Un’intervista sul blog di Poesia della Rai – Luigia Sorrentino

 
 

Cos’è per te la tua Poesia?

Al momento è necessariamente un atto di studio della parola, delle sue possibilità e del mondo. Ci sono veramente pochissimi poeti nella Storia abbastanza grandi da poter rispondere con consapevolezza a tale domanda. Poeti intendo sotto i quarant’anni. Anche se poi, come giustamente suggerisce Buffoni, sono le prime due decadi della vita che influiscono più di tutto. Con questo voglio dire che la poesia implica anche un atto di consapevolezza che personalmente spero di avere ma non considero di avere ancora dimostrato. Ho pubblicato un paio di libriccini, tra cui Il colore dell’acqua (prefazione di Mario Fresa), dove sostanzialmente la poesia è uno studio da una parte della parola da un altro punto di vista del mondo che ho direttamente vissuto. Non ritengo infatti a me applicabile la celebre frase pessoiana il poeta è un fingitore perchè credo e voglio che la poesia (nello specifico la mia) sia un dire cose conosciute cercandone il legame/metafora con una realtà più ampia, più collettiva e condivisibile. Quasi qualche piccola istruzione per l’uso dell’essere umano fra le pieghe di ciò che ho privatamente vissuto. E fino ad Aftermath, secondo periodo de Il colore dell’acqua, era fondamentalmente questo. Da La ragazza di nome Olga, terzo e ultimo periodo de Il colore dell’acqua che apre a un nuovo progetto che sto scrivendo in questi mesi, ho spostato invece l’attenzione verso gli altri. Quindi potrei in conclusione ammettere che la mia poesia fino a pochi mesi fa era un raccontarmi cercando la morale della favola (intesa come favola umana), oggi è un osservare gli altri cercando un bagliore di verità (verità umana).

 
 
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