Fuera del juego – Heberto Padilla

padilla

 

Mi è stato regalato questo bel libro di Heberto Padilla e con molto piacere lo propongo ai lettori del mio piccolissimo blog. Il volume in questione, Fuera del juego / Fuori dal gioco (Ediciones Universal 2008) vede la traduzione e la curatela del bravo Gordiano Lupi. Il libro esce in occasione del quarantennale dell’opera (1968/2008) e deriva dal volume Fuera del juego (Edición Conmemorativa 1968 – 1998, e Ediciones Universal – Miami – Florida – 1998).

Heberto Padilla è uno dei contemporanei più importanti in lingua castigliana. Nato a Puerta del Golpe, Pinar del Río, Cuba, nel 1932, all’interno della Rivoluzione Cubana occupa importanti incarichi direttivi soprattutto nell’area delle relazioni diplomatiche e intrattiene contatti con numerosi intellettuali del mondo. Nel 1967 si trova al centro di una polemica ideologica a causa del suo libro Fuera del juego. Nonostante tutto, nel 1968, il volume ottiene il Premio Nacional de Poesía de la Unión de Escritores y Artistas de Cuba Julián del Casal. La premiazione segna l’inizio delle difficoltà di Padilla perché il comitato direttivo della UNEAC considera Fuera del juego un libro critico e polemico, “controrivoluzionario”, e ne condanna il “contenuto ideologico”. Fuera del juego viene pubblicato preceduto da due dichiarazioni: quella di Padilla che si proclama fedele alla linea rivoluzionaria e quella dell’UNEAC che lo critica. La successiva lettura del nuovo libro di poesie, Provocaciones, davanti alla UNEAC, il 20 marzo del 1971, costa la detenzione allo scrittore.

Nella primavera del 1971 il mondo conosce il Caso Padilla. Heberto Padilla e sua moglie Belkis Cuza Malé, entrambi scrittori di riconosciuta grandezza, sono obbligati a ripetere un copione preventivamente concordato e orchestrato dalla Sicurezza di Stato. Nella così detta autocritica Heberto si dichiara colpevole di essere un controrivoluzionario e di aver commesso una serie di crimini politici. Il Caso Padilla è la prima ferita aperta della Rivoluzione Cubana e la prima vera crisi attraversata dal “paradiso comunista”.

Il caso Padilla provoca una rottura tra gli intellettuali della sinistra mondiale e la Cuba castrista. Ci sono proteste e pressioni da parte di intellettuali come Jean-Paul Sarte, Carlos Fuente e Mario Vargas Llosa. Padilla chiede a Castro il permesso di lasciare il paese ma gli viene negato. È soltanto grazie alla pressione di Sartre, Simone de Beauvoir, Alberto Moravia, Mario Vargas Llosa, che, nel 1980, Padilla viene liberato e autorizzato a lasciare il paese. In questo stesso anno conclude il romanzo En mi jardín pastan los heroes, che viene tradotto in sette lingue, persino in italiano (Nel mio giardino pascolano gli eroi, Mondadori – purtroppo fuori catalogo). Nel settembre del 2000 Padilla muore negli Stati Uniti in una stanza di hotel dell’Alabama, per un infarto cardiaco.

Per introdurre quest’opera Gordiano Lupi ricorda in prefazione le emblematiche parole dell’autore stesso: Fuori dal gioco è un libro che mi sembra così lontano e irreale, pare scritto in un’altra lingua, in un altro mondo, ma è il mio segno distintivo, la mia cifra artistica, quasi il mio onore. Non è un libro, è un simbolo di misteriosa lealtà fuori dal tempo, una serie di liriche che mi commuove rivedere dopo tanti anni. Sono contento che possano venire lette dai cubani di un’altra generazione.

