A life under a GROOVE

nudo

Alcuni versi che forse leggerò stasera a Nella gioia del corpo abitato, Maniago, Sala Liberamente (vedi l’evento qui). Da mesi ormai rifiuto di leggere e di propormi come autore, non per arroganza o superbia ma semplicemente perchè non riesco più a considerare i miei versi come un qualcosa di valore. L’intenzione c’è, ma non lo spessore. Le critiche poi non mancano e in fondo va bene, anche le critiche devono esistere. Anche i plausi devo ammettere però non mancano (Andrea Sirotti, nella sua squisita gentilezza, come già detto in questo blog si è preso la briga di tradurre in inglese tutto Aftermath e lo sta proponendo a diverse riviste inglesi e americane – un esempio qui). Einaudi, che ha in consegna i versi, non ha più risposto e ormai credo sia palese il rifiuto. Motivo per cui, anche, tendo a non proporli più.

Stasera comunque abbiamo come Samuele Editore questo bell’evento erotico con Carla Vettorello, Federico Rossignoli, e Alejandra Craules Bretòn. Di Federico ho già proposto i versi (qui) mentre dell’evento ho già parlato (qui). Vediamo stasera che succederà. La poesia è una strana dimensione, molto conflittuale, molto spinosa seppure calda. Perchè tocca la parte più intima e fragile della persona, la obbliga a confrontarsi con la sua zona oscura, portandola a toccare i bordi non solo della persona singola, ma di tutte le persone in quanto esseri umani. Vediamo.

In ultimo: l’immagine di copertina è di Youichi Shidomoto, A life under a GROOVE.

 
 
 
 
 
 
Amavo il nudo dei tuoi piedi, la
storia che trattengono.
Erano millenni nei tuoi passi.
Amavo lo svegliarmi di
mattina contandone le dita
che non ne mancasse una e
restasse fame alla mia fame.
 
 
 
 
 
 
L’amore in fondo è corpo.
Sono i tacchi sulla strada, un
«spogliati tutta ma tieni
una sola cosa», una fame
che non si placa od una sete
della bocca. È la religione
dei risvegli, delle carezze.
 
 
 
 
 
 
Mi piace la parola minimale.
Mi dice la tua schiena, le tue
spalle da scoprire e il tuo
sesso, dallo svelamento chiaro
eppure con tristezza. Mi dice
il bacio dei tuoi piedi, le tue
gambe come lunghe gallerie
e una tenerezza terribile.
 
 
 
 
 
 
Ma sono anche i tuoi fianchi la
preghiera. Un gesto di mezza
luna direbbe Eliot. A me bastava
la saliva che vi lasciavi e che
per noi era un magnificare il canto
pittorico di Dio – e il caldo
tuo e dolce melograno –. Così tu
mi appari nuda e bella fra le mani.
 
 
 
 
 
 
A volte credere in Dio è come
scrivere una poesia. Non
hai nulla su cui credere eppure
ti ci sforzi, misuri la tua fede
sull’incerto, le parole non ci sono
e chiedi un segno, una cometa.
Sandro dice una scia chimica.
Forse l’odore di una donna.
 
 
 
 
 
 
 
 
ilcoloredellacqua
 
 
 
 
 
 
 
 

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1 thought on “A life under a GROOVE

  1. Annamaria Ferramosca 7 dicembre 2014 — 18:50

    Non devi fermarti, Alessandro. i tuoi versi sono veri e -credo-, memorabili per la loro grande potenza visionaria,

    Mi piace

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