Francesco Tomada su Aftermath – da Perigeion

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Quanto è differente l’immagine pubblica di Alessandro Canzian da quella privata. La prima è quella di deus ex machina di Samuele Editore, giovane ma intraprendente casa editrice, di organizzatore di eventi e centro di aggregazione di iniziative indipendenti, come dimostra la lodevole iniziativa di riunire in un unico bookstore i cataloghi di quattro case come Samuele Editore, Qudulibri, Kolibris Edizioni e Pietre Vive Editore. La seconda è quella di un poeta che invece si tiene spesso dietro le quinte come per un senso di pudore, e che nella sua scrittura dà voce ad un privato schivo e personale.

In quest’ambito emerge forse la personalità più immediata di Alessandro Canzian, fatta di una schiettezza anche crudele che non teme di affrontare alcuni dei temi più spinosi e pericolosi della poesia, e cioè l’amore o meglio la fine di un amore. Ma i brani tratti da Aftermath (sezione che fa parte di un lavoro più ampio) sfuggono sia dal già-detto sia dal crepuscolarismo, utilizzano un linguaggio piano e consapevole per raccontare la solitudine, e riescono nell’intento proprio perché non c’è nessun intento, ma soltanto la nudità di un uomo che sa cosa significa portare un macello dentro al cuore.

Francesco Tomada

 
 
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