 
 
 
 
 
 
En tiempos difíciles
 
    A aquel hombre le pidieron su tiempo
para que lo juntara al tiempo de la Historia.
Le pidieron las manos,
porque para una época dificil
nada hay mejor que un par de buenas manos.
Le pidieron los ojos
que alguna vez tuvieron lágrimas
para que contemplara el lado claro
(especialmente el lado claro de la vida)
porque para el horror basta un ojo de asombro.
Le pidieron sus labios
resecos y cuarteados para afirmar,
para erigir, con cada afirmación, un sueño
(el-alto-sueño);
le pidieron las piernas,
duras y nudosas,
(sus viejas piernas andariegas)
porque en tiempos dificiles
¿algo hay mejor que un par de piernas
para la construccion o la trinchera?
Le pidieron el bosque que lo nutrió de niño,
con su árbol obediente.
Le pidieron el pecho, el corazón, los hombros.
Le dijeron
que eso era estrictamente necesario.
Le explicaron después
que toda esta donación resultaría inútil
sin entregar la lengua,
porque en tiempos difíciles
nada es tan útil para atajar el odio o la mentira.
Y finalmente le rogaron
que, por favor, echase a andar,
porque en tiempos difíciles
    esta es, sin duda, la prueba decisiva.
 
 
 
 
In tempi difficili
 
    A quell’uomo gli chiesero il suo tempo
perché lo unisse al tempo della storia.
Gli chiesero le mani,
perché per un’epoca difficile
niente è meglio che un paio di buone mani.
Gli chiesero gli occhi
che qualche volta versarono lacrime
perché non contemplasse il lato chiaro
(specialmente il lato chiaro della vita)
perché per l’orrore basta un occhio stupito.
Gli chiesero le sue labbra
risecchite e macellate per affermare,
per erigere, con ogni affermazione, un sogno
(l’alto sogno):
gli chiesero le gambe,
dure e nodose,
(le sue vecchie gambe vagabonde)
perché in tempi difficili
cosa c’è di meglio che un paio di gambe
per la costruzione o la trincea?
Gli chiesero il bosco che lo nutrì da bambino,
con il suo albero obbediente.
Gli chiesero il petto, il cuore, le spalle.
Gli dissero
che questo era strettamente necessario.
Gli spiegarono dopo
che tutta questa donazione sarebbe stata inutile
senza consegnare la lingua,
perché in tempi difficili
niente è così utile per fermare l’odio e la menzogna.
E finalmente lo pregarono
che, per favore, si mettesse a camminare,
perché in tempi difficili,
    questa è, senza dubbio, la prova decisiva.
 
 
 
 
 
 
Oración para el fin de siglo
 
Nosotros que hemos mirado siempre con ironía e indulgencia
      los objetos abigarrados del fin de siglo: las construcciones
      y las criaturas
      trabadas en oscuras levitas.
Nosotros para quienes el fin de siglo fue a lo sumo
      un grabado y una oración francesa.
Nosotros que creíamos que al final de cien años sólo había
      un pájaro negro que levantaba la cofia de una abuela.
Nosotros que hemos visto el derrumbe de los parlamentos
      y el culo remendado del liberalismo.
Nosotros que aprendimos a desconfiar de los mitos ilustres
      y a quienes nos parece absolutamente imposible
      (inhabitable)
una sala de candelabros,
      una cortina
      y una silla Luis XV.
Nosotros, hijos y nietos ya de terroristas melancólicos
      y de científicos supersticiosos,
      que sabemos que en el día de hoy está el error
      que alguien habrá de condenar mañana.
Nosotros, que estamos viviendo los últimos años
      de este siglo,
      deambulamos, incapaces de improvisar un movimiento
      que no haya sido concertado;
      gesticulamos en un espacio más restringido
      que el de las líneas de un grabado;
      nos ponemos las oscuras levitas
      como si fuéramos a asistir a un parlamento,
      mientras los candelabros saltan por la cornisa
      y los pájaros negros
      rompen la cofia de esta muchacha de voz ronca.
 
