Samuele Editore

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Ogni Casa Editrice ha una sua storia che, quasi come un minimo comun denominatore, inizia da qualche altra parte. La Storia della Samuele Editore inizia quando ero ragazzo. Al tempo, gli anni novanta, le fonti di lettura per un liceale senza grandissime risorse erano i tascabili economici Newton da mille lire, i grandi tascabili economici sempre Newton da novemila e novecento lire, e pochi altri editi che insomma facevano tutta una libreria. In più avevo avuto la fortuna di trovare nella biblioteca personale di mia nonna una trentina di libri della Sansoni, collana I Capolavori, che erano stati editi negli anni sessanta e settanta. Li aveva comprati mio nonno, un semplice spazzino che però grazie a un diploma preso per corrispondenza era riuscito a fare un po’ di carriera all’interno dell’azienda dove era occupato. Li aveva comprati per mio padre, con la lungimiranza di chi era anche riuscito a costruire un piccolo patrimonio nel pordenonese grazie a delle scelte molto oculate. Come questa libreria che mia nonna teneva in casa e che lei stessa aveva tenuto per me dopo la scomparsa del nonno, un anno dopo la morte di mio padre (io avevo sei mesi).

Mia nonna era un persona molto semplice, molto religiosa, e questa libreria aveva accanto ai volumi del nonno per mio padre (che in fondo non credo avesse mai letto, di lavoro faceva l’operaio dell’Enel), vedeva storie di santi, vangeli, riviste cattoliche e santini vari. Mia nonna ricordo non era solo semplice, ma essenziale. Quando parlava della sua storia col nonno diceva: “io non lo volevo, poi l’ho voluto”, e in questo era la genesi del suo matrimonio. L’intero matrimonio invece era: “tuo nonno era un uomo molto buono, una volta ha visto piangere una ragazza con un bambino davanti al forno” (il medesimo dove anch’io andavo quando ero ragazzo, a Borgomeduna di Pordenone) “ed è andato al forno a chiederne il motivo. Saputo che non aveva i soldi per pagarsi neanche il pane ha ordinato al fornaio di darglielo tutte le mattine, che avrebbe pagato lui per lei”. Questo rispetto, che era tutto l’amore di mia nonna per mio nonno, era il medesimo che si respirava in quella piccola libreria personale. Sottolineo tanto questa libreria perchè quelle edizioni Sansoni avevano un particolarità che fin da quando avevo tredici quattordici anni mi era saltata all’occhio. Il linguaggio usato era diverso da quello parlato, da quello comunemente usato. In particolare c’era un’amatissima edizione dei racconti di Poe che, insieme all’Elogio della Follia di Erasmo da Rotterdam, sono stati un po’ la base della “felice” (forse) incoscienza che ha portato alla Samuele Editore. Quel voler cambiare la propria vita con un pizzico appunto di follia, la medesima che mi aveva portato a passare il confine slovacco dal versante austriaco senza documenti per andare a trovare Eva, la prima fidanzatina.

Non avevo avuto tempo di fare il passaporto e ci avevo provato, ma ovviamente al confine mi avevano fatto scendere dal treno per tornare a Vienna. Mancavano ottanta chilometri mi pare di ricordare per Bratislava, ed erano ben poca cosa rispetto alla distanza avevo già percorso. Per cui invece di prendere il treno mi sono nascosto nel paese dove mi avevano fatto scendere e, dopo un paio d’ore, ho ripreso a piedi i binari convinto che se li avessi seguiti sarei arrivato senza grossi problemi alla mia destinazione. Ricordo di aver percorso di corsa, come un matto, il ponte su un fiume perchè decisamente stretto, e se fosse arrivato il treno l’unica opzione era appunto il fiume. A un certo punto poi i binari hanno seguito un piano rialzato, una lunga collina, nella quale ero proprio al vertice. E in quel momento il treno ha deciso di arrivare. L’unica scelta possibile era buttarsi giù da quel piano di terra rialzato e mi sono lanciato, così perdendo però i binari (era impossibile risalire). Così ho dovuto improvvisare una lunga passeggiata fino al primo paese dove, grazie al mio piccolo vocabolario bilingue, sono riuscito a chiedere informazioni a un uomo. Lo ricordo molto gentile, mi ha indicato l’autobus, e così sono arrivato a Bratislava, da Eva. Rivedo ancora il volto sbiancato del padre di Eva quando, con un inglese molto stentato, gli ho fatto capire che ero entrato illegalmente. Avevo diciassette anni, era il 1994. Dushan, il suo nome, era un pompiere, quindi una persona con la testa decisamente molto più sulle spalle della mia. Mi ha fatto subito chiamare casa e ricorderò per sempre le parole di mia madre: “ah beh, cerca di tornare”. Immagino non ci fosse altro da dire in fondo. Comunque sia tornato a casa (e devo ammettere non senza qualche problema) ho scritto il mio primo libro di Poesia, Storia di un amore, edito a Trieste, e che rappresenta a tutti gli effetti il mio primo incontro con il mondo dell’Editoria, dal punto di vista autoriale. Esperienza che considero fondamentale per chi vuole essere un Editore.

