Il bene di mia nonna

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I pomeriggi di giugno hanno l’odore
di una Madonna stanca. “Prega
Silvio” dice mia nonna da un altrove
che non penso – ma sbaglia
come da sempre il mio nome
confondendolo con quello di suo figlio
morto giovane, e quasi ci credo –.

Il monolocale, trentadue metri
quadrati di libri e qualche mosca
ha odore di polvere, gentile – la rumena
accanto che sorride
sta scherzando al suo balcone
con la ragazzina degli shorts –.

Più in là il lampione è un algoritmo
che dice la solitudine uno sguardo
che si può anche non guardare.

“Prendi nota, Silvio, il bene
è una conoscenza che viene piano
tra due persone, anche quando non ci sono”.





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