Nella gioia del corpo abitato – l’eros in poesia

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Ieri sera ero a cena con una cara amica in un improbabile ristorante di Caneva (dove lei, con la sua solita sagacia, ha sottolineato che non sono molto abituati ad avere clienti). Un’acqua di rubinetto passata per minerale naturale con dubbi frammenti neri galleggianti, un vino che aveva già fatto la sua buona strada per diventare aceto, ma dei piatti che tutto sommato non erano neanche malaccio. In un contesto così, ripeto, improbabile, ci siamo trovati a parla di erotismo a causa dell’ultimo libro che la Samuele Editore ha pubblicato. Un libro che devo ammettere non ha la copertina proprio come la volevo io, ma tutto sommato ci sta. Presenterò questo libro venerdì prossimo in Sala Liberamente a Maniago. Un libro nato per caso, come la cena di ieri sera, e un libro che mi dà modo (proprio come la cena di ieri sera) di parlare di erotismo, di corpo. Non di sessualità attenzione, ma di sensualità.

Ieri ci siamo trovati d’accordo che l’erotismo di una poesia non è tanto l’erotismo della poesia stessa, delle sue parole, ma la percezione che l’autore (o l’autrice) ne ha al momento di scriverne. In realtà posso essere molto d’accordo con questa riflessione anche se la domanda che mi sorge è: e il lettore? Ne è quindi escluso? Probabilmente si, e allora facendo un passo indietro non si può non sottolineare che l’erotismo è una questione prettamente privata, intima, per cui in effetti il lettore (che è altro) ne è escluso per definizione.

Qui però il vino ci aveva già portato a un’altra domanda legata all’impossibilità di questa mia amica di scrivere poesie erotiche: Si può scrivere se si ha un interlocutore che non accetta, o addirittura rifiuta, queste poesie? In effetti no, perchè la poesia erotica necessita di un tu, per cui si tratta di una poesia che deve essere dialogante. In questo caso il lettore ne è escluso ma la persona a cui si riferisce ne è inclusa. In senso fagocitativo, quasi un cannibalismo del cuore. E infatti se andiamo a leggere i testi presenti anche in questo Nella gioia del corpo abitato non di rado gli autori parlano di mangiare.

L’erotismo è quindi un dialogo privato che assume connotati erotici nel linguaggio cifrato che si crea tra i due dialoganti. Ricordo che io stesso tanti anni fa scrissi un testo che di erotico non aveva nulla, ma lo era. E per mia fortuna devo dire era stato anche colto in questo senso (La vita è un tempo che ridonda / sempre pari nel suo vuoto. Così tu / dolce apparsa in una pioggia / d’una sera inattendendo. Perché il / vuoto non pesa più del pieno / quando togli le scarpe e già sappiamo / che significa l’amore – da Canzoniere inutile, 2010, qui). E se è un dialogo allora è una questione squisitamente psicologica, non fisica.

Ma perchè l’erotismo deve proprio essere dialogo? In questo caso la mia amica sottolineava che all’inizio non lo è, perchè ci sono altre questioni, o tensioni. Il corpo all’inizio basta, la sua morbidezza. Devo ammettere di non essere molto d’accordo. Tanto più in quest’epoca in cui il corpo, ogni corpo, è di fatto di pubblico dominio, e addirittura va a tangere la filosofia. L’erotismo è sempre psicologia, deve essere sempre psicologia perchè il corpo è psicologia. Non credo di dire baggianate se sottolineo che una donna molto bella se non ha un adeguato portamento sarà pur sempre un diamante, ma grezzo, non tagliato. Perde la sua bellezza. Così di sovente vediamo donne molto graziose accompagnarsi a uomini non proprio piacevolissimi, ma dalla mente brillante.

L’altra questione che si può aprire se si vuole eliminare il connotato di dialogo dall’erotismo è appunto l’autoerotismo. Autoerotismo anche poetico. Personalmente non amo nessuna delle due cose perchè molto spesso indicano insicurezza, isolamento (anche quando l’autoerotismo entra nel rapporto fisico di coppia), e non acquisisce uno spessore tale da valergli la fatica di leggere (non si universalizza). Potrei citare fra tutti i due casi più emblematici della letteratura autoerotica italiana: La Vita nova di Dante e il Canzoniere di Petrarca. Di Dante immagino conosciamo un po’ tutti il passo in cui le donne gli dicono Ma se ami tanto quella ragazza, perchè continui a parlare di te stesso e non di lei?. Di Petrarca c’è poco da dire, è notissimo che nel Canzoniere c’è ben poco amore e ancor meno Laura, ma c’è tantissimo Petrarca che parla di sè stesso. Uscendo dall’Italia mi viene da ricordare un autore da me amatissimo, Allan Poe. Nei suoi racconti la donna è bellissima, dolcissima, amatissima, ma deve puntualmente morire per poter essere idealizzata, per poter cioè dar modo all’autoerotismo di Poe di esprimersi.

