Il senso è nell’attesa – R. S. Thomas

thomas

 

Gli occhi che avevano osservato la violenza ed erano venuti a patti con essa […] Un corpo troppo enorme e maestoso per la gabbia nella quale era stato rinchiuso […] Aveva il colore del chiaro di luna sulla neve ed era quieto come il chiaro di luna. Con queste immagini Ronald Stuart Thomas, uno dei maggiori poeti gallesi nato nel 1913 e morto nel 2000, famosissimo in Inghilterra ma quasi totalmente sconosciuto in Italia, definisce Dio. Dio come una tigre bianca, un animale bello come Dio deve essere bello, un animale che respirava come potete immaginare che Dio respiri entro i confini delle definizioni che di lui diamo (ricordando quindi la gabbia di pochi versi prima, dove l’animale è troppo enorme e maestoso per la gabbia). Un Dio complesso, inafferrabile e ancor più oscuro nel momento in cui viene definito tale da un ecclesiastico (Chiesa anglicana). Un Dio che è quella grande assenza nelle nostre vite, il vuoto silenzio interiore […] il buio tra le stelle.

L’inafferrabilità di Dio in Thomas è uno dei temi privilegiati del poeta gallese che così facendo non misura tanto il Dio quanto l’uomo e la sua capacità di relazionarvisi (guardiamo alla gente e ai luoghi come se anche lui li avesse guardati: ma perdiamo il riverbero). Un uomo reso prototipo, archetipo, nell’altro grande tema trattato: il Galles. Iago Prytherch è il suo nome, anche se, diciamolo, è solo un uomo ordinario delle calve colline del Galles, che recinta un po’ di pecore in un varco di nube. […] Ricordalo, allora, perché anche lui è un vincitore di guerre, che resiste come un albero sotto la curiosità delle stelle. […] Non c’è un avanti e un indietro nei campi, soltanto i due solstizi dell’anno, e la pazienza in mezzo.

Un grandissimo poeta, Thomas, che nella prefazione al suo Collected Poems (Phoenix Press, London 1995), viene definito un poeta di paradossi nato in un’epoca paradossale. Fu un attivista a favore della lingua del Galles che però scrisse per lo più in inglese; fu un prete della Chiesa anglicana che svolse il suo ministero nel Galles in una comunità in maggioranza non-conformista; fu un uomo devoto reso inquieto da un “dubitare onesto”; fu fedele alla sua patria ma spesso ne criticò sentimenti e temperamenti.

In Italia di questo poeta abbiamo letto poco. Citando credo la totalità degli editi si contano solamente quattro titoli: Un prete e la sua gente e altre poesie (Bulzoni, Roma 1992), L’assente fra le stelle (Bradipo-Supernova, Lugo-Venezia 2001), Un paese, un popolo, una fede (QuiEdit, Verona 2005), e il bellissimo Il senso è nell’attesa (Ancora, Milano 2010) a cura di Domenico Pezzini da cui prendo alcuni testi.

 
 
 
 
 
 
A Peasant
 
Iago Prytherch his name, though, be it allowed,
just an ordinary man of the bald Welsh hills,
who pens a few sheep in a gap of cloud.
Docking mangels, chipping the green skin
from the yellow bones with a half-witted grin
ff satisfaction, or churning the crude earth
to a stiff sea of clods that glint in the wind –
So are his days spent, his spittled mirth
rarer than the sun that cracks the cheeks
of the gaunt sky perhaps once in a week.
And then at night see him fixed in his chair
motionless, except when he leans to gob in the fire.
There is something frightening in the vacancy of his mind.
His clothes, sour with years of sweat
and animal contact, shock the refined,
but affected, sense with their stark naturalness.
Yet this is your prototype, who, season by season
against siege of rain and the wind’s attrition,
preserves his stock, an impregnable fortress
not to be stormed even in death’s confusion.
Remember him, then, for he, too, is a winner of wars,
enduring like a tree under the curious stars.

 
 
 
 
Un contadino
 
Iago Prytherch è il suo nome, anche se, diciamolo,
è solo un uomo ordinario delle calve colline del Galles,
che recinta un po’ di pecore in un varco di nube.
Raccoglie bietole, tagliuzza la verde scorza
dai torsi gialli con una risata beota
di soddisfazione, o sbatte la rozza terra
mutandola in rigido mare di nubi luccicanti nel vento –
passa così i suoi giorni, con la sua allegria bavosa
più rara del sole macilento forse un giorno ogni sette.
E poi la sera lo vedi fisso sulla sua sedia
immobile, tranne quando si piega per sputacchiare nel fuoco.
C’è qualcosa di terrificante nella vacuità della sua mente.
I suoi vestiti, rancidi da anni di sudore
e di contatto animale, urtano i raffinati,
ma manierati, sensi con la loro grezza naturalità.
Eppure questo è il vostro prototipo, che, anno dopo anno
contro l’assedio della pioggia e il logorio del vento,
preserva il suo ceppo, una fortezza inespugnabile
non sconvolta neppure dalla confusione della morte.
Ricordalo, allora, perché anche lui è un vincitore di guerre,
che resiste come un albero sotto la curiosità delle stelle.
 
