Fatti una ragione della tua pena – s’infuria il cuore

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Stamattina ho letto per caso una poesia di Walter Valeri dedicata a Ferruccio Benzoni pubblicata su facebook e che qui riporto:

 
 
a Ferruccio
 
Passata l’ora tarda all’osteria
e rese le parole aspre di vinaccia
avvolti nelle lane e intorpiditi
ci avviamo verso la raffica notturna di febbraio
la notte e’ ancora lunga e buia
passarla soli assale: resta
stanotte in due e a turno
un po’ si puo’ dormirla.
 
Walter Valeri
 
 

Di Ferruccio Benzoni, poeta che amo moltissimo, mi sono già occupato diverse volte, una anche in questo blog (qui). I riferimenti di Valeri sono chiari e fanno evidentemente eco all’abitudine di bere nelle osterie di Benzoni:

 
 
Notizia d’addio
 

– “Ferruccio, Ferruccio”…
Dal tuo profilo spigoloso
di grazia il pigolio.
Odoravi d’ascelle. Di bucce
di mele aspre, lisce.
Assonnati gli occhi in prestito
un giorno solo alla terra.
– “Ferruccio, Ferruccio”…
Aspettavi tra i binari ridendo.
Ridendo fuggivi in una folata
lumescente di liquidi vetri.
(Sia pure su un treno spettrale, sparisti).
E io (io) non così vecchio, roso
dallo sconforto, dall’ebbrezza di
un giorno rivederti.
 
Oltre la porta, nella sera
strofinata di fiammiferi
il tempo franava aizzando
un etilismo di rimpianti.
 
Ferruccio Benzoni
 
 

Di Benzoni mi sono occupato anche in relazione al Corso di Lettura e Scrittura poetica che ho tenuto a Maniago nel primo semestre del 2016. Nello specifico, al Corso, avevo sottolineato quanto alcuni testi tornino nell’immaginario dei poeti diventando quasi un dialogo fra di loro. In un mio precedente blog, ora cancellato, avevo già fatto presente quest’asse Noventa-Fortini-Benzoni e ora, dopo il testo di Valeri, mi piace riproporlo come esempio di versi che trascendono i loro stessi autori riflettendo la fratellanza intrinseca nella poesia.

 
 

No’ angossarte, putel, spera…
 
No’ angossarte, putèl, spera,
erazona el dolor;
no’ ghe xé ‘na primavera
sola pa ‘l nostro cuor.
 
Torna a l’età maùra
l’avrìl… un altro avrìl;
no’ ‘ver paura,
Ancùo…
 
Giacomo Noventa
 
 
 
 
 
 
Non credere che tutto sia finito,
ragazzo. Spera, fatti una ragione
della tua pena. Per il nostro cuore
non c’è una primavera sola. Torna
agli anni alti l’aprile, un altro aprile.
Non disperarti oggi.
 
Franco Fortini
 
 
 
 
 
 
Per una fine d’inverno
 
Fatti una ragione della tua pena
– s’infuria il cuore – non c’è
una stagione sola. Torna
con gli anni non più verdi, rimorde
al fondo di un inverno si anima
inesausta una speranza. ma
intirizzite le arterie lo sguardo
risucchiato un pulviscolo fissa
oltre le dune scomparendo
non più fertile il mare.
 
Ferruccio Benzoni
 
 
 
 
 
 

L’immagine di copertina è di Rhyn Williams

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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