Detto questo l’erotismo credo si divida tra maschile e femminile perchè, a quanto leggo da questi versi, nell’uomo è fotografia della donna, è immagine, nella donna è contatto dell’altro con il proprio corpo, fisico e mentale. Da cui un’ulteriore osservazione che mi pone un po’ un dubbio: pare che il minimo comun denominatore dell’erotismo reale e letterario non sia il dialogo, quanto il corpo femminile. Tutto gira attorno al corpo femminile come luogo privilegiato dell’erotismo. Qui la domanda, a cui non so rispondere, è se si tratti di una piega culturale oppure se molto più banalmente la realtà della natura è questa. Non lo so. Certo è che l’erotismo privilegia il luogo femminile, lo esalta, lo impone e lo compone.

Tutto questo insomma per riflettere un po’, senza soluzione di continuità e senza voler rispondere ad alcuna domanda, sui testi di Nella gioia del corpo abitato che di gioia di fatto parla, di gioia d’essere e di vivere. Perchè l’erotismo è comunque gioia, anche quando è negativa. E la gioia è una necessità umana imprescindibile come, appunto, l’erotismo.

 
 
 
 
NELLA GIOIA DEL CORPO ABITATO
 
 
 
 
COME OLIO SUL PANE
Carla Vettorello
 
 
Sfiorami con passione
come se volessi accarezzarmi i pensieri
sbucciarmi i ricordi
sgonfiare le mie preoccupazioni.
Sfiorami con la forza
di un’erba che nasce
come se volessi
far vivere le mie morti
 
 
 
 
 
 
Qualunque sia
il tuo respiro e il tuo pensiero
adesso vorrei mi fosse
dentro
e mi invadesse come luce pallida
di una eclisse.
 
 
 
 
 
 
In quei momenti
abbiamo sentito solo
un silenzio attorno,
non le grida, il parlare,
nè nostre parole
rivolte agli altri.
Solo il nostro
intimo annusarci.
Invadimi.
 
 
 
 
 
 
SAFARAN CRUO
Federico Rossignoli
 
 
 
Cò te cavi le muandine suade
le se intorgola a mò de corona
finché no le toca i piè par tera
‘ndo che te speto; col far de na nina
che la ‘soga a canpana in drìo
te le lassi, con un saltìn.
 
Quando togli le mutandine sudate / s’attorcigliano a mò di corona / finché non toccano i piedi per terra / dove ti aspetto; col far di una bimba / che gioca a campana indietro / le lasci, con un saltino.
 
 
 
 
 
 
te son fiama che la cava ‘l sonno
e do dei bagnai no i bastarà par distuarte.
 
Sei fiamma che toglie il sonno / e due dita umide non basteranno a spegnerti.
 
 
 
 
 
 
Varda ‘l safaràn co’l deventa ross
e con ocio crúo i staca i stami
e varda le me man a ti adoss
ciogo el fior de un mal e te me ami.
 
Guarda lo zafferano quando si fa rosso / e con occhio crudo staccano gli stami / e guarda le mie mani a te addosso / colgo il fiore di un male e tu mi ami.
 
 
 
 
 
 
PALABRAS FERTILES
Alejandra Craules Bretòn
 
 
 
El semen preña sueños
 
con palabra fértiles
que enloquecen ante tu tacto
confundiendo la textura
de tu piel camaleónica
con la dermis que guarda
un calor congelado
 
Il seme feconda sogni / con parole fertili / impazzite davanti al tuo tatto / confondendo la tessitura / della tua pelle camaleontica / con l’epidermide dell’uomo / che custodisce una passione congelata
 
 
 
 
 
 
El viento de tu nombre
recorre inquieto mi cuello
El suave aliento de una estrella que titila
en otro cielo
Suave
impasible
delicado
se desliza en mis senos
reflejando tu deseo
 
Il vento del tuo nome / percorre inquieto il mio collo / il tenue soffio di una stella che scintilla /in un altro cielo / dolce / impassibile / delicato / scivola tra i miei seni / riflettendo il tuo desiderio
 
 
 
 
 
 
Cominos nuestros ojos
en el crisol del viento
descubierto el destino
el reloj lento
 
Abbiamo mangiato i nostri occhi / nel crogiuolo del vento / scoperto il destino / l’orologio lento
 
 
 
 
 
 
 

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