fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni – Claudia Zironi

zironi

 

Ho conosciuto Claudia Zironi a un evento della Samuele Editore a Venezia alcuni mesi fa. Poi ho approfondito la sua conoscenza, per quello che si può lungo il tragitto di qualche ora, a una lettura di poesie in spiaggia a Caorle (dove abbiamo anche piacevolmente ricordato un Editore che ci ha pubblicati entrambi, Elio Scarciglia – il mio qui). Ed è stato in questo frangente che mi ha regalato la sua ultima pubblicazione: fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni (Marco Saya Editore, 2016). Libro che sicuramente si presenta corposo e complesso nel suo svolgere temi e prospettive molto ampie. Non a caso la prefatrice Francesca del Moro avverte: un procedere per contrapposizioni rispecchiato, nei versi di Claudia Zironi, dalle tensioni che si instaurano tra gli elementi imponderabili della vita (desideri e sogni come matematiche impossibili, sonorità sconosciute) e la volontà di comprenderli e catalogarli tramite l’applicazione di strumenti conoscitivi. Non a caso il primo dei fantasmi evocati nel libro è la poesia, protagonista della sezione II, mentre la filosofia compare come ultima relativamente al tema del “sogno” e nella forma del mito platonico della caverna, archetipo di tutte le visioni illusorie via via affrontate nelle pagine precedenti.

Francesca Del Moro inoltre pone un’interessante distinguo a incipit del suo scritto prefatorio che si presenta come una sorta di chiave di lettura dell’intero libro: … alimentano un mondo popolato da fantasmi e spettri. Due termini che vengono generalmente considerati sinonimi ma che si differenziano in virtù della radice etimologica. La parola “fantasma” […] significa “apparizione” […] Il termine “spettro” rimanda invece al latino spectrum, “visione” […] Il fantasma si pone dunque come soggetto attivo dell’apparire, mentre lo spettro è oggetto passivo della visione. Dalla scelta di mantenerli distinti, riservando a ciascuno apposite sezioni del libro, emerge la volontà dell’autrice di soffermarsi da un lato sul desiderio di “apparire” al nostro meglio, dall’altro sul moderno voyeurismo generato dai nuovi mezzi.

Di altro tono, e forse in maniera un po’ troppo eccessivamente severa, il postfatore Vladimir D’Amora a cui tra l’altro è dedicato il libro: E se lo schermo riceve la dimensione di un qualsivoglia contesto storico-culturale – se, cioè, proprio della sua materialità non si riconosce la potenza, ossia la virtualità, ecco che la pubblicità, ossia il (non)mondo degli avatar e degli spettri e dei fantasmi: delle merci oggidiane non più sintomatiche e regalantisi, piuttosto, nella soddisfazione di desideri ab-soluti, ossia sciolti da qualsivoglia fattualità di bisogno…, non si lascia più distinguere da quella attesa di salvazione, che si vuole sia la poesia: si perde il rimedio per e con il male… Per cui ci sarebbe da decidersi, una buona volta, proprio da una tale pharmacologia del pensiero e della scrittura… Tutto questo per sottolineare le diverse profondità a cui tende la poesia di Claudia Zironi e i diversi punti di partenza che lei stessa coniuga, contrappone, osserva e dai quali si lascia osservare.

Personalmente però, avvicinandomi all’opera e copiandone alcuni testi in un foglio doc per il presente articoletto, mi sono accorto di trovarmi attratto più dai testi che parlavano forse un po’ più espressamente d’amore che dagli altri. Perchè in effetti fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni a prescindere dai suoi movimenti interni non è un libro d’amore ma ne lascia uno squisito sapore in bocca. Come se la tematica amorosa non fosse l’oggetto poetico prediletto o predefinito (e in effetti non lo è) ma molto più semplicemente e profondamente il modo di approcciarsi dell’autrice alle tematiche succitate dalla prefatrice e dal postfatore. Un amore che però non è semplice affezione agli altri o al mondo, o a un tu specifico, ma un qualcosa che ha in sé una prospettiva tanto complessa quanto la realtà osservata e detta.

