La staffilata degli abbracci

abbraccio3

 

Ieri mattina su facebook è capitato un grazioso quanto inconsapevole scambio di battute fra alcuni amici che si sono trovati a postare, l’uno senza sapere dell’altro, alcune poesie. Poi la sera sono andato a vedere un bell’evento condotto da Christian Sinicco con Maria Milena Priviero, Franca Mancinelli, Rossella Renzi, Mara Donat, Fabio Franzin, Antonio De Biasio e mentre ascoltavo questi poeti all’interno di un giardino di San Leonardo (Pn) pensavo quanto fosse stato omogeneo il discorso, di fatto il dialogo, della mattinata precedente.

Ho cominciato io con La circolarità delle stagioni. Ovviamente (almeno per quanto riguarda i miei testi) si tratta di puri e semplici esercizi attorno a un nucleo di pensiero. Ovvero quanto alla fin fine conti di più la banale complicità di un vestito da donna da intonare a delle scarpe rispetto a una ricerca sul linguaggio. Credo non ci sia discussione sul fatto che tale complicità, tale sensualità, sia di molto preferibile alla poesia. Che poi questi versi mi hanno pure fatto guadagnare una sonora litigata (la poesia pare faccia litigare) per cui devo avvertire che non c’è un’interlocutrice effettiva. È un ragionamento. La poesia può essere anche solo ragionamento, semplice mancanza.

Dopo aver messo questo testo ho letto per puro caso i versi di Maria Milena, che in questi anni ha affilato le sue parole in maniera straordinaria. Un testo sensuale il suo, un vero e proprio transfert con una gatta. Anche in questo caso non ci sono interlocutori ma solo un incavo del braccio.

Da un ragionamento successivo sull’inquietudine (Maria Milena, apparentemente placida, nasconde bene una fortissima inquietudine) siamo passati a Sandro Pecchiari con un’affilata poesia sulla fine di un rapporto (si era partiti dalla mancanza di complicità e corpo) alla quale ho voluto fare il verso riportando l’attenzione sulle parole. Ma non sulle parole della poesia. Su quelle parole che spesso stanno al posto del corpo, della fisicità, del sesso anche (il testo infatti in una versione iniziale preludeva così: Parliamo pure di sesso, dai).

Dopo un rimbalzo agrodolce di Sandro (Il tuo sguardo all’indietro / sfila senza suono / come un guanto il corpo) ho letto per puro caso un testo pubblicato pochi minuti prima da Laura De Beni (ignoro se stesse seguendo i testi che mettevo nella mia bacheca) e sono rimasto colpito dal suo che sa comporre la grammatica / dei piedi che riportava in maniera circolare e molto più riappacificata la questione del rapporto franto che diventa un incavo del braccio, inquietudine, una barba non rasata, parole, un tragitto dalla pelle all’osso. Dico in maniera circolare perchè in effetti, in questa micro raccoltina involontaria, si era partiti da un vestito da abbinare alle scarpe (il vestito di fatto era la variabile, non le scarpe) per arrivare a un ma un fitto sottobosco di desideri / che sa comporre la grammatica / dei piedi (li ripeto, tanto mi piacciono questi versi). Piedi emblematicamente nudi quasi a dire che bisogna togliersi qualcosa, rinunciare a qualcosa, per arrivare al fondo desiderato.

Di seguito i testi così come sono apparsi, per restituire un poco l’idea di questo dialogo inconsapevole.

 
 
 
 
 
 
[La circolarità delle stagioni]
 
Non eravamo più tempo, io e te,
di parlare di cose perfette,
di usare una lingua adeguata
e ferma abbastanza
a farsi riconoscere. Il punto
non è più la tua grammatica
ma quale vestito scegliere
– economico abbastanza
da lasciarsi strappare –
che s’intoni alle tue scarpe.
 
Alessandro Canzian

 
 
 
 
 
 

Mi piace quando me lo dici così 
con quel gesto di saltare decisa
sul letto. È ritorno, forse un annuncio
d’autunno quel tenero borbottio
all’orecchio.Un vocalizzo che chiede
con garbo il permesso. Accendi la radio
sull’unica frequenza dove è il canto, e
ti accomodi nell’incavo del braccio.
 
Maria Milena Priviero

 
 
 
 
 
 

Che poi diciamocelo pure,
l’inquietudine
è il non possedere le cose, la
conta delle piastrelle in bagno
per arrivare al lavandino,
lei che promette cose che lui
non vorrà, la piccola crudeltà
del rinfacciarsi cose con metodo
e misura, come per fare un caffè.
 
Alessandro Canzian

 
 
 
 
 
 

[La staffilata del sorriso]
 
È la fine già accaduta
ti conto i denti
la barba non rasata
spuntata altrove
ti pugnalo per amare
quello che non hai mai detto
distillami addosso
la separazione.

 
Sandro Pecchiari

 
 
 
 
 
 

[La staffilata delle parole]
 
Parliamo di qualcosa, dai.
Ti tolgo io le scarpe e poi
tu scegli quale elastico apporre
tra te e il mio desiderio
di cose che non sei, sciolgo
io stesso le tue braccia attorno
alla nostra solitudine, facciamo
di due fianchi uno, uno solo
che sia sguardo o soliloquio
non importa. Parliamo dai.
 
Alessandro Canzian

 
 
 
 
 
 

È immediato il tragitto
dalla pelle all’osso
ma non se non siamo
affetti dall’addio
 
Il tuo sguardo all’indietro
sfila senza suono
come un guanto il corpo
 
Tu acciuffami da dentro –
che accada l’immediato.
 
Sandro Pecchiari

 
 
 
 
 
 

Il tuo nome non è un agglomerato
di lettere ammassate artificialmente
arbitrario aprire e richiudere
tra labbra profane di chicchessia
ma un fitto sottobosco di desideri
che sa comporre la grammatica
dei piedi.
 
Laura De Beni
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Annunci

1 thought on “La staffilata degli abbracci

  1. Interessante questo “giocoso” scambio 😊

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
search previous next tag category expand menu location phone mail time cart zoom edit close