Richard Stainthorp – la poesia del ferro

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Impetuoso, il tuo corpo è come un fiume
nel quale si perde il mio.
Se ascolto, sento soltanto il tuo rumore.
Di me, neanche il segno più fioco.
 
Immagine dei gesti che ho compiuto,
irrompe puro e completo.
Per questo fu fiume il nome che gli diedi.
E in esso il cielo è più vicino.
 
Eugenio de Andrade
 
 

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L’insonnia mi caccia dal sonno
dalla camera da letto, per la casa
per la casa che a quanto pare c’è sempre
il ragazzo che arriva all’angolo su un motorino
e si ferma da qualche parte per consegnare un giornale
non è ancora scoraggiato
le nuvole, che lentamente già diventano visibili
non sono ancora nervose
i fiori sul tavolo
i libri, le lettere, le fotografie
non sono ancora incantati
fiumi affaticati si trascinano lungo i pontili
soffiano degli schedari
managers giapponesi riassumono la loro strategia
c’è una strana quiete nella mia apatia
ora che sto dimenticando
quello che non posso più ricordare.
 
Martin Reints
 
 

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Quando contemplo il tuo corpo disteso
come un fiume che non cessa mai di passare
come un limpido specchio dove cantano uccelli
e dà gioia sentire il giorno come albeggia.
 
Quando guardo i tuoi occhi, profonda morte o vita che mi chiama
canzone da un profondo che sospetto;
o vedo la tua forma, la tua fronte serena,
pietra lucente dove i miei baci brillano,
come rocce che specchiano un sole che non cala.
 
Quando accosto il mio labbro a quell’incerta musica,
al suono di quanto è sempre giovane,
dell’ardore terrestre che canta in mezzo al verde,
umido corpo in perpetuo trascorrere
come amore felice che va e torna…
 
Sotto di me sento il mondo girare,
girare lieve con virtù eterna di stella,
con generosità lieta di astro
che non chiede neppure un mare dove riflettersi.
 
Tutto è sorpresa. Il mondo scintillante
sente che un mare a un tratto è là tremulo, nudo,
che è quel petto avido, febbrile,
che chiede solo il brillio della luce.
 
La creazione fulge. Resa quieta la gioia
passa come un piacere che non tocca il suo colmo,
come fulminea ascensione d’amore
dove il vento circonda le fronti più cieche.
 
Contemplare il tuo corpo alla tua sola luce,
con la vicina musica che concerta gli uccelli,
le acque, il bosco, il palpito in catene
di questo mondo pieno che sento sulle labbra.
 
Vicente Aleixandre
 
 

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Non ho camminato nei tuoi sogni,
né mi sono mostrato in mezzo alla folla,
non sono apparso nel cortile
dove pioveva o meglio cominciava
a piovere (questo verso
lo cancello e non lo sostituirò),
era allettante credere, come uno stupido,
che ti avrei incontrato presto,
eri tu che mi apparivi in sogno
(e mi prendeva una dolce tenerezza),
mi sistemavi i capelli sulle tempie.
Quell’autunno perfino le poesie
in parte mi riuscivano bene
(però mancava sempre un verso o una rima
per essere felice).
 
Boris Ryzhy Borisovich
 
 

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E so molto bene che non ci sarai.
Non ci sarai nella strada,
non nel mormorio che sgorga di notte
dai pali che la illuminano,
neppure nel gesto di scegliere il menù,
o nel sorriso che alleggerisce il
“tutto completo” delle sotterranee,
nei libri prestati
e nell’arrivederci a domani.
 
Nei miei sogni non ci sarai,
nel destino originale delle parole,
né ci sarai in un numero di telefono
o nel colore di un paio di guanti, di una blusa.
Mi infurierò, amor mio, e non sarà per te,
e non per te comprerò dolci,
all’angolo della strada mi fermerò,
a quell’angolo a cui non svolterai,
e dirò le parole che si dicono
e mangerò le cose che si mangiano
e sognerò i sogni che si sognano
e so molto bene che non ci sarai,
né qui dentro, il carcere dove ancora ti detengo,
né la fuori, in quel fiume di strade e di ponti.
Non ci sarai per niente, non sarai neppure ricordo,
e quando ti penserò, penserò un pensiero
che oscuramente cerca di ricordarsi di te.
 
Julio Cortazar
 
 

Richard Stainthorp Tutt'Art@ (17)

 

Ah, che tu scappi nell’istante
in cui avevi già raggiunto la tua definizione migliore.
Ah, amica mia, che tu non voglia credere
alle domande di quella stella appena tagliata,
che sta bagnando le sue punte su un’altra stella nemica.
 
Ah, se potessi essere certo che all’ora del bagno,
quando in una stessa acqua discorsiva
si bagnano l’immobile paesaggio e gli animali più fini:
antilopi, serpenti dal passo breve, dal passo evaporato
paiono tra i sogni, senza ansie sollevare
i più estesi capelli e l’acqua più ricordata.
Ah, amica mia, se nel puro marmo degli addii
avessi lasciato la statua che ci poteva accompagnare,
poiché il vento, il vento grazioso,
si estende come un gatto per lasciarsi definire.
 
José Lezama Lima
 
 

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Ogni mattina
cancelliamo i sogni
con cautela costruiamo i discorsi
le nostre vesti sono un nido di ferro.
Ogni mattina
salutiamo gli amici di ieri
le notti si dilatano come fisarmoniche
suoni, rimpianti, baci perduti.
(Insignificanti
enumerazioni
nulla, solo parole per gli altri
ma dove finisce la solitudine?)
 
Manolis Anagnostakis
 
 
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Le avremo ben viste anche queste donne – in sogno o no,
ma sempre nei vaghi recinti della notte –
sotto le loro criniere di giumente, focose,
con lunghi occhi teneri dai bagliori di cuoio,
non già la carne quotidiana in svendita alle nuove
macellerie di immagini, che ingurgiti
solo, fra le lenzuola,
ma l’animale sorella che sfugge e s’indovina,
ancora meno distinta dai suoi riccioli, dalle sue trine
di quanto la vaga linea dell’onda sia dalla schiuma,
l’agile fiera di cui tutti vanno a caccia
e che il più armato non raggiunge mai
perché è nascosta più in fondo al suo stesso corpo
ch’egli non può penetrare – se anche ruggisse di vano trionfo –
perché ella è solamente come la soglia
del suo stesso giardino,
o come un’incrinatura nella notte
incapace di abbatterne il muro, o una tagliola
con il sapore di frutto inumidito, solo un frutto,
dotato però di sguardo – e anche di lacrime.
 
Philippe Jaccottet
 
 

03
 
Perché mi vedi stanco, ferito,
così silenziosa arrivi
e mi offri in te il riposo,
la pace che rompe le mie catene?
 
Perché mi vedi nudo, secco,
al punto di essere quasi terra,
nelle tue due mani porti la chiave
per aprirmi la pace completa?
 
Vattene via, lontana dal mio fianco,
dove io non ti possa vedere.
Nudo, triste, miserabile,
senza altro letto che l’erba,
senza altro bicchiere che la mia mano,
senza altro tetto che le stelle
né altro amico che la stanchezza
di sentieri e di strade,
resisto a dormire il tuo sonno,
ad essere la mia ombra, madre nera.
Vattene via, lontana dal mio fianco,
dove io non ti possa vedere,
che povero e cieco e solitario
e ferito e triste amo la terra,
dove trovo, ogni mattina,
la certezza di essere materia.
 
José Hierro
 
 
 
 
Richard Stainthorp Sculpture
 
 
 
 
 
 
 
 

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