 
 
 
 
 
Song
 
Wandering, wandering, hoping to find
the ring of mushrooms with the wet rind,
cold to the touch, but bright with dew,
a green asylum from time’s range.
 
And finding instead the harsh ways
of the ruinous wind and the clawed rain;
the storm’s hysteria in the bush;
the wild creatures and their pain.

 
 
 
 
Canto
 
Vagare, vagare, sperando di trovare
il cerchio di funghi con la scorza bagnata,
fredda al tatto, ma lucente di rugiada,
un verde rifugio contro il variare del tempo.
 
E trovare invece i rudi cammini
del vento rovinoso e la pioggia ungulata;
l’isteria della tempesta nel cespuglio;
le creature selvatiche e il loro dolore.
 
 
 
 
 
 
Aside
 
Take heart, Prytherch.
Over you the planets stand,
and have seen more ills than yours.
This canker was in the bone
before man bent to his image
in the pool’s glass. Violence has been
and will be again. Between better
and worse is no bad place
 
For a labourer, whose lot is to seem
stationary in traffic so fast.
Turn aside, I said: do not turn back.
There is no forward and no back
in the fields, only the year’s two
solstiees, and patience between.

 
 
 
 
A lato
 
Fatti animo, Prytherch.
Sopra di te stanno i pianeti,
e hanno visto più mali dei tuoi.
Questo cancro era nelle ossa
prima che l’uomo si chinasse verso la sua immagine
nello specchio della pozza. La violenza c’era
e ci sarà ancora. Tra il meglio
e il peggio non va poi così male
 
per un contadino, la cui sorte è di sembrare
stazionario in un traffico così veloce.
Volgiti a lato, ho detto; non volgerti indietro.
Non c’è un avanti e un indietro
nei campi, soltanto i due solstizi
dell’anno, e la pazienza in mezzo.
 
 
 
 
 
 
Kneeling
 
Moments of great calm,
kneeling before an altar
of wood in a stone church
in summer, waiting for the God
to speak; the air a staircase
for silence; the sun’s light
ringing me, as though I acted
a great role. And the audiences
still; all that close throng
of spirits waiting, as I,
for the message.
                        Prompt me, God;
but not yet. When I speak,
though it be you who speak
through me, something is lost.
The meaning is in the waiting.

 
 
 
 
In ginocchio
 
Momenti di grande calma,
in ginocchio davanti a un altare
di legno in una chiesa di pietra
d’estate, aspettando che Dio
parli; l’aria è una scala
per il silenzio; la luce del sole
mi aureola, come se interpretassi
un grande ruolo. E il pubblico
silente; tutta quella massa serrata
di spiriti in attesa, come me,
del messaggio.
                        Suggeriscimi, Dio;
ma non ora. Quando parlo,
anche se sei tu che parli
attraverso me, qualcosa si perde.
Il senso è nell’attesa.
 
 
 
 
 
 
Via Negativa
 
Why no! I never thought other than
that God is that great absence
in our lives, the empty silence
within, the place where we go
seeking, not in hope to
arrive or find. He keeps the interstices
in our knowledge, the darkness
between stars. His are the echoes
we follow, the footprints he has just
left. We put our hands in
his side hoping to find
it warm. We look at people
and places as though he had looked
at them, too; but miss the reflection.

 
 
 
 
Via Negativa
 
Proprio no! Altro mai non pensai se non che
Dio è quella grande assenza
nelle nostre vite, il vuoto silenzio
interiore, il luogo dove andiamo
a cercare, senza speranza
di arrivare o trovare. Egli occupa gli intersizi
della nostra conoscenza, il buio
tra le stelle. Suoi sono gli echi
che seguiamo, le orme che ha appena
lasciato. Mettiamo le mani nel
suo fianco sperando di trovarlo
caldo. Guardiamo alla gente
e ai luoghi come se anche lui
li avesse guardati: ma perdiamo il riverbero.
 
 
 
 
 
 
The Chapel
 
A little aside from the main road,
becalmed in a last-century greyness,
there is the chapel, ugly, without the appeal
to the tourist to stop his car
and visit it. The traffic goes by,
and the river goes by, and quick shadows
of clouds, too, and the chapel settles
a little deeper into the grass.
 
But here once on an evening like this,
in the darkness that was about
his hearers, a preacher caught fire
and burned steadily before them
with a strange light, so that they saw
the splendour of the barren mountains
about them and sang their amens
fiercely, narrow but saved
in a way that men are not now.

