta interessata necessaria
che ha tanto fiato caldo nella bocca
quando dice buongiorno
                            è questa che decide
e son dei loro
             non c’è altro da dire.
 
E questo cielo contemporaneo
in alto, tira su la schiena, in alto ma non tanto
questo cielo colore di lamiera
 
sulla piazza a Sesto a Cinisello alla Bovisa
sopra tutti i tranvieri ai capolinea
 
non prolunga all’infinito
i fianchi le guglie i grattacieli i capannoni Pirelli
coperti di lamiera?
 
È nostro questo cielo d’acciaio che non finge
Eden e non concede smarrimenti,
è nostro ed è morale il cielo
che non promette scampo dalla terra,
proprio perché sulla terra non c’è
scampo da noi nella vita.
 
 
 
 

3

 
Negli uffici s’imparan molte cose
ecco la vera scuola della vita
alcune s’hanno da imparare in fretta
perché vogliono dire saper vivere
la prima entrare nella manica a Praték
                                       che ce l’ha stretta
A Praték gli vanno bene i soldi
e un impiegato mai, perché la fine
del mese i soldi l’impiegato pochi o tanti
li porta via, e lui li guarda coi suoi occhi
acquosi, i soldi, e non gli pare giusto.
A Praték gli van bene anche le donne
e Lidia che era furba lo sapeva
e l’ha passato mica male, il tempo, sullo sgabello della
[macchina
con le sue cosce grasse.
Ma la moglie coi soldi che è gelosa
vigila sulla serenità delle fanciulle,
Monsieur Praték – in fondo, io sono un filosofo –
non per niente è stato anche in galera
rispetta gli istituti: Lidia parte
entra Carla: può servire che si sappia:
col dottor Pozzi basta un po’ di striscio,
fargli mettere la firma in molti posti.
 
 
 
 

III

 

7

 
Nerina ha voglia di ridere, perché ride ogni tanto
adesso, con il figlio, Carla ha la faccia seria mentre provano
allo specchio, mentre Nerina insegna e Carla impara
a mettere il rossetto sulle labbra: ci deve essere in un
[cassetto
un paio di calze di nylon, finissime
bisogna provarle.
 
Questo lunedì comincia che si sveglia
presto, che indugia svagata nella piazza
prima di entrare in ufficio, che saluta
a testa alta «Buongiorno» con l’aggiunta
«a tutti», che sorride cercando Aldo con gli occhi
che gli dice «Bella la ragazza e come
attenta ai tuoi discorsi», che incomincia – forse – il lavoro
fresca.
 
Quanto di morte noi circonda e quanto
tocca mutarne in vita per esistere
è diamante sul vetro, svolgimento
concreto d’uomo in storia che resiste
solo vivo scarnendosi al suo tempo
quando ristagna il ritmo e quando investe
lo stesso corpo umano a mutamento.
 
Ma non basta comprendere per dare
empito al volto e farsene diritto:
non c’è risoluzione nel conflitto
storia esistenza fuori dell’amare
altri, anche se amore importi amare
lacrime, se precipiti in errore
o bruci in folle o guasti nel convitto
la vivanda, o sradichi dal fitto
pietà di noi e orgoglio con dolore.
 
 

Settembre 1954-agosto 1957

 
 
 
 
 
 
 
 

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