Alcuni mesi fa ero ospite di Residenze Estive di Gabriella Musetti e Sandro Pecchiari, a Duino, e ho ascoltato una conferenza che, tra i vari punti toccati dai relatori sul mondo della donna, ha esplorato per una buona oretta e (devo dire) in maniera particolarmente controversa il concetto di fragilità. Mi si perdoni adesso una certa approssimazione derivata dal non ricordare esattamente nomi e titoli, ma sostanzialmente il concetto veniva raffigurato attraverso la narrazione di un’autrice bengalese che proponeva una donna martoriata da dei soldati. Picchiata, violentata da più uomini e più volte, coi seni tagliati questa donna viene portata al cospetto di un comandante che dopo il trattamento riservatole la vuole interrogare ancora una volta (lei evidentemente si era rifiutata di rispondere o di ritirarsi dalle proprie posizioni). Viene portata a lui nuda e ancora sanguinante sia dai seni tagliati sia dal sesso martoriato dalle violenze, ma coperta da un lenzuolo bianco per una sorta di pudore di fronte al soldato. La donna però si toglie il lenzuolo e si mostra in tutto l’orrore del suo corpo devastato. L’autrice del romanzo allora dice che il comandante, di fronte a quella nudità distrutta, prova una paura che non pensava di poter provare. E il romanzo si chiude.

Tale romanzo a Residenze Estive aveva portato a riflettere quanto la fragilità possa essere in realtà forza, scelta, posizione (con tanto di riferimenti alla non-violenza di Gandhi quanto, grazie al buon Ottavio Rossani, all’impossibilità stessa della tesi in riferimento alle proposte di disarmo unilaterale del secolo scorso). In Claudia Zironi e nei suoi versi devo ammettere di sentire nettamente questa fragilità scelta, questo volersi spogliare e amare nonostante la contraddizione e la zona di pericolo che si crea, questo scegliere uno schermo d’amore per osservare gli altri schermi. In un’azione che inevitabilmente finisce con il ferire l’autrice che non per nulla raramente abbandona uno stile di fatto difensivo, una poetica misurata che di tanto in tanto lascia intravedere un pathos maggiore di quello che vorrebbe concedersi (per questo trovo certe riflessioni di D’Amora, che qui non riporto, un po’ eccessive).

Certo Claudia Zironi non è la donna martoriata che mette il mondo di fronte alle proprie responsabilità. Ma abbandonando la narrazione dell’autrice bengalese (funzionale a capire il concetto di fragilità usata come forza che Claudia ha) possiamo ben vedere questo libro come il dialogo di una donna che ha scelto il disarmo unilaterale, ha scelto la spoliazione di sé a prescindere. Con degli esiti che a me paiono di non poco conto come la felicissima chiusura del libro: poi restiamo lì / penetrati, ceneri abbracciate / come inerti, frantumate ossa / per millenni, in felice dissipazione.

 
 
 
 
 
 
dimmelo tu
che solo inesisti e taci
perché sono così affranta
dal disastro.
eppure
siamo qui, vivi, errori tuoi e separati, prova
della tua fallibilità, ché se ci avessi fatti uno
tutto questo dolore non esisterebbe. invece
ci sono figli, amanti, amici, assassini, folli
e ubriachi, come bestemmie
camminano nel mondo, senza un solo
vasto pensiero d’infinito.
e c’è la guerra, c’è l’odio
ci sono la malattia e la perversione.
c’è perfino l’amore.
 
 
 
 
 
 
l’acqua cade sempre su altra
acqua, seppure in altra forma
e non si chiede il tempo.
 
sarò prima di te ombra, quando
starai seduto davanti a casa
in attesa del tramonto. ti coprirò
i piedi come capelli, le ginocchia
come accucciandomi. porterò
una nuvola di pioggia dall’oriente
umida e calda di monsone, profumata
di zenzero e vaniglia. risalirò
le cosce tue
alle venti e trenta della sera.
 
saprà poi l’acqua come amarti.
 
 
 
 
 
 
non te ne parlerò di ciò che è stato
di come oggi potremmo camminare
per una via di milano senza conoscerci
potremmo danzare sotto la neve
in continenti diversi, delle stelle
contate fino a millenovecentoquarantuno
e poi stancarci, tu sdraiato in un prato
di lavanda, io dal cinquantesimo piano
di un grattacielo, del comune desiderio
– finalmente la stella cadente! –
di esserci incontrati e subito baciati
in un chiassoso mercato rionale.
 
