Voci – Claribel Alegría

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Voci è un testamento poetico che Claribel lascia ai pronipoti. Una polifonia che nasce dall’ascolto della natura. Lo sguardo rivolto alla creazione per risolvere il mistero della morte e della possibilità di una vita dopo la morte che giustifichi la perdita della condizione terrena. Perdita che a tratti sembra risolversi nella metamorfosi: il ruscello dice torno verso il mare / è lì che nacqui e la nuvola dice mi formo / mi trasformo. Tuttavia c’è scetticismo: È il volo finale / il volo che temo / e bramo tanto / il volo che ci porta via / ci dissolve / e in un batter d’ali ci disperde. C’è resistenza nei confronti del destino, di chi governa le nostre vite.

Con queste parole Zingonia Zingone (fine poetessa anche lei, ne ho parlato qui) apre il volume Voci di Claribel Alegría, edito da qualche settimana dalla Samuele Editore con, appunto, prefazione di Zingonia Zingone. Una poetessa, Claribel, tra le più note nel panorama centro americano. Un’autrice dalla voce netta, curata, pulita non solo dalla sua età (ha 91 anni) ma anche dalla lunghissima esperienza e lavorio.

Fin da bambina Claribel era abitata dalla poesia. Cresciuta nella zona montagnosa orientale del Salvador nella cittadina coloniale di Santa Ana, capoluogo dell’omonima regione produttrice di caffè, trascorse l’infanzia immersa in un’atmosfera macondiana. […] Già decisa a diventare poetessa, partì presto da Santa Ana e, grazie a una borsa di studio, a 18 anni approdò negli Stati Uniti. A New Orleans scrisse il suo destino: mandò una lettera al poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez, che non conosceva. Il futuro premio Nobel per la letteratura, avendo già letto e apprezzato alcune sue poesie apparse nella rivista Repertorio Americano, la prese sotto la sua ala e ne divenne il mentore.

Un incipit, quello di Claribel, importante che non a caso Zingonia cita in relazione a quello che di fatto è, come si è detto, un testamento poetico. Un testamento che in sé raccoglie e satura tutte le precedenti tematiche della poetessa ma le rende più intime, più vicine a quel sentimento sociale che tanto l’aveva mossa insieme all’amatissimo marito Bud.

La poetessa che scrive perchè è il suo modo di stare sola, ma anche per alleggerire l’attesa del domani, intercala le poesie con ironici frammenti di prosa che uno dietro l’altro vanno a comporre un personalissimo album dei ricordi. Ricordi che divertono e riportano alla vita reale dell’autrice, ai suoi dialoghi con Bud, con un tassista, un ladro, la sua collaboratrice domestica.

Una pluralità di voci che non evocano ma dicono memorie, le raccontano, con una scarna delicatezza che non manca di intenerire anche di fronte alla proiezione della fine. Perchè la vita che si approssima al suo termine diventa l’ultima battaglia sociale da affrontare con forza ma anche con sguardo alto e sereno, con un sorriso che vuole capire. La consapevolezza della vita e dei suoi intrecci umani e sentimentali diviene il motore primo di questa rivolta pacifica di fronte al proprio passato e di questo memoriale di fronte al futuro. Un futuro fatto di vita che Claribel lascia con la certezza che la coralità degli anni trascorsi può lasciare un segno a coloro che verranno. In questo Voci si fa un’unica voce composta da diverse persone di diversi periodi, da diverse esperienze, non ultime quelle naturali.

Torno verso il mare / è lì che nacqui / mi accolse una roccia / quando saltai sulla terra. […] e prima che il giorno / diventi notte / mi assale un altro istante / le ali / diventano insensibili / e la morte / mi ghermisce, […] Il dolore / entrò in me / come un uccello strambo / venuto da lontano. La natura diventa così una polifonia che nasce dall’ascolto della natura, un sostanziale ritrovarsi in essa nel suo essere ciclo di nascita-crescita-morte. Un ciclo che ha un suo significato in ciò che lascia e che resta.

Vi lascio una scala / traballante / incompiuta / con qualche scalino rotto / alcuni marci / e più di uno / intero. Versi che con rara limpidezza descrivono, pur all’interno di una forma dichiaratamente testamentale, una definizione di vita. O la definizione di una vita, se si preferisce. Il suo significato più intero. Che anche quando rivolge lo sguardo a se stessa non si lascia prendere dallo sconforto ma attinge al lessico della battaglia sociale per creare un ultimo manifesto, una dichiarazione di libertà: Perchè temermi così tanto / se bramo unicamente / di liberarvi? [titolo del testo: La morte].