 
 
 
Orazione per la fine del secolo
 
Noi che abbiamo guardato sempre con ironia e indulgenza
      gli oggetti vistosi di fine secolo: le costruzioni
      e le creature
      incastrate in oscure giacchette.
Per noi che il fine secolo fu al massimo
      un’incisione e un’orazione francese.
Noi che abbiamo creduto che al termine di cento anni restasse solo
      un uccello nero che alzava la cuffia di una nonna.
Noi che abbiamo visto il crollo dei parlamenti
      e il culo rammendato del liberalismo.
Noi che abbiamo imparato a non fidarci dei miti illustri
      e che ci sembra assolutamente impossibile
      (inabitabile)
      una sala di candelabri,
      una tenda
      e una sedia Luigi XV.
Noi, figli e nipoti sia di terroristi malinconici
      che di scienziati superstiziosi,
      sappiamo che nel giorno attuale c’è l’errore
      che qualcuno condannerà domani.
Noi, che stiamo vivendo gli ultimi anni
      di questo secolo
      vaghiamo, incapaci di improvvisare un movimento
      che non sia stato organizzato;
      gesticoliamo in uno spazio più ristretto
      delle linee di un’incisione;
      noi mettiamo le giacchette oscure
      come se ci trovassimo a frequentare un parlamento,
      mentre i candelabri saltano verso le cornici
      e gli uccelli neri
      rompono la cuffia di questa ragazza dalla voce roca.
 
 
 
 
 
 
Los poetas cubanos ya no sueñan
 
Los poetas cubanos ya no sueñan
          (ni siquiera en la noche).
 
Van a cerrar la puerta para escribir a solas
cuando cruje, de pronto, la madera;
el viento los empuja al garete;
unas manos los cogen por los hombros,
los voltean,
     los ponen frente a frente a otras caras
 
(hundidas en pantanos, ardiendo en el napalm)
y el mundo encima de sus bocas fluye
y está obligado el ojo a ver, a ver, a ver.
 
 
 
 
I poeti cubani non sognano piú
 
I poeti cubani non sognano più
          (neppure di notte)
 
  Vanno a chiudere la porta per scrivere in solitudine
quando scricchiola, all’improvviso, il legno:
il vento li spinge alla deriva;
alcune mani li prendono per le spalle,
li rovesciano,
     li mettono di fronte ad altre facce
 
(affondate nei pantani, bruciando nel napalm)
e il mondo sopra le loro bocche scorre
e l’occhio è obbligato a vedere, a vedere, a vedere.
 
 
 
 
 
 
El hombre al margen
 
  El no es el hombre que salta la barrera
sintiéndose ya cogido por su tiempo, ni el fugitivo
oculto en el vagón que jadea
o que huye entre los terroristas, ni el pobre
hombre del pasaporte cancelado
que está siempre acechando una frontera.
El vive más acá del heroísmo
(en esa parte oscura);
pero no se perturba; no se extraña.
No quiere ser un héroe,
ni siquiera el romántico alrededor de quien
pudiera tejerse una leyenda;
pero está condenado a esta vida y, lo que más le aterra,
fatalmente condenado a su época.
Es un decapitado en la alta noche, que va de un cuarto al otro,
como un enorme viento que apenas sobrevive con el viento de afuera.
Cada mañana recomienza
(a la manera de los actores italianos).
Se para en seco como si alguien le arrebatara el personaje.
Ningún espejo
         se atrevería a copiar
este labio caído, esta sabiduría en bancarrota.
 
 
 
 
L’uomo al margine
 
  Lui non è l’uomo che salta la barriera
sentendosi già preso dal suo tempo, né il fuggitivo
nascosto nel vagone che ansima
o che fugge tra i terroristi, né il povero
uomo dal passaporto cancellato
che sta sempre inseguendo una frontiera.
Lui vive più in qua dell’eroismo
(in quella parte oscura);
però non si turba, non rimpiange.
Non vuole essere un eroe,
e neppure il romantico intorno al quale
poter intrecciare una leggenda;
ma è condannato a questa vita, e ciò che più lo spaventa,
fatalmente condannato alla sua epoca.
È un decapitato a notte fonda, che passa da una stanza all’altra,
come un enorme vento che appena sopravvive con il vento di fuori.
Ogni giorno ricomincia
(alla maniera degli attori italiani).
Chiude il becco come se qualcuno gli strappasse il personaggio.
Nessuno specchio
         oserebbe copiare
queste labbra cadute, questa saggezza in bancarotta.
 