 
 
 
 
 
con la mano nella tua mano
contavamo le formiche
risalire un tronco morto
in un tempo lunghissimo
che non abbiamo avuto
 
 
 
 
 
 
quando mi hai detto:
devi imparare a guardare
senza girarti lasciando
gli occhi sulla mia bocca
devi imparare a non chiedere
a ringraziare, devi sapere
come tacere. le parole
hanno solo bisogno
di suoni, i corpi di
essere pelle, le arance
hanno bisogno del sole.
 
 
 
 
 
 
tu sai tante cose io una sola certezza
se il saldi di volo degli uccelli
non si oppone alla mercificazione
la rivoluzione sarà volerti bene
finché il sempre non diventi
quotato arnese di lavoro
 
 
 
 
 
 
chiederesti a me una realtà
che tagliasse il respiro procedendo
ignavi nel grano, alto
di tutte le forme del moto?
le migrazioni inarrestabili
di tanto sangue d’uomo?
ti spiego: qui diventa cotone
chi cade in un campo.
 
 
 
 
 
 

Claudia Zironi è nata a Bologna, dove vive, il 26 marzo 1964. È laureata all’Università di Bologna in Storia Orientale, ha conseguito un Master in gestione d’impresa. Ha sempre avuto la passione per lo studio delle lingue e per la composizione poetica ma solo nel 2012 ha optato per il confronto e la diffusione. Ha pubblicato un libro di poesie Il tempo dell’esistenza con Marco Saya Edizioni nel novembre 2012. Paolo Polvani ha fornito la prefazione. Il secondo Eros e polis – di quella volta che sono stata Dio nella mia pancia, illustrato da Alberto Cini, edito con Terra d’ulivi ed. ha visto la luce nel luglio del 2014. La prefazione è di Daniele Barbieri e la postfazione di Giorgio Linguaglossa. Eros and polis è uscito nel 2016 negli USA con le edizioni Xenos Books in traduzione di Emanuel Di Pasquale, prefazione di John Taylor, quarta di copertina di Alfredo De Palchi. Nel 2016 con Marco Saya Edizioni è stato pubblicato il terzo libro: Fantasmi, spettri, schermi, avatar e altri sogni con prefazione di Francesca Del Moro e postfazione di Vladimir D’Amora. Sue poesie o notizie sono apparse su riviste (Illustrati, Le Voci della Luna, Bibbia d’asfalto, Gradiva), siti Internet (Caponnetto Poesiaperta, La Recherche, Dedalus di Mugnaini, Thraka-magazine, L’Estroverso, WSF, Laviadellebelledonne, L’ombra delle parole, Il giardino dei poeti, Tragico Alverman, Chiarabi, Carte sensibili, Il golem femmina, Inchiesta online, Williamwall, La dimora del tempo sospeso, Oubliette Magazine, La presenza di Erato, Perigeion, Trasversale) e antologie fra le qualiPoeros del Gruppo77 (Samuele Editore, 2016). Con editi e inediti dal 2013 al 2016 si è posizionata in finale o menzionata / segnalata in vari concorsi di poesia come il Giorgi, il Montano, il Gradiva, il Gozzano e il Pagliarani. Ha fatto parte dello staff organizzativo del festival Bologna in lettere 2014. Dal 2013 fa parte del Gruppo 77 con la direzione artistica di Alessandro Dall’Olio. Nel 2016 è membro della giuria di un premio letterario a rilevanza nazionale. Collabora con varie associazioni rivolte alla diffusione culturale e al sociale come Civico32 e Le voci della luna. È fondatrice, dal 2012 attiva nella direzione e nella redazione insieme a Paolo Polvani ed Emanuela Rambaldi, della fanzine on-line rivolta ai lettori Versante Ripido per la diffusione della poesia http://www.versanteripido.it . Nel 2016 da una collaborazione con Terra D’Ulivi ed. è nato il primo numero cartaceo di Versante Ripido.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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