Ma è nella descrizione delle relazioni umane, e soprattutto in Bud, che Claribel a mio avviso diventa una poetessa dai toni eccelsi quanto rari. Testi poetici si accompagnano a brevi prose dal tono divertito, che definire ironici o sarcastici sarebbe assolutamente sbagliato. Perchè sono sorrisi agli accadimenti, alla natura umana. Dalla foto scattata a Mario al ladro premuroso che alla fine preferisce non rubare. Quasi a dire, senza troppe celebrazioni o epifanie, che nella vita esiste un filo sottile, una voce unica, sotterranea e fondamentale. Che porta l’uomo nella vita e nel suo termine. Dando senso a tutto.

Per arrivare alla dolcezza di Bud, questo marito con cui Claribel è stata sposata 50 anni e che le fa dire Sono cucita / all’orlo del tuo mantello (versi stupendi, versi squisiti se riuscite a immaginare 50 anni di matrimonio e queste parole). Una dolcezza matrimoniale che è parte integrante di quella natura umana che porta alla morte, di quella lotta sociale ed esistenziale fatta con animo leggero, senza grandi proclami ma con un intenso sentimento di libertà ed armonia.

Un libro raro che può essere considerato non uno ma un insieme di tanti libri, laddove ogni libro contiene una vita. E ognuna di queste vite in qualche modo negli anni ha avuto un punto di contatto, un incontro con la poetessa. Che per questo ne ha fatto tesoro, e dono. Per la sua vita, per la sua morte, per il testamento che la sua vita e la sua morte (non ancora accaduta ma con tutta evidenza poeticamente presagita) sono. Per la sua famiglia e per tutta quell’immensa famiglia che il genere umano in fondo è.

 
 
 
 
La voz del riachuelo
 
 
Vuelvo hacia el mar
allí nací
y me acogió una roca
cuando salté a la tierra.
Bajo despacio
me detengo en el musgo
en las flores silvestres
bajo en busca del río
que me devuelva al mar.
Mi vecino
el torrente
no sabe que yo existo
brama
salta
llena cauces
estalla
como yo busca el río
disolverse en el río
que me devuelva al mar
porque el mar nos espera
porque el mar es la cuna
porque somos el mar.
 
 
 
 
La voce del ruscello
 
 
Torno verso il mare
è lì che nacqui
mi accolse una roccia
quando saltai sulla terra.
Scendo piano
mi trattengo nel muschio
tra i fiori selvatici
scendo a cercare il fiume
che mi riporti al mare.
Il mio vicino
il torrente
non sa che io esisto
brama
salta
riempie canali
scoppia
anche lui cerca il fiume
dissolversi nel fiume
che mi riporti al mare
perché il mare ci aspetta
perché il mare è la culla
perché siamo il mare.
 
 
 
 
 
 
Trampa
 
 
Necesito una trampa
una trampa en que el tiempo
se disloque
y nos permita en paz
caminar el presente.
 
 
 
 
La trappola
 
 
Mi serve una trappola
una trappola in cui il tempo
si distorca
e in pace ci lasci
camminare nel presente.
 
 
 
 
 
 
La foto
 
 

Cuando Mario venía a Nicaragua, siempre se hospedaba en casa de Lillian y Bud.
La última vez, Bud les tomó una foto muy linda.
Después de muerto Mario, Lillian le mostró la foto a Guillermina, que lo quiso mucho.
– Qué bonita – dijo –, ¿ya estaba muerto don Mario cuando se la tomaron?
 
 
 
 
La foto
 
 

Quando Mario veniva in Nicaragua, alloggiava sempre a casa di Lillian e Bud.
L’ultima volta, Bud scattò loro una foto molto bella.
Dopo la morte di Mario, Lillian mostrò la foto a Guillermina, che gli aveva voluto molto bene.
– Che bella – disse –, era già morto il signor Mario quando fu scattata?
 
 
 
 
 
 
Desvelo
                   A Mauricio

 
 
Florece tu recuerdo
en mi desvelo
y de pronto
tu aroma
se yergue
como un dios.
 
 
 
 
Veglia
                   A Mauricio

 
 
Fiorisce il tuo ricordo
nella mia veglia
e all’improvviso
il tuo profumo
si innalza
come un dio.
 
 
 
 
 
 
Vejez
 
 
Mis cinco sentidos
que exploraban
están ahora mustios
y todo es más incierto
en mi paisaje.
 
