Peoma / Peuma / Piuma (Canzone all’Italia) – Giovanna Frene

frene_guerra

 

Alcuni giorni fa è uscito su Atelier un inedito di una cara amica, Giovanna Frene. Di lei mi sono già occupato in relazione al suo ultimo edito Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda (Arcipelago Itaca 2015, qui) e anni fa l’ho pure intervistata (qui). Di Giovanna mi interessa l’anacronismo apparente di una poetica che non pretende d’essere accolta ma letta. La poesia di Giovanna Frene appare sempre più (e in questo Peoma / Peuma / Piuma in maniera squisitamente chiara) come presa d’atto di una realtà che nessuno vuole vedere e si esprime con un linguaggio che in effetti nessuno (o almeno pochi) vuole leggere.

Chi segue questo mio piccolissimo blog sa bene che sono profondamente convinto che la poesia non sia un’anomalia del sistema quanto una sua conseguenza, una sua elaborazione. Il poeta è un semplice prodotto del suo tempo e quando è vero non ha più connotati di sentimentalismo o emozionalità ma diventa osservazione del mondo oltre l’immediatamente visibile. Oltre ciò che fa comodo vedere.

Un’altra cara amica, Giovanna Rosadini, consegnando alcune opinioni sui miei versi alcuni gioni fa mi ha scritto: il poeta deve scrivere di ciò che lo ossessiona. Ed è tanto vera questa affermazione quanto riusciamo a capire che l’ossessione del poeta è la realtà, il mondo. In questo Giovanna Frene si fa testimone di uno stato di guerra della realtà che non a caso ho definito anacronistico, soprattutto qui in Italia. In questa Italia (ma che poi si allarga all’Europa, si veda il titolo dell’edito Tecnica di sopravvivenza per l’Occidente che affonda, quella stessa Europa che si scandalizza quando capisce per un istante che è in guerra anche se poi chiude gli occhi per non vederla) che non concepisce nemmeno l’idea del conflitto bellico almeno a livello di consapevolezza popolare (le nostre missioni militari all’estero sono definite missioni di pace). Eppure l’abbiamo avuta dentro casa nostra pochi anni fa.

È natura umana adagiarsi sull’immediato e dimenticare ciò che più è doloroso, o scomodo. Anche se questo spesso significa chiudere gli occhi. In questo Giovanna Frene si fa testimone anche con un linguaggio che ricalca il crudele caos ammassato dei soldati, dei pezzi e brandelli di corpo che comunque testimoniano un significato negato (macellato più che morto), e avverte in maniera ossessionata quanto sotto l’esile velo di un benestare pacifico ci siano in realtà parecchie miliaia di fucili e di baionette, da recuperare: una vera metafisica / del risparmiare, questa prodotta su sé stessa dalla pancia gonfia / del produttore, bugonia di patrii pensieri liquefatti sul terreno osceno, pronti all’uso, il prossimo / sempre a servizio del consumatore, consumati nel successivo servizio, già serviti / parechie miliaia di volte.

In questo caso, come in moltissimi altri casi di grandi poeti, purtroppo sarà solo il tempo a dare ragione o meno a una voce che non si vuole ascoltare.

 
 
 
 

PEOMA / PEUMA / PIUMA
(Canzone all’Italia)

 
 

in memoria di mio padre

 
1.
… e mi vedo davanti il Peoma nel mezzo tra Gorizia e il Sabotino e un punto molto battuto 
da vari mesi di lotta su questo punto di terreno è tutto fracassato

… e mi rivedo davanti il Peoma, solo un nome farneticato da popoli interi, ancora
per poco, un discorso alla lettera abbagliante, vomere che rivolto lo sguardo alla terra
lo rivolge dalla terra al cielo, lettera abbagliante ogni notte, battuta, ribattuta
rivolta ossessione senza oggetto, e tra poco senza soggetto, valloncello
scherzoso, esploso              (“grida al vento il mio tormento”)
 
 
 
 
 
 
2.
… Il Peoma è una collina davanti a noi vecchia posizione del nemico e perduta da lui tempo 
fa e vinta da noi per un po di tempo ma dovemo pur noi lasciarla perché tempestati 
di fronte e dai fianchi dal piombo nemico

… ma dovendo pur noi lasciarla, questa vita, sotto il fuoco di una giusta sineddoche
sconosciuta, ma dovendo pur noi posizionare l’arredo cerebrale ai piedi di Sua Maestà lo Stivale,
ma dovendo pur noi specie durante la la note lottare di spesso, ma senza la detta conversione,
dispesso balzare da l’ignuda trincea allo squillo della patria intrusione: beata ci fu questa lunga dormita
che al turista commuove la vita: si sconta vivendo              (“grato…ricovero di guerra… sotto terra“)
 
 
 
 
 
 
4.
In questi giorni piccoli gruppi di soldati vanno a prendere fucili e baionette nel Peoma e 
davanti le nostre trincee 400 500 metri dove vi si trovano parechie miliaia di cadaveri, 
ogni fucile viene dato un compenso vi si trovano pure armi tedesche.

… vi si trovano parecchie miliaia di fucili e di baionette, da recuperare: una vera metafisica
del risparmiare, questa prodotta su sé stessa dalla pancia gonfia
del produttore, bugonia di patrii pensieri liquefatti sul terreno osceno, pronti all’uso, il prossimo
sempre a servizio del consumatore, consumati nel successivo servizio, già serviti
parechie miliaia di volte             (“pure se per quel dì solo di fede il fante si nutrì“)
 
 
 
 
 
 
5.
… I cadaveri non si possono sepellire per il loro numero e il nemico non ci permette il tempo 
sono già putrefatti e un enorme odore vi si trova da non poter respirare, vi sono bersaglieri 
9-12:
… per il loro numero
, senza permesso, occorrerebbe un giorno illimitato: tutte le strade
sboccano in nera putredine
, al sogno del non-nato restituito al fato, a noi
che di memoria presto perimmo, o di salubrità dell’aria che tira,
ma pallottole, da non poter proprio respirare, così che vi posa sicura tranquilla
l’aquila vigilante
: ci solleverà la fatica i confini le orbite vuote
 
 
 
 
 
 
6.
… Fanteria 33 36 carabinieri, granatieri e tedeschi, quando si tocca per levarci la baionetta 
si stacca mezzo il corpo, vi sono teste bracia gambe qua e là

… come se fosse una metafora, quando si tocca il linguaggio per levarci la baionetta
si frantuma mezzo il corpo
: anche dopo questo non si dovrebbe più scrivere “poesia”: che cos’è che non
va nel corpo putrefatto del testo che non lascia recuperare l’acumine, il nesso,
il senso così severo del finire? di nuovo grida al vento
il mio scontento e dormirò in mezzo al campo, teste bracia gambequa e là sui prati
 
 
 
 
 
 
Continua su Atelier
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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2 thoughts on “Peoma / Peuma / Piuma (Canzone all’Italia) – Giovanna Frene

  1. Sono d’accordo, Goiovanna Frene si esprime con un linguaggio che nessuno vuole leggere. La storia é giá di per sé intricata, non c’é bisogno che qualcuno ci ingarbugli sopra le parole!

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