Trapolant – Federico Tavan

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Di Federico Tavan ho già parlato qui. Ma tra un paio di giorni sarò a Lecce assieme alla carissima Angela Felice a tracciare una linea di poeti dialettali da Pasolini (Angela si occuperà, in qualità di direttrice del Centro Pier Paolo Pasolini di Casarsa, appunto di Identità dialettali. Pasolini e la tradizione poetica in Friuli) a Federico Tavan, secondo l’indicazione data dal curatore dell’incontro (che nasce all’interno del Festival europeo del Cinema) Alessandro Turco, innamoratosi di Tavan pur da così lontano.

Mi è allora capitato tra le mani questo piccolo quadernetto, Trapolant, di Federico, che in postfazione annota: Nel 2005 Federico viveva ad Andreis. Un giorno alla settimana raggiungeva il Centro psichiatrico 24 ore di Maniago. “Trapolant” è nato all’interno del laboratorio di attività espressive. La nostra collaborazione consisteva nel “trafficare” con parole, segni e colori, senza prenderci troppo sul serio (Eliana Picca). Il quadernetto è uscito in edizione fuori commercio nel 2009 per la cura di questa Eliana Picca, del Circolo Culturale Menocchio, dell’associazione Liberamente di Maniago, della libreria “la nâf spaziâl”, e col sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia.

Sembra di parlare di cose di un altro secolo nonostante siano passati nemmeno cinque anni. Molte cose adesso sono cambiate. C’è ancora il Circolo Menocchio, l’associazione Liberamente, la libreria “la nâf spaziâl”, come c’è ancora la Regione Friuli Venezia Giulia. Ma non c’è più Federico Tavan, morto qualche mese fa. E non c’è più l’ospedale di Maniago (che ha dentro il Centro psichiatrico), costruito per mezzo dello sforzo e dell’impegno dei cittadini maniaghesi subito dopo la seconda guerra mondiale (per costruirlo i maniaghesi si autotassavano, e chi non aveva reddito andava a lavorare gratuitamente alla costruzione).

Si deve per necessità dire che alcune cose (forse) sono migliorate, molte altre sono peggiorate. Ma Federico non c’è più anche se ci sono tanti eventi che lo ricordano. A Maniago, dove lui passava per andare in ospedale, c’è ancora il Castello diroccato che illuminato di notte sa sedurre e far scrivere poesie chi come me più che scrivere preferisce leggere.

Nguyen Chi Trung, un amico poeta nato dall’altra parte del mondo (Vietnam) e destinato, ne sono convinto, a diventare uno dei massimi poeti mondiali, mi scrive sulla poesia: You called it seduction. I understand you very good. I call it awakening of love to Life. These are the two more aspects of the holy thing Poetry. Maybe there will be some more aspects, but for you and for me, these are the essentials. E penso a quanto sia vera questa posizione, non solo nel Vietnam di Chi Trung o nella mia piccolissima Maniago italiana, ma anche nell’aliena Andreis di Federico. In questo mondo a parte fatto di pietre e anziani al di là della montagna per quanto riguarda Maniago, e al di là del tempo per quanto riguarda il nostro oggi.

Un quadernetto di poesie scritte a mano e di disegni fatti da lui stesso, Trapolant, con traduzioni che non sempre mi trovano completamente convinto, ma che sanno comunque trasmettere il dolore e il conflitto esistenziale che era il tratto distintivo dell’uomo Tavan. Dell’uomo andreano che scendeva a Maniago per andare al Centro psichiatrico. Che tempo prima era stato a Parigi, al Maurizio Costanzo Show quando ancora c’era, che Mauro Corona aveva forse un po’ pomposamente definito: Prima c’era Pasolini, poi Tavan.








TRAPOLANT








In mont


In mont al ven clar
e al ven scur
in mont ai pierdut
la memoria
Mi divertis
cu la ploa
e cu la buolp
In mont e soi un om
ch’a sa stufât




In montagna


In montagna viene chiaro
e viene scuro
in montagna ho perduto
la memoria
Mi diverto
con la pioggia
e con la volpe
In montagna sono un uomo
che si è stancato









Andrees


Andrees
al’eis
in somp un clap
Incjamo par puoc
Inventeremo un grattacielo
Venezia la cantina




Andreis


Andreis
è
in cima a un sasso
Ancora per poco
Inventeremo un grattacielo
Venezia la cantina









Dapartut


Al mont e l’infinît
i son parentesi
jo e zire e jot
arbi de sanc
crudei vuoe crudei
E SOFRIS




Dovunque


Il mondo e l’infinito
sono parentesi
io giro e vedo
alberi insanguinati
crudeli occhi crudeli
E SOFFRO









La veretât


La vita
al diaul
li stries
e dute li bales
che me vei contât




La verità


La vita
il diavolo
e tutte le palle
che mi avete
raccontato









Bel soul


A nol sierf tacasse a chialtres
a se sa
che a se vif e a se mour bielsoi
Nonce al sesso a ne
a ne unis
Jo e n’ai sesso
jo e vif de vuoe
BELSOUL




Solo


Non serve attaccarsi
agli altri
si sa
che si vive e si muore soli
solo il sesso
ci unisce.
Io non ho sesso
io vivo d’occhi
SOLO









Polvar


e recite preghieres mês
su divans carolâz
Polvara
Polvara
Jo carolât
sulla recita
de preghieres mês




Polvere


Recito
preghiere mie
su divani corrosi
Polvere
Polvere
Io corroso
sulla recita
di preghiere mie









Daime un caffè


De monz de silenzius
De monz de poesis del cazzo
De mounz de femenes chi no m’an volût
De mounz de 68 che n’ai fat
De monx de amics chi no m’an pi scrit
De monz de suicidios no vigniûz ben
A no me resta pi nua
Me soi nome un po’ ingrassat




Offrimi un caffè


Di montagne di silenzi
Di montagne di poesie del cazzo
Di montagne di donne che non mi hanno voluto
Di montagne di ’68 che non ho fatto
Di montagne di amici che non mi hanno più scritto
Di montagne di suicidi non venuti bene
Non mi resta più niente
Mi sono solo un po’ ingrassato









Fermate


Fermate Federico
la ploa eis passata
i vuoe i te rît
fermate a sintî
la vita ca cjamina




Fèrmati


Fèrmati Federico
la pioggia è passata
gli occhi ti ridono
fermati a sentire
la vita che cammina









Percezioni d’assoluto


Nell’umida notte
mi spengo
al buio esile nebbia
di sigaretta sale
Penso
Ogni pensiero
in cui sono assorto
forma il mondo
attorno a questo
profondo silenzio
Ogni leggero respiro di foglia
stasera per me
è un altro pensiero
Intanto il fumo di sigaretta
continua lento l’ascesa
come un fuoco fatuo
sul mio cadavere








Autostop


Cul deit pal alcjât
a fa autostop
dut al dì su e ju
fin la sera
dut sudât
E pò me fai partâ
dal gno repart
chiel de chiei
cussì cussì




Autostop


Col pollice alzato
a fare autostop
tutto il giorno su e giù
fino a sera
tutto sudato
E dopo mi faccio portare
nel mio reparto
quello di quelli
così così








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