 
 
 
 
 
Para aconsejar a una dama
 
  ¿Y si empezara por aceptar algunos hechos
como ha aceptado – es un ejemplo – a ese negro becado
que mea desafiante en su jardín?
 
Ah, mi señora: por más que baje las cortinas; por más
que oculte la cara solterona; por más que llene
de perras y de gatas esa recalcitrante soledad; por más
que corte los hilos del teléfono
que resuena espantoso en la casa vacía;
por más que sueñe y rabie
no podrá usted borrar la realidad.
 
Atrévase.
Abra las ventanas de par en par. Quítese el maquillaje
y la bata de dormir y quédese en cueros
como vino usted al mundo.
Echese ahí, gata de la penumbra, recelosa, a esperar.
Aúlle con todos los pulmones.
La cerca es corta; es fácil de saltar,
y en los albergues duermen los estudiantes.
Despiértelos.
Quémese en el proceso, gata o alción; no importa.
Meta a un becado en la cama.
Que sus muslos ilustren la lucha de contrarios.
Que su lengua sea más hábil que toda la dialéctica.
Salga usted vencedora de esta lucha de clases.
 
 
 
 
Per consigliare a una dama
 
  E se comincerà ad accettare alcuni fatti
come ha accettato – è un esempio – questo nero collegiale
che piscia in posa arrogante nel suo giardino?
 
Ah, mia signora: per quanto abbassi le tende; per quanto
nasconda la faccia da zitellona; per quanto riempia
di cani e di gatti codesta recalcitrante solitudine; per quanto
tagli i fili del telefono
che risuona spaventoso nella casa vuota;
per quanto sogni e si dia pena
lei non potrà cancellare la realtà.
 
Abbia coraggio.
Apra le finestre senza ostacoli. Si tolga il trucco
e la vestaglia da notte e rimanga a pelle nuda
come è venuta al mondo.
Si metta lì, gatta in penombra, sospettosa, ad attendere.
Ululi a pieni polmoni.
La recinzione è bassa; è facile da saltare,
e negli alberghi dormono gli studenti.
Deve svegliarli.
Si infiammi nell’azione, gatta o martin pescatore; non importa.
Metta un collegiale nel letto.
Che i suoi muscoli illustrino la lotta dei contrari.
Che la sua lingua sia più abile di tutta la dialettica.
Esca vincitrice da questa lotta di classe.
 
 
 
 
 
 
Dicen los viejos bardos
 
No lo olvides, poeta.
En cualquier sitio y época
en que hagas o en que sufras la Historia,
siempre estará acechándote algún poema peligroso.
 
 
 
 
Dicono i vecchi bardi
 
Non dimenticarlo, poeta.
In qualunque posto ed epoca
in cui si faccia o si soffra la Storia,
sempre ti starà seguendo qualche poesia pericolosa.
 
 
 
 
 
 
Poética
 
  Di la verdad.
Di, al menos, tu verdad.
Y después
deja que cualquier cosa ocurra:
que te rompan la página querida,
que te tumben a pedradas la puerta,
que la gente
se amontone delante de tu cuerpo
como si fueras
un prodigio o un muerto
 
 
 
 
Poetica
 
  Dì la verità
Dì, almeno, la tua verità.
E poi
lascia che succeda qualsiasi cosa:
che ti strappino la pagina preferita,
che ti abbattano la porta a colpi di pietra,
che la gente
si accalchi davanti al tuo corpo
come se tu fossi
un prodigio o un morto
 
 
 
 
 
