La bambina pugile – Chandra Livia Candiani

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La bambina pugile ovvero La precisione dell’amore di Chandra Livia Candiani (Einaudi 2014) è uno di quei libri atipici di cui è bene parlare. In rete si trovano commenti entusiasti di lettori evidentemente affezionati a questa poetessa che ha superato i sessant’anni, è di origini russe pur essenda nata a Milano, è traduttrice di testi buddisti e tiene corsi di meditazione. In particolar modo questo ultimo aspetto, la meditazione, intersecato o forse sarebbe meglio dire amalgamato con l’eco del pathos russo dove il senso del tragico acquisisce quasi uno stupefatto color bianco (tra i nomi citabili in relazione alla Candiani abbiamo Pasternak, Cvetaeva, d’altra provenienza la Szymborska) riesce felicemente a creare uno stato di attesa, uno spazio di carità / tra te / e l’altro come dice la poetessa stessa, dove l’universo non ha un centro / ma per abbracciarsi si fa così: / ci si avvicina lentamente / eppure senza motivo apparente.

E quel si fa così che spicca anche in copertina (classica per i libri della Bianca Einaudi) a un lettore attento non può sfuggire in quanto perno fondamentale della poesia. Perchè dice e contiene la contraddizione (o dicotomia in fondo?) del titolo dove il concetto di bambina non va e non può andare d’accordo col concetto di pugile, né l’amore può essere definito in alcun modo preciso, né avere precisione. Ma la poesia della Candiani è questo apnoico restare al centro di un bilancio, che in realtà è un margine, dal quale osservare senza schermi vita sentimenti e morte di un io/tu/noi/tutti. Un’onnicomprensività equilibrata (che appunto suggerisce una dicotomia, non una contraddizione, sussurrando quindi il concetto di stupore succitato) proprio perchè da bambina, ripresa e riemersa attraverso una forma non poetica, non attenta, libera-troppo libera.

Non un istinto ma un archetipo non mitico ma quotidiano. Banalizzzando si potrebbe ricordare quando si dice che i bambini hanno un innato senso della poesia. La Candiani recupera questa innocenza formale e ne gusta lo stare in bilico come su un’altalena. A margine della via, come già detto. Perchè in effetti la precarietà è cosa degli adulti, non dei bambini, la precarietà è quando a pugni alzati: / come sono soli gli adulti.

Una poesia che personalmente considero ottima da leggere perchè non nelle mie corde. Di fronte a questi testi mi scopro più attratto da un versificare accademico, intellettuale, più impegnato. Ma già qui mi devo correggere e in questo scopro l’interesse e l’interessante, perchè della Candiani non si può dire non sia impegnata o non impegnativa. Anzi la bambina pugile compie spesso un sforzo quasi epico tra le maglie dei giorni, degli affetti, dei lutti anche, degli abbracci, ma in una dimensione che posso spiegare solo aggrappandomi all’immagine di un bucaneve. Piccolo, fragile, ma capace di bucare la neve. Come i bambini, come l’amore. E forse in virtù di questa forza del bucaneve si può capire perchè la poetessa riesce a trovare una precisione anche nell’amore. Una meticolosa precisione / di turbini di neve / di macchie perfette / su pelo d’animale. / Un miracolo / che dice parole / assenti dal vocabolario.






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