 
 
 
 
La cappella
 
Un poco distante dalla strada principale,
ancorata in un grigio del secolo scorso,
c’è la cappella, brutta, senza un richiamo
che porti il turista a fermare la macchina
per visitarla. Il traffico le passa a lato,
e il fiume le scorre a lato, e pure rapide ombre
di nuvole, e la cappella si sistema
un po’ più a fondo nell’erba.
 
Ma qui una volta in una sera come questa,
nel buio che avvolgeva
i suoi ascoltatori, un predicatore prese fuoco
e continuò a bruciare davanti a loro
con una strana luce, al punto che essi videro
risplendere le aride montagne
attorno a loro e cantarono i loro amen
con forza, limitati ma salvi
in un modo in cui gli uomini non lo sono ora.
 
 
 
 
 
 
Emerging
 
Well, I said, better to wait
For him on some peninsula
of the spirit. Surely for one
with patience he will happen by
once in a while. It was the heart
spoke. The mind, sceptical as always
of the anthropomorphisms
of the fancy, knew he must be put together
like a poem or a composition
in music, that what he conforms to
is art. A promontory is a bare
place; no God leans down
out of the air to take the hand
extended to him. The generations have
watched there
in vain. We are beginning to see
now it is matter is the scaffolding
of spirit; that the poems emerges
from morphemes and phonemes; that
as form in sculpture is the prisoner
of the hard rock, so in everyday life
it is the plain facts and natural happenings
that conceal God and reveal him to us
little by little under the mind’s tooling.

 
 
 
 
Emergendo
 
Bene, dissi, meglio aspettarlo
su una qualche penisola
dello spirito. Certamente per uno
che ha pazienza egli capiterà per caso
prima o poi. Era il cuore
che parlava. La mente, scettica come sempre
di fronte agli antropomorfismi
della fantasia, sapeva che egli doveva essere messo insieme
come un poema o una composizione
musicale, che la cosa alla quale egli si conforma
è l’arte. Un promontorio
è un luogo spoglio; nessun Dio si china in giù
uscendo dall’aria per prendere la mano
tesa verso di lui. Le generazioni hanno
scrutato in quel luogo
invano. Stiamo cominciando a vedere
ora che è la materia l’impalcatura
dello spirito; che il poema emerge
da morfemi e fonemi; che
come la forma nella scultura è prigioniera
della dura roccia, così nella vita quotidiana
sono i semplici fatti e gli accadimenti naturali
che nascondono Dio e lo rivelano a noi
poco a poco grazie all’affaticarsi della mente.
 
 
 
 
 
 
The White Tiger
 
It was beautiful as God
must be beautiful: glacial
eyes that had looked on
violence and come to terms
 
with it; a body too huge
and majestic for the cage in which
it had been put; up
and down in the shadow
 
of its own bulk it went
lifting, as it turned,
the crumpled flower of its face
to look into my own
 
face without seeing me. It
was the colour of the moonlight
on snow and as quiet
as moonlight, but breathing
 
as you can imagine that
God breaths within the confines
of our definition of him, agonizing
over immensities that will not return.

 
 
 
 
La tigre bianca
 
L’animale era bello come Dio
deve essere bello; glaciali
gli occhi che avevano osservato
la violenza ed erano venuti a patti
 
con essa; un corpo troppo enorme
e maestoso per la gabbia nella quale
era stato rinchiuso, su
e giù nell’ombra
 
della sua mole avanzava
sollevando, quando si voltava,
il fiore sgualcito della sua faccia
per guardare nella mia
 
faccia senza vedermi. Aveva
il colore del chiaro di luna
sulla neve ed era quieto
come il chiaro di luna, ma respirava
 
come potete immaginare che
Dio respiri entro i confini
delle definizioni che di lui diamo, bramando
immensità che non ritorneranno.
 
 
 
 
 
 
Resurrection
 
Easter. The grave clothes of winter
are still here, but the sepulchre
is empty. A messenger
from the tomb tells us
how a stone has been rolled
from the mind, and a tree lightens
the darkness with its blossom.
There are travellers upon the road
who have heard music blown
from a bare bough, and a child
tells us how the accident
of last year, a machine stranded
beside the way for lack
of petrol, is crowned with flowers.

 
 
 
 
Risurrezione
 
Pasqua. Gli abiti funebri dell’inverno
ci sono ancora, ma il sepolcro
è vuoto. Un messaggero
dalla tomba ci dice
come una pietra è stata rotolata via
dalla mente, e un albero
illumina l’oscurità con il suo fiore.
Ci sono viandanti sulle strade
che hanno udito musica suonare
da un ramo nudo, e un bambino
ci dice che l’incidente
dell’anno scorso, una macchina arenata
a lato della strada per mancanza
di benzina è coperta di fiori.
 
 
 
 
 
 
 
 

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