 
Antonia Eiriz
 
  Esta mujer no pinta sus cuadros
para que nosotros digamos: “¡Qué cosas más raras
salen de la cabeza de esta pintora!”
Ella es una mujer de ojos enormes.
Con estos ojos cualquier mujer podría
desfigurar el mundo si se lo propusiera.
Pero, esas caras que surgen como debajo de un puñetazo,
esos labios torcidos
que ni siquiera cubren la piedad de una mancha,
esos trazos que aparecen de pronto
como viejas bribonas;
en realidad no existirían
si cada uno de nosotros no los metiera diariamente
en la cartera de Antonia Eiriz.
Al menos, yo me he reconocido
en el montón de que me saca todavía agitándome,
viendo a mis ojos entrar en esos globos
que ella misteriosamente halla;
y, sobre todo, sintiéndome tan cerca
de esos demagogos que ella pinta,
que parece que van a decir tantas cosas
y al cabo no se atreven a decir absolutamente nada.
 
 
 
 
Antonia Eiriz
 
  Questa donna non dipinge i suoi quadri
perché noi diciamo: “Che cose preziose
escono dalla testa di questa pittrice!”
Lei è una donna dagli occhi enormi.
Con questi occhi qualunque donna potrebbe
sfigurare il mondo se se lo proponesse.
Ma, queste espressioni che scaturiscono come sotto un pugno,
queste labbra storte
che neanche coprono la pietà di una macchia,
questi tratti che appaiono all’improvviso
come vecchi furfanti;
in realtà non esisterebbero
se ognuno di noi non li mettesse giornalmente
nella cartella di Antonia Eiriz.
Almeno, io mi sono riconosciuto
nel mucchio dal quale mi tira fuori ancora agitandomi,
vedendo i miei occhi entrare in quei globi
che lei misteriosamente scopre;
e, soprattutto, sentendomi, così vicino
a quei demagoghi che lei dipinge,
che sembra stiano per dire tante cose
e alla fine non si azzardano a dire assolutamente niente.
 
 
 
 
 
 
El acto
 
  Impulsado por la muchedumbre
o por alguna súbita locura; vestido como cualquiera
de nosotros, con una tela a rayas
(ya demasiado pálida); la cara larga
que no podría describir
aunque me lo propusiera, y todo el cielo arriba
de modo que cuando sonreía
estaban todo el cielo y su locura,
el pobre hombre soportó el ataque.
 
Y antes de que corriera medio metro
ya estábamos pensando que éste sería el último
acto que retendríamos de él
(porque usualmente gente de su calaña
se pierden en los barrios, se mueren
y aparecen un día, de pronto, en los periódicos).
Pero lo cierto es que resistió el ataque
y se lanzó al verano, al vacío.
O lo lanzaron
(estas cosas nunca se saben bien).
El hombre estaba allí, cuando lo vimos, ensangrentado,
tambaleándose, en el jardín.
Se lo llevaron medio muerto.
Pero el intenso azul no desaparecía de sus ojos,
de modo que aunque no sonreía, ahí estaban
todo el azul del cielo y su locura.
La noche entera se la pasó gritando, hasta el final.
 
 
 
 
L’atto
 
  Spinto dalla moltitudine
o da qualche repentina follia; vestito come chiunque
di noi, con un tessuto a righe
(già troppo pallido); la faccia lunga
che non potrei descrivere
anche se me lo proponessi e tutto il cielo sopra
in modo tale che quando sorrideva
c’erano tutto il cielo e la sua follia,
il povero uomo sostenne l’attacco.
 
E prima che facesse un passo
già stavamo pensando che questo sarebbe stato l’ultimo
atto che avremmo conservato di lui
(perché di solito le persone della sua risma
si perdono nei quartieri, muoiono
e compaiono un giorno, all’improvviso, nei giornali).
Ma la cosa sicura è che sostenne l’attacco
e si lanciò all’estate, al vuoto.
O lo lanciarono
(queste cose non si sanno mai bene).
L’uomo stava lì, quando lo vedemmo, insanguinato,
barcollando, nel giardino.
Lo portarono via mezzo morto.
Ma l’intenso azzurro non scompariva dai suoi occhi,
in modo tale che anche se non sorrideva, lì c’erano
tutto l’azzurro del cielo e la sua follia.
Trascorse la notte intera gridando, fino alla fine.
 
