A un baretto veneziano

veneziad

A Venezia ritornano i tuoi tacchi,
sui ponti la tua schiena. La
barista che mi offre una spremuta
con Vodka non ti assomiglia nè
ti assomigliano le persone
che ignare di te sorridono. Venezia
ha i tuoi calli tra le scapole.








Un ragazzo lascia un curriculum
e penso potrei farlo anch’io. Ci
scriverei che ti ho amata tanto
e che ti ho persa con altrettanta
perizia. Ci scriverei
la misura dei tuoi piedi, la conta
millimetrica delle tue dita, forse
alla barista perfino piaceresti.








A Venezia è andata bene, sai?
Mi hanno chiamato poeta famoso
anche dopo che ho letto. Poi
ho parlato con uno storico
dell’economia, o qualcosa di simile,
poi con un teologo. Ero solo.
E ti ho scritto questa stupida poesia
dietro al biglietto di ritorno.









 
 
 
 
ilcoloredellacqua
 
 
 
 
 
 
 
 

7 Comments

  1. la poesia sul curriculum è costruita bene. ciò che ti rimprovero è l’andare a capo lasciando a vagare nel nulla ”la”, ”nè”, ”ci”. sembra una mancanza di cura del testo che so non appartenerti. Se avessi mandato a capo l’articolo ”la”, avresti ottenuto prima un settenario e poi un endecasillabo. peccato

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