E la pensava come lui – Albert Camus

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Le opere della letteratura, nella loro completezza non solo a livello di opera singola ma anche di opera omnia, sono sicuramente una delle cose più belle che l’uomo sa creare. Nonostante questo però credo si debba, ogni tanto, ritrovare il piacere di cogliere solo piccoli brani di un’opera, senza contestualizzare l’estratto o collocarlo all’interno di qualsivoglia linea. Solo godendone la bellezza del frammento. La verità che ne emerge anche a prescindere dall’opera da cui proviene. Come questo piccolo brano da La peste di Camus. Che è meraviglioso.








Il Natale di quell’anno fu la festa dell’Inferno piuttosto che del Vangelo. Le botteghe vuote e prive di luce, la cioccolata finta o le scatole vuote nelle vetrine, i tram carichi di facce scure, nulla ricordava i Natali trascorsi. Nella festa in cui tutti, ricchi o poveri, una volta si riunivano, non c’era posto se non per alcuni godimenti solitari e vergognosi che certi privilegiati si procuravano a peso d’oro, in fondo a un sudicio retrobottega. Le chiese erano piene di lamenti piuttosto che d’atti grazia. Nella città tetra e gelata alcuni ragazzi correvano, ancora ignari di quanto li minacciava. Ma nessuno osava annunciargli il dio d’una volta, carico d’offerte, vecchio come il dolore umano, ma nuovo come la giovane speranza, la stessa che impedisce agli uomini di lasciarsi andare alla morte, e che non è se non semplice ostinazione a vivere.

La vigilia, Grand era mancato all’appuntamento. Rieux, inquieto, era passato da casa sua di buon mattino, senza trovarlo. Tutti ne furono allarmati. Verso le undici, Rambert andò all’ospedale per avvertire il dottore che aveva visto Grand da lontano: vagava per le strade, con una faccia sconvolta. Poi lo aveva perso di vista. Il dottore e Tarrou partirono in automobile, in cerca di lui.

A mezzogiorno, ora gelida, Rieux, sceso dall’automobile, guardava da lontano Grand, quasi appiccicato a una vetrina colma di giocattoli di legno grossolanamente scolpiti: sul volto del vecchio funzionario le lacrime colavano ininterrotte. E queste lacrime sconvolsero Rieux: egli le capiva, e le sentiva anche lui dentro la gola. Ricordava anche il fidanzamento di quel poveretto, davanti a una bottega di Natale, e Jeanne riversa contro di lui per dirgli la sua gioia. Dal fondo di anni lontani, nel cuore stesso di quella pazzia, la fresca voce di Jeanne tornava a Grand, era chiaro; Rieux sapeva cosa pensava in quel momento il vecchio uomo piangente, e la pensava come lui, che un mondo senz’amore è come un mondo morto e che viene sempre l’ora in cui ci si stanca delle prigioni, e tutto quello che si desidera è un volto caldo e lo stupore di un cuore innamorato.








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