 
 
 
 
 
Una muchacha se está muriendo entre mis brazos
 
  Una muchacha se está muriendo entre mis brazos.
Dice que es la desconcertada de un peligro mayor.
Que anduvo noche y día para encontrar mi casa.
Que ama las piedras grises de mi cuarto.
Dice que tiene el nombre de la Reina de Saba.
Que quiere hacerse cargo de mis hijos.
Una muchacha larga como las garzas.
Una muchacha forrada de plumajes,
suave como un plumón.
Una cabeza sin ganas de vivir.
Unos pechitos tibios debajo de la blusa.
Unos labios más blancos que la córnea de su ojo,
unos brazos colgando de mi cuello,
una muchacha muriéndose irremediablemente entre mis brazos,
torpe, como se mueren las muchachas;
acusando a los hombres,
reclamando, la pobre, para este amor
de última hora
una imposible salvación.
 
 
 
 
Una ragazza sta morendo tra le mie braccia
 
  Una ragazza sta morendo tra le mie braccia.
Dice che è sconvolta da un pericolo più grande.
Che ha camminato notte e giorno per trovare la mia casa.
Che ama le pietre grigie della mia stanza.
Dice che ha il nome della Regina di Saba.
Che vuole farsi carico dei miei figli.
Una ragazza lunga come gli aironi.
Una ragazza ricoperta di piumaggio,
morbida come un piumone.
Una testa senza voglia di vivere.
Piccoli seni tiepidi sotto la camicetta.
Labbra più bianche della cornea dei suoi occhi,
braccia strette al mio collo,
una ragazza sta morendo irrimediabilmente tra le mie braccia,
fuori luogo, come muoiono le ragazze,
accusando gli uomini,
reclamando, la sventurata, per questo amore
dell’ultim’ora
un’impossibile salvezza.
 
 
 
 
 
 
Para Masha, que cantaba baladas
 
  ¿Qué balada puedes cantar ahora,
Masha, en pleno invierno, sin recordar la casa
que abandonaste aprisa, ágil como un demonio,
por no perder el tren de Odessa,
que fue, después de todo, nuestro último tren?
 
¿En qué balada
tu linda voz tristísima subiendo, abriendo
el techo, mientras combas la cintura de avispa?
 
Baladas a la guerra, muy simples:
sangre y llanto.
 
Y tú,
bajo los reflectores,
entre gente habituada a tu melancolía.
¿En qué balada que no escuché
te extremas, te demoras?
¿Quién viene cada noche a esperarte y abre
la portezuela de su coche para que te reclines?
¿A quién cubres ahora de artimañas, de besos?
 
 
 
 
Per Masha, che cantava ballate
 
  Quale ballata puoi cantare adesso,
Masha, in pieno inverno, senza ricordare la casa
che abbandonasti in fretta, agile come un demonio,
per non perdere il treno di Odessa,
che è stato, dopo tutto, il nostro ultimo treno?
 
In quale ballata
la tua bella voce tristissima salendo, aprendo
il tetto, mentre pieghi la vita di vespa?
 
Ballate di guerra, molto semplici:
sangue e pianto.
 
E tu,
sotto i riflettori,
tra persone abituate alla tua malinconia.
In quale ballata che non ho ascoltato
ti impegni, ti soffermi?
Chi viene ogni notte ad aspettarti e apre
la porticina della sua carrozza perché ti adagi?
A chi copri adesso di stratagemmi e di baci?
 
 
 
 
 
 
Los enamorados del bosque Izmailovo
 
La primavera le da la razón.
El viento lo inunda y puede descifrarlo.
Los árboles pueden comprenderlo.
La vida quiere dialogar con él.
 
¡Porque hoy este hombre ama!
 
