La parte dell’annegato – Laura Accerboni

accerboni

 

Laura Accerboni è una ragazza a dire il vero molto giovane (è del 1985) che ho conosciuto a Trieste quando noi della Scontrosa Grazia abbiamo ospitato un appuntamento di Residenze Estive. Quest’anno. Una lettura la sua molto efficace, scenica nonostante di fatto Laura sia stata ferma, ipnotica nella voce appesa al microfono, con una finzione di fragilità sicuramente funzionale al personaggio quando si relazione agli altri ma che nei versi diventa una posizione (anche poetica) particolarmente solida e probabilmente vincente nelle soluzioni.

La parte dell’annegato è la sua seconda raccolta di poesie (Nottetempo 2016) e in un dettato secco e rigido, preciso in una misura sempre più spartana, dice un nervo scoperto che reagisce con forza al ribaltamento kafkiano della realtà. Molti testi infatti nascono da occasioni di cronaca quali una donna sfigurata dal marito il 17 agosto 2013 a Genova, o il rogo scoppiato a Prato il 2 dicembre 2013, come scrive Laura in chiusura del libro dove annota e avvisa con precisione quasi maniacale date e luoghi.

Il loro dire è una perdita graduale di senso in una realtà che si fa sempre più feroce. Ma la supposta ferocia della realtà non emerge, nei versi, da una semplice visione di bene e male, di buono e cattivo, ma dall’esistenza di opposti che continuano confondendosi e trasformandosi (da questo l’ipotesi kafkiana): Io sono morta / e il pavimento / è andato avanti, / ora ho uno stipendo / da fame / e una liquidazione prontaSolo quando / le braccia tirano / e la trasformazione in branchie / è già avvenuta. / Rivoglio i miei polmoni / qualcuno urla / altri più tranquilli / smettono di tremare.

Quasi subito si incontrano autori come l’Achmatova: Ha dimostrato a sua madre / ciò che una bocca può fare / se messa all’orlo / e che una casa distrutta / è solo una casa distrutta (da Bevo a una casa distrutta, / alla mia vita sciagurata, / a solitudini vissute in due / e bevo anche a te: / all’inganno di labbra che tradirono, / al morto gelo dei tuoi occhi, / ad un mondo crudele e rozzo, / ad un Dio che non ci ha salvato) mantenendo volontariamente però una distanza che delimita il campo non di visione ma di coinvolgimento della poetessa. Perchè (l’ho visto a Trieste) Laura chiaramente partecipa alla parola che utilizza ma al contempo cerca di non lasciarsi travolgere restando salda, aggrappata alla parola stessa in quanto strumento e riferimento.

Siamo stati traditi / noi / lo siamo stati / fino in fondo / con l’addome a pezzi […] Non ha aiutato questo / il tempo. / Un po’ di commozione. / Poi sipario. Con queste parole si chiude La parte dell’annegato e di fatto ci troviamo di fronte a un dichiarazione d’intenti. Un po’ di commozione a cui fa seguito un punto assoluto, definitivo. Risolto da un sipario che si chiude non solo sulla parola ma sull’intera realtà.

 
 
 
 
 
 

Il freddo
è poco piacevole.
Se si trema
la credibilità
diventa niente.
Per questo ho imparato
a piantar chiodi
nelle mani.
Ora sono
una persona ferma.

 
 
 
 
 
 

Ieri il bambino
ha messo una pietra
tra i denti
e ha iniziato a masticare.
Ha dimostrato a sua madre
ciò che una bocca può fare
se messa all’orlo
e che una casa distrutta
è solo una casa distrutta.
Ieri tutti i bambini più alti
hanno messo alla fame i nemici
e raccolto i loro giochi in fretta.
Hanno dimostrato alle madri
l’ordine
e la disciplina dei morti
poi sono corsi a lavarsi le mani
e ad ascoltare le notizie
in forma di ninnenanne.

 
 
 
 
 
 

Quando mi obbligavano
a mangiare
la profezia serale
– Che cresci forte
e sana – dicevano
mentre mi si scheggiavano
i denti,
non esisteva dolore
nessuna strada
restava da sola
a lungo
e niente era da dire
quindi nulla
c’era da mangiare.
Questo era
il sogno che facevo
mentre la profezia
stava a piccoli pezzi
nel piatto
a raffreddarsi
davanti.

 
 
 
 
 
 

La duplice tensione
porta il cane freddo
a episodi
di autocommiserazione:
compulsivo
mastica le zampe,
chiede una cosa
vicino al suo padrone.

 
 
 
 
 
 

Sono uomini in serie
i carrelli sono pronti
all’esecuzione
le mogli i bambini
a tener fermi i capelli.
Ecco la fine dello scarico
ecco dove porta
il tuo buon sentire.
Se guardi in fondo al buco
sei tu ad otturare tutto
e dentro famiglie ristagnano.

 
 
 
 
 
 

Il capannone
è in affitto
dentro a centinaia
si cuce
per dodici ore
come ragni
sputiamo fili
da ogni parte
e ci mangiamo
in mancanza d’altro.

 
 
 
 
 
 

– Vedi come si muore? –
Lo avresti pensato
per un cervo?
Un cervo che decide
che ora basta.
Ho sentito
che l’abisso è orizzontale
hai un metro
per iniziare a calcolare?

 
 
 
 
 
 

È una bugia costante
cara
non è vero
il pasto è nel forno
non è vero
abbiamo due figli
di tre e nove anni
non è vero
siamo annegati
potrebbe essere vero
se non fosse
che ci fa accomodare
con i capelli raccolti
e una coda alta
hai una cosa alta
da qualche parte?

 
 
 
 
 
 

Laura Accerboni (Genova, 1985). Sue poesie sono state pubblicate su diverse riviste tra cui: Nuova corrente; Italian Poetry Review; Gradiva; Poesia; Lo Specchio; Steve; Capoverso, Loch Raven Review (Maryland). Sono in corso di pubblicazione sulla rivista olandese Kluger Hans. Nel 2015 è uscito presso la casa editrice Nottetempo il libro di poesie La parte dell’annegato. Nel 2010 ha pubblicato per le Edizioni del Leone la raccolta poetica Attorno a ciò che non è stato (Premio Marazza Opera Prima, 2012). È stata ospite di festival internazionali come Poetry International Rotterdam, Olanda; Goran’s Spring, Croazia; Felix Poetry Festival, Belgio; ChiassoLetteraria, Svizzera. Sarà presente al festival Struga Poetry Evenings, Macedonia. Ha conseguito numerosi premi letterari tra cui: Lerici Pea (1996), Il Molinello (2000), Piero Alinari (2011). È nel comitato editoriale della rivista di poesia Steve Edizioni del Laboratorio. Collabora con il Gruppo Editoriale L’Espresso (ilmiolibro).

 
 
 
 
 
 
 
 

Annunci