A onor del vero devo dire che avevo già avuto una proposta a 16 anni da una editrice fraudolenta siciliana, grazie a una pubblicità su un quotidiano che mi aveva passato una compagna. Ma quella esperienza, cioè il pagamento della prima rata di pubblicazione e poi l’abbandono dell’edizione, direi che non fa molto testo. Dopo quella prima pubblicazione ne è seguita un’altra ma soprattutto ho cercato di entrare nel mondo del giornalismo come pubblicista. Una piccola esperienza col Gazzettino, poi con “Lo Scarabeo” (rivista pordenonese che ora non esiste più), e infine con Whipart, una rivista online per la quale ho lavorato molto. Per Whipart mi sono occupato di poesia, di articoli sostanzialmente di cultura, fino a che mi è venuta l’idea di proporre alla rivista stessa un libro, un ebook. Non uno mio, ma una raccolta di poeti contemporanei a tema. Un’antologia, il mio primo vero progetto editoriale. Si intitolava Nel cristallo un vino astrale ed è ancora scaricabile qui. Era il 2007, internet aiutava già molto. Lavorare per una rivista apre molte porte, è noto, e questo libro ha aperto veramente moltissime porte permettendomi di creare una lista di contatti tra i maggiori poeti e giornalisti italiani.

Era il 2007, ripeto, la Samuele Editore sarebbe nata un anno dopo. In realtà l’idea della Casa Editrice risale all’anno precedente, quando la vita mi ha voluto mandare un bambino e come è noto questo evento ti porta un po’ alla domanda: “e cosa faccio adesso?”. In quegli anni ero impiegato in un’azienda tessile a turni, e i miei tentativi di migliorare la posizione lavorativa erano arrivati a un punto in cui era palese non ci sarebbe stato futuro. L’arrivo della gravidanza della mia compagna mi obbligava quindi a pensare fuori dagli schemi, oltre l’immediatamente visibile. È incredibile come due tacchette in un test di gravidanza, dopo averti tolto il fiato, ti obblighino a fare il punto della situazione. Ho raccolto le idee e ho ricordato dei testi che avevo letto nella biblioteca diocesana di Pordenone quando ero ragazzino (stavo svolgendo una ricerca mi pare). Ritrovato quel giornale (il Popolo) mi sono accorto che c’era tutta una serie di poeti pordenonesi che nessuno aveva mai raccolto, proposto. Che facevano la città prima di Pordenonelegge (ricordo che eravamo nel 2006). Sempre la vita ha voluto che il 31 dicembre 2005 venisse a mancare la mia amatissima nonna, dopo sette giorni di lento e sereno spegnimento. Venuta a mancare lei mi è arrivata una piccola eredità che, impegnata per la maggior parte in altre cose, mi ha permesso di pensare ancor più concretamente alla possibilità di aprire un’attività. Ricordo il budget iniziale era di cinquemila euro, poi sceso a quattromila a causa di un brutto incidente automobilistico che avevo fatto. Da solo, una cosa che aveva poi fatto molto ridere mio padre (l’uomo che mi ha cresciuto, Giorgio).

All’inizio la Casa Editrice non aveva nome in quanto non sapevo il sesso del bambino e onestamente ero convinto sarebbe stato femmina. Ho voluto fin dall’inizio pensare alla Casa come a una cosa dedicata a lui/lei. Si sarebbe chiamata Ligeia (da un personaggio di Poe, di cui ho parlato prima in relazione alla biblioteca personale di mia nonna), quindi Ligeia Editrice. Poi invece è venuto fuori Samuele. Ricordo ancora il giorno in cui ho bussato alla porta della Ludovica Cantarutti, mio punto di riferimento letterario nel pordenonese (ha presentato lei il mio secondo libro di poesie, Christabel), e le ho detto: “senta, il materiale c’è, lo so che è un po’ follia, ma che dice se ci apriamo sopra una Casa Editrice?”. Lei mi rispose: “si, anche, fai un piano”. E così è nato il primo documento che raccoglieva esempi della poesia di Pordenone lungo l’arco del Novecento. Quello che poi sarebbe diventato la collana I POETI DI PORDENONE, POESIA DEL NOVECENTO. Il logo, l’apetta, devo dire è stato un suggerimento di Ludovica, che poi ho elaborato nel logo Samuele Editore.

Aperta quindi la Casa Editrice con i primi due volumi della collana succitata e un grosso acquisto da parte della Fondazione Crup, l’anno dopo (il 2009) abbiamo cominciato a pensare di ampliarci. È nata così la collana Scilla, dal nome della figlia di Ludovica Cantarutti, che ha visto come prima pubblicazione Dario De Nardin con prefazione di Gian Mario Villalta. Questa collana di poesia contemporanea è stata possibile proprio grazie alla rivista di cui parlavo prima, Whipart, e a tutta la rete di contatti che quel mio primo ebook aveva portato. Da lì, dal 2009, è cominciato tutto un percorso che ho sintetizzato un po’ qui. Un percorso che, in questa forma e/o in altre (la Samuele Editore si occupa prevalentemente di Poesia, per la Prosa stiamo valutando altre opzioni) mi auguro veramente non finisca tanto presto.

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