E tutto questo è follia al mondo – Ezra Pound

10501933_674693042600966_3415793062727460230_n
 
10542685_674693022600968_2669920574571164192_o
 

Pochi ricordano quell’evento, eccezionale e unico nel suo genere, che è stato la presentazione di Spots & Dots di Ezra Pound a Maniago, nel 1970. Un libro che proponeva frammenti dei suoi Canti pisani con stupende foto in bianco e nero. Due anni prima che il poeta americano morisse a Venezia. Un poeta discusso, ancora controverso, eppure presente in tante citazioni di tanti libri di poesia del secondo novecento. E come non dimenticare la definizione che dà di lui l’enorme Thomas Stearn Eliot in The waste land: il miglior fabbro. Il 29 novembre 1970 Ezra Pound ha accettato di presentare il suo libro, pubblicato a Maniago con le grafiche Lema, proprio nella nota Città dei Coltelli per la cura della Pro Maniago. Siamo molto lontani dai tempi odierni dove l’unica cosa importante sembra la cultura enograstronomica.

Ma non voglio essere critico, tutto in fondo va bene. Anche il bere e il mangiare. Ma quel giorno del 1970 uno dei massimi poeti mondiali ha presentato le sue poesie in una piccola grande cittadina che oggi ha perso il suo ospedale, che offre feste alla sua popolazione e soffre di querele e battaglie politiche. In fondo un esempio di tutta la politica italiana. Ma ci sono brave persone a Maniago, persone con cui lavoro quotidianamente, con cui mi scontro quotidianamente, persone che mi insegnano qualcosa quotidianamente. A loro dedico queste poesie di tale enorme poeta che condivideva il mio amore spassionato per Properzio, e che un giorno di quarant’anni fa è passato per le vie che io stesso quotidianamente percorro. A loro offro queste due foto inedite, rarissime, del poeta americano a Maniago.

 
 
 
 
Soffitta
 
Vieni, compiangiamoli quelli che stanno meglio di noi.
Vieni, amica, e ricorda
che i ricchi han maggiordomi e non amici,
E noi abbiamo amici e non maggiordomi.
Vieni, compiangiamo gli sposati e i non sposati.
L’aurora entra a passettini
come una dorata Pavlova,
E io son presso al mio desiderio.
Ne ha la vita in sé qualcosa di migliore
Che quest’ora di chiara freschezza,
l’ora di svegliarsi in amore.
 
 
 
 
L’albero m’è penetrato nelle mani
 
L’albero m’è penetrato nelle mani,
La sua linfa m’è ascesa nelle braccia,
L’albero m’è cresciuto nel seno –
Profondo,
I rami spuntano da me come braccia.
Sei albero,
Sei muschio,
Sei violette trascorse dal vento –
Creatura – alta tanto – tu sei,
E tutto questo è follia al mondo.
 
 
 
 
Canti Pisani
 
Quello che veramente ami rimane,
il resto è scorie
Quello che veramente ami non ti sarà strappato
Quello che veramente ami è la tua vera eredità
Il mondo a chi appartiene, a me, a loro
o a nessuno?
Prima venne il visibile, quindi il palpabile
Elisio, sebbene fosse nelle dimore d’inferno,
Quello che veramente ami e’ la tua vera eredita’
La formica e’ un centauro nel suo mondo di draghi.
Strappa da te la vanità, non fu l’uomo
A creare il coraggio, o l’ordine, o la grazia,
Strappa da te la vanità, ti dico strappala
Impara dal mondo verde quale sia il tuo luogo
Nella misura dell’invenzione, o nella vera abilità dell’artefice,
Strappa da te la vanità,
Paquin strappala!
Il casco verde ha vinto la tua eleganza.
“Dominati, e gli altri ti sopporteranno”
Strappa da te la vanità
Sei un cane bastonato sotto la grandine,
Una pica rigonfia in uno spasimo di sole,
Metà nero metà bianco
Né distingui un’ala da una coda
Strappa da te la vanità
Come son meschini i tuoi rancori
Nutriti di falsità.
Strappa da te la vanità,
Avido di distruggere, avaro di carità,
Strappa da te la vanità,
Ti dico strappala.
Ma avere fatto in luogo di non avere fatto
questa non è vanità Avere, con discrezione, bussato
Perché un Blunt aprisse
Aver raccolto dal vento una tradizione viva
o da un bell’occhio antico la fiamma inviolata
Questa non è vanità.
Qui l’errore è in ciò che non si è fatto, nella diffidenza che fece esitare.
 
 
 
 
Francesca
 
Venivi innanzi uscendo dalla notte
recavi fiori in mano
ora uscirai fuori da una folla confusa,
da un tumulto di parole intorno a te.
Io che ti avevo veduta fra le cose prime
mi adirai quando sentii dire il tuo nome
in luoghi volgari.
Avrei voluto che le onde fredde sulla mia mente fluttuassero
e che il mondo inaridisse come una foglia morta,
o vuota bacca di dente di leone, e fosse spazzato via,
per poterti ritrovare,
sola.
 
 
 
 

Annunci