come se la vita non fosse mai accaduta – Franca Figliolini

figliolini
 

Franca Figliolini è nata nel 1958 a Roma, dove vive e lavora come giornalista. Ha una formazione matematica con una tesi sui modelli matematici per la teoria dei campi quantistici. Ha già all’attivo qualche comparsa su rivista e una (o due) pubblicazioni. Non la conosco personalmente, ma mi è stata caldamente suggerita dall’amica Maria Milena Priviero (anch’essa poetessa molto delicata oltre che signora assolutamente deliziosa).

È un libriccino che mi viene dato, devo dirlo e ribadirlo, da un’amica un po’ materna a cui riconosco il gusto della poesia e la capacità della critica. Un lavoro come bibliotecaria, tutta la vita. E un’esperienza abbastanza agrodolce da saper maneggiare con certa fermezza la materia letteraria. Prendo quindi questo Come se la vita non fosse mai accaduta (Associazione Culturale ChiPiùNeArt 2014, prefazione di Adele Costanzo e introduzione di Michele Porsia) come una cosa da leggere piano, con attenzione. In poesia l’amicizia è importante, e se un’amica ti chiede di leggere un libriccino allora quel libriccino diventa già prezioso, irrinunciabile.

Ma torniamo un po’ al libriccino stesso. Il sottotitolo, esplicativo: trattasi di esagerazioni letterarie. Devo ammettere che non tutti i testi mi colpiscono allo stesso modo a causa forse della libertà dei versi che spesso non trovano un’omogeneità, una lunghezza che aiuti il lettore a seguirne il filo conduttore. Ma sdipanando sdipanando il bandolo della matassa posso ammettere d’avere il dubbio si tratti di una cosa voluta. Perchè queste poesie si fanno leggere ma non vogliono completamente svestirsi del loro senso. C’è una sorta di protezione, di difesa, tra le parole. Le parole restano nella bocca e nella penna dell’autrice, per un pezzo almeno. E i motivi possono essere molti.

Nel fuoco sacro del nulla / quotidiano dice un testo intitolato stanchezza. E tale è chiaro è la visione della Figliolini, in bilico tra sacro e nulla, tra vuoto e pieno, tra amaro ed estasi. Non un semplice slancio emozionale ma la misura di un’adolescenza sentimentale mai abbandonata, anzi trattenuta, curata con perizia e pazienza da botanica. Perchè ne nasca un fiore che però sa di avere poca acqua da bere: quello che passa e quello che resta: / non che consoli, ma dà la misura.

E la misura è forse la cifra più importante di questo libro e la sua chiave di lettura principale. Perchè c’è una misura che continuamente cambia sia nelle poesie che nella poetessa. Nella penombra sta la donna / che aborre il presente sono due versi che possono dire tutto e possono dire niente, ma sicuramente misurano la presenza di questa donna nel presente. Ma cos’è questa misura? È la penombra, necessariamente. Queste sono infatti poesie da penombra, ipotetiche ma reali, poesie come se la vita non fosse mai accaduta quando invece essa è assolutamente avvenuta e accaduta, ed è per questo che si allargano a dismisura (perdonate il gioco di parole) trovando l’unica consolazione (non giustificazione) a un inesaurito desiderio di vita e pienezza nell’esagerazione (dal sottotitolo trattasi di esagerazioni letterarie) che esagerazione non è, ma un’ampia cassa di risonanza / innestata al centro delle cose. Un’ostinata vitalità.

 
 
 

Come se la vita non fosse mai accaduta
 
so che saremo nudi, un giorno, e,
posti l’uno di fronte all’altra, dovremo dire
delle omissioni seminate nei giorni,
dei baci mancati, delle mancate braccia
attorno alla vita;
renderemo conto dell’inerzia, dell’ignavia
persino, e saremo condannati senza scampo
a non aver vissuto. quando
tutto non sarà successo, non avremo tregua.
così, in un’eternità scandita sillaba per sillaba,
saremo infine ciò che siamo,
come se la vita non fosse mai accaduta.

 
 
 

Canto d’amore – divagazioni su Prufrock
 
«ogni giorno prendo le mie medicine
l’una per aggiustare gli effetti dell’altra
e tutte per guarire la vita»
 
lo racconti inarcando il sopracciglio, con quello sguardo
un po’ sorpreso
di chi non sappia come si sia arrivati a questo punto
soffocati dalla prudenza a contare
ogni gesto, gocciolarlo piano, attenti che non smuova
equilibri tanto precari quanto ineludibili
fragilità pregresse
 
«beh, possiamo farci sopra una risata di aver visto arrivare
i tempi dei pantaloni arrotolati in fondo
averli visti arrivare e trascorrere senza che la domanda
inespressa, la domanda — »
 
ha davvero senso continuare, amor mio
continuare a chiedere?
 
ci siamo sobbarcati questo viaggio, non era detto:
una scelta come un’altra per chi non sceglie mai
così adesso
incrociamo i nostri sguardi liquidi
tremanti sul collo
come sappiamo fare solo noi
 
e ammettiamo di aver avuto una risposta
averla avuta sempre davanti
presente e adamantina
 
averla avuta tra le mani, noi sì
per poter dimenticare lazzaro e il regno dei morti dimenticare
tutto
con un tocco lieve sulla fronte
 
sapere del gesto, sapere
dell’amore
: questo abbiamo conosciuto, per raccontarlo ai vivi

 
 
 

What Happens Underwater During a Hurricane?
 
così quando seppi che eri tu
fu come un’onda
altissima
ignorando la potenza della parola dissi
«amore» e amore accadde.
 
Le mie dita divennero di sale
pronte a sciogliersi sulla liquidità della pelle
e gli occhi biglie di gaietto
trasportate dalla forza della corrente
 
poi quando l’onda si ruppe nella violenta vacuità
della schiuma, nel bianco accecate,
arrivai ad un qualche approdo
laddove giaccio, come un’alga strappata al fondale.

 
 
 

Amore d’acqua, amore di parola
 
quando di notte come sempre batte
il nome e incontra le sillabe rotonde del mare
allora si intravede nel buio il fuoco futile
 
del gioco dei rimandi. sarà quello che dici
o il come che mi chiedo se la baia esista
e dove poggi le braccia, le lunghe braccia
 
di luci tremanti, come me. dove vai?
in quali fondali anneghi i tuoi silenzi,
amore d’acqua, amore di parola?
 
ragazzo che viaggi sull’onda dei versi
col sorriso sfrontato del filibustiere,
dove sei? qui l’assenza è colpa e pena.

 
 
 

gassa d’amante
 
c’è questo nodo disciolto – non tagliato –
che ancora ricorda la sua natura d’intreccio,
quando i capi soggiacevano alle strettezze
ed era compatto, forte, inestricabile.
o così riteneva, almeno, ignorando l’esistenza
di dita gentili e tenaci, che l’hanno ridotto
all’inesorabile natura
di molle linea curva, una fra tante.
 
 
 
 

Annunci