 
 
 
Vecchiaia
 
 
I miei cinque sensi
un tempo esploratori
ora sono appassiti
e tutto è più incerto
nel mio paesaggio.
 
 
 
 
 
 
Poesía
                   A Juan Ramón

 
 
Inconfundible
esa voz
que me persigue
que no arranca de mi
que teje insomnios.
Como la lluvia
cae
como el viento
sólo esa voz escucho
me posee
deja mendrugos sueltos
y se escapa.
 
 
 
 
Poesia
                    A Juan Ramón

 
 
Inconfondibile è la voce
che mi insegue
che non si scolla da me
che tesse insonnie.
Come la pioggia
cade
come il vento
solo questa voce ascolto
mi possiede
lascia cadere avanzi di pane
e fugge via.
 
 
 
 
 
 
El ladrón
 
 

Unos días antes de irse de París para Africa , donde estaría algunas semanas, Bud le regaló a Lillian un frasquito de gas lacrimógeno.
– Es muy útil – le dijo –, si te ves en peligro no tienes más que apretar este botón.
Días más tarde, Lillian salió del metro en la estación Argentine, para ir a su casa. Eran como las ocho de la noche, la calle estaba desierta. Lillian empezó a caminar de prisa. Se dio cuenta de que un muchacho se dirigía hacia ella y no le gustó la expresión de su rostro. Sacó el frasquito de su cartera y cuando tuvo al muchacho cerca, apretó el botón. Lo malo fue que dirigió el gas hacia sí misma. Sintió que se asfixiaba, empezó a toser. El muchacho se acercó para auxiliarla.
– ¿Se siente mal? – le preguntó –, venga, yo le ayudaré. La tomó del brazo y caminaron en silencio las dos cuadras.
– Perdóneme – dijo el muchacho cuando llegaron a la entrada del apartamento –, usted tuvo razón, iba con intenciones de robarle el bolso.
– Tome – dijo Lillian y escarbó en su bolso para sacar el monedero.
– No, de ninguna manera – protestó el muchacho, alejándose.
 
 
 
 
Il ladro
 
 

Pochi giorni prima di partire da Parigi per l’Africa, dove si sarebbe trattenuto qualche settimana, Bud regalò a Lillian una bomboletta di gas lacrimogeno.
– È molto utile – disse –, se sei in pericolo non hai che da premere questo bottone.
Qualche giorno dopo, Lillian uscì dalla metropolitana alla fermata “Argentine”, per tornare a casa. Erano le otto di sera circa, la strada era deserta. Lillian si mise a camminare velocemente. Si accorse che un ragazzo si stava dirigendo verso di lei e non le piacque l’espressione sul suo volto. Tirò fuori dalla borsa la bomboletta e quando il ragazzo le fu vicino, premette il bottone. La cosa brutta fu che diresse il gas verso se stessa. Si sentì asfissiare, si mise a tossire. Il ragazzo si avvicinò per aiutarla.
– Si sente male? – le domandò –, venga che le do una mano. La prese per il braccio e attraversarono in silenzio due isolati.
– Le chiedo scusa – disse il ragazzo quando giunsero all’ingresso dell’appartamento –, lei aveva ragione, volevo rubarle la borsa.
– Tenga – disse Lillian e frugò nella sua borsa fino a trovare il borsellino.
– No, neanche per sogno – protestò il ragazzo allontanandosi.
 
 
 
 
 
 
Mi bailarín sufí
                    A Bud

 
 
Cosida estoy
al ruedo de tu manto
me levantas
me tumbas
giro contigo
giro
y en cada nuevo giro
es más honda la entrega.
 
 
 
 
Il mio ballerino sufi
                    A Bud

 
 
Sono cucita
all’orlo del tuo mantello
mi sollevi
mi butti giù
giro con te
giro
e ad ogni nuovo giro
più forte
mi abbandono a te.
 
 
 
 
 
 
Testamento
                    A mis hijos

 
 
Les dejo una escalera
tambaleante
inconclusa
tiene peldaños rotos
otros están podridos
y más de alguno
entero.
Repárenla
elévenla
suban por ella
suban
hasta tocar la luz.
 
 
 
 
Testamento
                    Ai miei figli

 
 
Vi lascio una scala
traballante
incompiuta
con qualche scalino rotto
alcuni marci
e più di uno
intero.
Riparatela
mettetela in piedi
saliteci sopra
salite
fino a toccare la luce.
 
 
 
 
 
 
 
 

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