Al ritmo di putipù – Renato Gorgoni

gorgoni

Non amo moltissimo mescolare lo spazio della Samuele Editore con questo spazio, ben più privato. Non intendo infatti pubblicizzare qui opere che pubblico (come si suol dire) di là (http://samueleeditore.wordpress.com/). Ma per questo libriccino voglio fare un’eccezione. Al ritmo di putipù di Renato Gorgoni è un libro estremamente particolare, un libro di poesia che mi piace proprio perchè non è la poesia che di solito mi piace. Anzi. E non mancherò di parlarne anche in altri luoghi.

De gustibus verrebbe da dire, e sarebbe giustissimo. Se non fosse che un Editore deve prescindere dal proprio gusto personale per andare a cogliere la validità dell’opera, la sua qualità oltre la limitatezza dell’opinione personale. Perchè tutti abbiamo un’opinione, una preferenza, che se poi unita a un’attività autoriale (seppure piccolissima, come la mia) diventa una vera e propria direzione che rischia l’isolamento, la classica torre d’avorio rispetto a tutte le altre direzioni. Il mondo è bello perchè è vario verrebbe da dire, anche se spesso è avariato e non tutto quel che luccica è oro.

Dunque la poesia di Renato Gorgoni solitamente non mi piace. È poesia goliardica, dissacrante, fatta di storielle sdilinquite che pare non dicano nulla di importante e qua e là ci trovi anche il cul dantesco. La stessa poesia, musa ispiratrice divina viene appellata con un non molto elegante seghetta mia, ed il poetare meglio poetare con lo sfintere.

Poi però leggendo ci si accorge, oltre all’inevitabile divertimento di versi quali stramazzò per la mazzata / quella giraffa raffinata, che ci sono anche i Steso come un Cristo / sui sassi levigati di Trentaremi, i sul filo dell’onda digitiamo messaggi / della nostra eterea futilità, i Nella diversità s’erano intesi. Ed ecco allora che emerge nel lettore la necessità di capire chi è tal Gorgoni che si permette parole così svagate, sbracate. E a parte una certa poesia di Un certo Gorgoni che dice Non sono un Leopardi, / né un Conte, né un Cucchi, / né un Porta, né un Raboni. / Son forse un Caproni? / Magari! […] Ma no, che importa, / ho sbancato parole curiose / che vengono a caso, / mi son divertito ogni giorno; / in fondo ho giocato se si va a leggere la nota biografica si scopre che tal Gorgoni ha un curriculum di tutto rispetto.

Originario di Napoli ha vissuto a Roma, Milano, Londra, dove è stato collaboratore della BBC. In Italia ha lavorato come lettore di anglistica e traduttore per Mondadori e Bompiani, e come redattore di anglistica per Rizzoli. Ha scritto introduzioni di volumi di Baum (Rizzoli 1978) e Barrie (Rizzoli 1981, dove ha curato anche la traduzione). Emilio Isgrò, nell’autorevole prefazione (il celebre artista ha curato anche la copertina con il quadro Loggia dello stivale), dice di lui: Poi, per tanti anni, di Renato non ebbi più notizia. Finchè, sbarcato a Milano per i miei studi universitari, lo ritrovai con la stessa faccia da infante e gli occhiali spessissimi e gravi ai tavoli del leggendario Caffè Giamaica, dove si riuniva la nuova intellighenzia italiana desiderosa di affermare una visione rivoluzionaria dell’arte e della letteratura. Almeno due di quei personaggi li ricordo benissimo: l’argentino-brianzolo Lucio Fontana e il siculo parigino Beniamino Joppolo, che con il mitico Lucio aveva firmato il Manifesto dell’arte spaziale.

Ed ecco quindi, tra la nota biografica e le parole di Isgrò, che ci si trova proiettati verso un’altra visione delle poesie di questo tal Gorgoni, o per meglio dire un’altra attenzione. Perchè quando un tal Gorgoni dice Così rese più leggere / dalla rana pulitrice / le suorine tutte intere è evidente che l’autore ci dice altro, in una forma che ci prende nemmeno troppo leggermente in giro. Ed è lo stesso autore a svelarsi, o meglio a prenderci ulteriormente in giro facendoci capire il dato serissimo di questa poesia goliardica quando dice Sembra roba da niente / invece è un puro messaggio di mare. Dove la goliardia, il dato scherzoso, una sorta di ottimismo e di piacevolezza dell’essere (in fondo tutto napoletano) si fonde con la delusione dell’uomo, degli uomini: gli reciti un po’ di Orazio o di Marziale / ti guarda vitreo con la mente invasa / dal vuoto della sua tabula rasa.

Ma Gorgoni non è poeta che vuole essere serio seppur dicendo cose serissime. Anzi vuole giocare, scherzare, fare il saltimbaco delle parole seppure con un’amarezza sfinterica di fondo. E allora non resta che dire l’unica cosa sensata al lettore di questo grande mondo: Non si offende un bassottino / che ti righia da nanetto / che sia biondo o sia brunetto / è pur sempre un botoletto / che ha bisogno del suo tacco / spesso e grosso non da scarpa / ma da mente.








A un utente del traffico urbano

che sembrava più alla mano

un signore molto cortese,

abbassò il finestrino e chiese:

«Lei per caso non sa

qual è la via per l’aldilà?»

«Giri a destra, le conviene,

incontrerà un gentiluomo

invisibile, molto perbene,

il favoloso cancro al benzene».








C’era una giraffa raffinata

che amava il vino d’annata.

Bevve un calice di Sassicaia

e si sentì tutta ammaliata

ma quando andò a pagare il conto

stramazzò per la mazzata

quella giraffa raffinata.








Un fantasma dromedario

per un viaggio prese il treno

per andare all’Argentario

che restò sul suo binario

in un limbo immaginario

ebbe allora qualche dubbio

il fantasma dromedario

a ragione oppure a torto

quel mezzuccio ferroviario

era su un binario morto.








C’era una segretaria pettoruta

ch’era una gallinella assai cocciuta

arrivò il capo tutto trafelato,

«Mi insegue un impiegato assai incazzato!»

in quell’attimo entrò quel forsennato

«Fermo!» gridò lei facendo scudo

tutta furente col suo seno nudo

in difesa del capo intimidito.








C’era una coppia di velisti inglesi:

lui alto, bello, arzillo, diritto e forte

lei bassa, grassa, con le gambe storte,

faccia contratta da tick nervosi

che ti guardava col suo occhio blu

come fosse il pirata Belzebù!

Nella diversità s’erano intesi

quei due insoliti velisti inglesi.








C’era un governo di commistione

PD-PDL più estrema unzione

un ministro leggiferava

un altro al contrario sgarrupava

tutto cambiava e si arenava

mentre la gente contando spiccioli

si ingrassava mangiando trucioli.

«Fermi tutti!» disse una voce,

preso ha il governo una decisione,

ha istituito la grande festa:

suicidio in massa per la nazione.








Non si offende un bassottino

che ti ringhia da nanetto

che sia biondo o sia brunetto

è pur sempre un botoletto

che ha bisogno del suo tacco

spesso e grosso non da scarpa

ma da mente. Mezzo metro con un tocco

riuscirà quel bassottino

a mostrarsi intelligente?








Altri testi qui: http://samueleeditore.wordpress.com/2014/01/21/al-ritmo-di-putipu-renato-gorgoni/








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