Inmenso tren, detente
en medio de la vía
para que veas al dichoso.
El poeta rompió su caja de penumbras,
huyó de pronto aquel dolor que traicionaba su poesía
y hoy lo acoge este bosque
donde ella se reclina
y el temblor de su pelo en el aire salvaje.
 
Su sangre es más ligera
cuando siente su piel. Sus labios
se abren dóciles al roce de estos labios,
la claridad del mundo resbala por su sien,
cae a trozos en la yerba,
transparenta el abrazo,
y entre los poros de esta muchacha él vive,
en toda soledad busca su forma única,
sobre los hombros débiles de niña
él sueña que se apoye la fuerza de la vida.
 
Detente, explorador,
y de una vez enfoca
tu catalejo escéptico
para que veas a éste: el triste, el solitario
quiere plantar los abedules
que hagan más ancho el cielo de Izmailovo,
con su tibia penumbra de hojarascas y pájaros.
 
¡Porque hoy este hombre ama!
 
Y el cartero que sale de un local desolado
lleva su nombre ardiendo en el bolsillo:
las ortegas que huyen presurosas,
la ardilla que contempla el fruto aún verde
la elogian, la celebran;
las flores de Tashken, las crujientes
brujitas de Lituania,
los grandes arcos ucranianos
tejen guirnaldas para su sorprendente
cabeza de hechizada.
 
Y él anda loco, habla con todo el mundo;
la lleva de la mano, la conduce.
Y al regresar en metro hasta su casa,
sube corriendo, alegre, la escalera,
desde la buhardilla
contempla el sol que pica
sobre la plaza enorme,
pero al abrir los libros de Blok y de Esenine
descubre nuevos agujeros,
y hoy siente piedad por la polilla.
 
 
 
 
Gli innamorati del bosco Izmailovo
 
La primavera gli dà ragione.
Il vento lo inonda e può decifrarlo.
Gli alberi possono comprenderlo.
La vita vuole dialogare con lui.
 
Perché oggi quest’uomo ama!
 
Immenso treno, fermati
in mezzo alla via
perché tu veda chi è felice.
Il poeta ruppe la sua cassa di penombre,
evitò all’improvviso quel dolore che rivelava la sua poesia
e oggi lo accoglie questo bosco
dove lei si adagia
e il tremore dei suoi capelli nell’aria selvaggia.
 
Il suo sangue è più leggero
quando sente la sua pelle. Le sue labbra
si aprono docili al contatto di queste labbra,
la luminosità del mondo scorre sulle sue tempie,
cade a pezzi sull’erba,
palesa l’abbraccio,
e tra i pori di questa ragazza lui vive,
in tutta solitudine cerca la sua forma unica,
sopra le spalle deboli di bambina
lui sogna che si sostenga la forza della vita.
 
Fermati, esploratore,
e una volta per tutte metti a fuoco
il tuo cannocchiale scettico
perché tu veda questo: il triste, il solitario
vuole piantare le betulle
perché rendano più largo il cielo di Izmailovo,
con la sua tiepida penombra di fronde e uccelli.
 
Perché oggi quest’uomo ama!
 
E il postino che parte da un locale desolato
porta con sé il suo nome ardendo nella tasca:
le colombe che si allontanano rapide,
lo scoiattolo che contempla il frutto ancora verde
la elogiano, la celebrano;
i fiori di Tashken, le cruente
streghe della Lituania,
i grandi archi ucraini
intrecciano ghirlande per la sua sorprendente
testa ammaliata.
 
E lui è fuori di testa, parla con tutti;
la porta per mano, la conduce.
E quando rientra in metro verso casa,
sale correndo, allegro, la scala,
fino alla soffitta
contempla il sole che brucia
sulla piazza enorme,
però quando apre i libri di Blok e di Esenin
scopre nuovi buchi,
e oggi prova pietà per la tarma.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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1 thought on “Fuera del juego – Heberto Padilla

  1. Un regalo stupendo!!
    Grazie per la condivisione….

    buona serata
    .marta

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