Obiski/Visite – Peter Semolič

semoli
 

Alcuni giorni fa ho recensito La prima volta delle cose di Antonella Sbuelz (Edizioni Culturaglobale, 2016, qui) ed ora torno a questa piccola ma attivissima Casa Editrice portando all’attenzione un poeta che ho conosciuto a Trieste alcuni giorni fa, al ciclo di incontri Una scontrosa grazia (libreria Mondadori di via Cavana). A dicembre 2015 è uscito infatti questo stupendo Obiski/Visite del poeta sloveno Peter Semolič. Uno dei massimi rappresentanti della sua generazione, nato nel 1967 a Ljubljana è autore di sei libri di poesia: Tamarisk (1991), The Roses of Byzantium (1994), House Made of Words (1996), Circles Upon the Water (2000), Questions About the Path (2001), Border (2002). Ha inoltre ricevuto diversi premi inclusi i due più importanti in Slovenia: lo Jenko’s Poetry Prize e il Prešeren Prize.

Un poeta che qualche critico ha definito intimista mettendo in luce la sua caratteristica forse più superficiale: la scrittura di esperienze private e vissute (Gli intimisti sono considerati un momento di discontinuità nella poesia slovena, avendo segnato una rottura programmatica con gli strumenti ideologici della letteratura socialista. È pertanto difficile definirli innovatori, visto che usavano le stesse forme tradizionali dei loro predecessori; il loro era un ritorno alla tradizione anche nei contenuti. L’insistere sull’esperienza individuale era di fatto una novità rispetto al precedente collettivismo, ma il conflitto tra l’uomo e il mondo esterno nonché la forte esibizione dell’io poetico ci fanno venire in mente piuttosto le tendenze romantiche della fine Ottocento che non il Novecento […] Forse per questo motivo le tracce dell’intimismo nella poesia slovena più recente a prima vista non sono visibili. Possiamo sì scorgerle, ma alquanto rimodellate, nella poesia degli anni Novanta del Novecento, quando le riprendono autori come Uroš Zupan, Peter Semolič, da “La voce del popolo” del 26 febbraio 2010). A una lettura più attenta Semolič apre evocazioni ed ombre che sono riflessioni quasi esistenzialiste (pur sapendo che in questo tipo di poesia ogni etichetta è comunque un’approssimazione) che sfiorano la critica all’uomo e alla sua società, non rifiutando a tratti un certo simbolismo mai abusato. Una visione che sicuramente tende al buio quella del poeta, pur rivestita di un certo calore umano. Autore dai testi solitamente lunghi (si veda qui) in Obiski/Visite colleziona versi per necessità editoriale più sintetici e comprendenti un arco temporale non recentissimo (2007) per la traduzione dell’ottimo Michele Obit.

Ed è proprio il traduttore a firmare l’esauriente quanto puntuale quarta di copertina: A volte si pensa che raccontare la quotidianità sia facile, anche con la poesia. Non lo è. Le piccole cose spesso ci sfuggono, fanno apposta a non farsi vedere, le sottovalutiamo, le guardiamo con lenti sfuocate. Peter Semolič – uno dei poeti più importanti di quella generazione che per prima in Slovenia ha scoperto di essere indipendente e libera, anche dalle ‘maglie’ della scrittura tradizionale – anche in queste liriche riesce dove pochi: ci regala uno sguardo sospeso sulle nostre vite, ci sottolinea la forze di quanto resta istantaneo, ci sottrae al pensiero che la vastità del mondo sia la vastità del nostro essere al mondo.

 
 
 
 
 
 
 
Obiski
 
popoldne na vrtu za neko hišo
pod neko češnjo
škorci so jo obrali do kosti
 
pogovor o necsakdanjih rečeh
visoki travi, košnji
žganje, porjavelo od vloženih sliv
 
nekoliko vstran tesana klop pod grmom
skrivni kot
“za trenutke, ko si jezen na ves svet”

 
 
 
 
Visite
 
il pomeriggio nell’orto dietro casa
sotto un ciliegio
storni l’hanno spolpato sino alle ossa
 
parlando di cose non comuni
dell’erba alta, della falciatura
la grappa arrugginita dalle prugne messe dentro
 
un po’ in disparte una panca sgrossata sotto un arbusto
un angolo nascosto
“per i momenti in cui provi rabbia con tutto il mondo”
 
 
 
 
 
 
Tarča za pikado
s hišo
obešeno na zadnji straniamento
bel pes, ki priteče in se poščije
natanko tja
kamor hodimo scat tudi mi
 
stvari, ki so ostre kot
puščice
in stvari, o katerih molčimo

 
 
 
 
il bersaglio per freccette
con la casa
appesa nella parte posteriore
 
un cane bianco che accorre e si orina
esattamente lì
dove andiamo a pisciare anche noi
 
cose che sono acute come
frecce
e cose di cui tacciamo
 
 
 
 
 
 
Steze
 
temen trak
posut z listjem
sredi bukev
hrastov
in redkih smrek
z navgor zavihanim
oddaljenim koncem
na levi položen breg
ki se vzpenja do obronka
na desni strma drča
navzdol
na dnu noč in šumenje
morda studenec
morda neznana žival

 
 
 
 
Sentieri
 
un nastro scuro
ricoperto di foglie
in mezzo ai faggi
alle querce
e ai rari abeti
con la punta discosta
rivolta all’insù
a sinistra un dolce declivo
che sale al pendio
a destra uno scivolo ripido
all’ingiù
sul fondo la notte ed i fruscii
forse una sorgente
forse un animale oscuro
 
 
 
 
 
 
niso je naredili ljudje
in ni namenjena ljudem
v globoki noči
po njej dobrijo
parkeljci
neslišno
drsijo tačke
pelje do vode
in spet nazaj
vemo, kje je voda
ne vemo
kje je tisti “nazaj”

 
 
 
 
non le hanno fatte le persone
e non è destinata alle persone
nella notte profonda
camminano per esso
gli zoccoli
e
impercettibilmente
corrono le zampette
conduce all’acqua
e di nuovo indietro
sappiamo dov’è l’acqua
non sappiamo dov’è quell’“indietro”
 
 
 
 
 
 
ni res
da je najprej noga, korak
in sled koraka
pot je
ki oblikuje stopinjo
in stopalo
kot pogled izriše
oko
kot pesem napiše
pesnika

 
 
 
 
non è vero
che viene prima il piede, il passo
e l’impronta del passo
è la strada
a dare forma all’orma
e al piede come uno sguardo disegna
l’occhio
come una poesia crea
il poeta
 
 
 
 
 
 

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