Eres tan bella – Juan Ramòn Jiménez

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Non amo moltissimo la poesia di Juan Ramòn Jiménez. Pur essendo vicina ai simbolisti, romantica, preziosa nelle scelte lessicali e molto attenta al tema amoroso. Tutte cose a me care. Eppure non è di quella poesia che leggerei per il puro piacere di leggere.

Però ha un elemento dentro che mi incuriosisce molto: la presenza di Zenobia. Donna amata, amatissima, ispirante, pilastro. Che spesso ci sia una donna dietro a un uomo è cosa risaputa, non solo a livello di esperienza ma anche di detti antichi: dietro ogni grande uomo c’è una grande donna. Presente o assente. Figure che come riflessi allo specchio alimentano la grandezza, il verso, la storia. Donne che in realtà rappresentano la forza dell’uomo, o la sua fragilità.

Ricordo quindi questi versi per ricordare Zenobia, e la Zenobia che tutti noi incontriamo almeno una volta nella vita. Che tratteniamo o perdiamo. Ma che resta Zenobia. Ossigeno del verso. Compagnia o solitudine. Poesia nella poesia. E storia. Perchè alcune donne esistono per scrivere e far scrivere la storia.








Ex amore


Tu, quella di quella sera,

non eri là tu che sei.

Ah, no, no, non sei mia.

Dove, dove sei tu, quella,

dove, dì, che non sei mia?


Gioia senza pace,

minacciata all’orizzonte;

cuore serrato

da infinite mani,

che ti stanno facendo diventar di pietra!

Gioia viva, che cominci a diventar nulla,

come la gioia che ci ruba

il cielo azzurro che sbiadisce

in un’acqua ferma che s’asciuga!








Sei così bella


Sei così bella tu,

come il morbido prato dietro l’arcobaleno

nel meriggio silenzioso d’acqua e sole,

come l’increspamento della primavera

di fronte al sole dell’aurora

come l’avena fine del serraglio

di fronte al sole del tramonto dell’estate

come i tuoi occhi verdi

col mio sorriso rosso

come il mio cuore profondo

col tuo amore vivo.








Le tue mani, speranza


Le tue due mani, speranza

mia, e conducimi, dritto,

sotto le stelle pure

del cielo che porto dentro!

Chiara, una d’esse mi guidi;

lasciami, con l’altra, cieco

nella purezza di neve

della sua palma di stella.

Paesaggi che, nell’azzurra

anima mia, vedremo:

lune alte del mio cuore,

fonti del mio sentimento!

Non lasciarmi piu vagare

per i deserti del corpo!

Sempre avanti, mia speranza,

dentro di me, sempre dritto!








Canzone


Quando le tue mani erano luna,

colsero dal giardino del cielo

i tuoi occhi, violette divine.


Che nostalgia, quando i tuoi occhi

ricordano, di notte, il loro cespo

alla luce morta delle tue mani!


Tutta la mia anima, col suo mondo,

metto nei miei occhi della terra,

per ammirarti, moglie splendida!


Non incontreranno le tue due violette

il leggiadro luogo a cui elevo

cogliendo nella mia anima l’increato?








Incontro di due mani


Incontro di due mani

in cerca di stelle,

nella notte!


Con che pressione immensa

si sentono le purezze immortali!


Dolci, quelle due dimenticano

la loro ricerca senza sosta,

e incontrano, un istante,

nel loro circolo chiuso,

quel che cercavano da sole.


Rassegnazione d’amore,

tanto infinita come l’impossibile!








Solitudine


Di te stesso sei colmo, e tuttavia,

quanto di te stesso sei privo,

solo, e lontano, sempre da te stesso!


Aperto in mille ferite, ogni istante,

come la fronte,

van le tue onde, come i pensieri,

vengono, vanno e vengono,

baciandosi, fuggendo,

in un eterno conoscersi,

mare, e dimenticarsi.


Sei tu, e tu non lo sai,

batte il tuo cuore in te, senza saperlo…

Che colmo di solitudine, mare!








Terra e mare


L’orizzonte è il tuo corpo.

L’orizzonte è la mia anima.

Raggiungo il tuo limite: ancora sabbia.

Raggiungi il mio limite: ancora acqua.








Fusione


Col nuovo mattino,

il mondo mi bacia

sulla tua bocca, donna.








Tu non dormi. No. Io non dormo.


Tu non dormi. No. Io non dormo.

Stiamo parlando sotto le stelle.


Siamo qui, due rose meditabonde

nella pace della terra.








Rose


Mi cammini dentro,

moglie nuda,

come la mia anima.


E, con te, il mio corpo

è come una lunga galleria magica,

che sbuca in un mare soleggiato senza nessuno.








Il mio amore era così unico


Il mio amore era così unico

come il cielo iridato di una goccia

di rugiada, in un fiore dell’alba.

Il tuo sole mi colpì nel sangue,

evaporò la rugiada,

e restai senza cielo.








Lascia colare il tuo bacio


Lascia colare il tuo bacio

come una fonte

filo fresco nella tazza

del mio cuore!


Il mio cuore, poi, sognando,

ti restituirà, doppia, l’acqua del tuo bacio,

dal canale del sogno,

da sotto la vita.


E l’acqua del tuo bacio

o nuova aurora della fonte!

sarà eterna,

perché il mio cuore sarà la sua sorgente.








I fiori del male: Notturno


Ti bacerò nel buio,

senza che il mio corpo tocchi

il tuo corpo.

Abbasserò le tende,

ché neanche la nebbia entri

dal cielo.

Ché nella morte assoluta

di tutto, esista solo,

nuovo mondo, il mio bacio.








Universo


Il tuo corpo: gelosia del cielo.

La mia anima: gelosia del mare.

Altro cielo pensa la mia anima.

Altro mare sogna il tuo corpo.








Il ricordo


Non te ne andare, ricordo, non te ne andare!

Volto, non svanire così,

come nella morte!

Continuate a guadarmi, occhi fissi,

come un momento mi guardaste!

Labbra sorridetemi,

come un momento mi sorrideste!


Ah fronte mia, datti da fare;

non lasciare che si sparga

la sua forma fuori del suo ambiente!

Comprimi il suo sorriso ed il suo sguardo,

fino a farli divenir mia vita eterna!


-Sebbene mi dimentichi di me stesso;

sebbene prenda il mio volto, nel soffrir tanto per lui,

la forma del suo volto;

sebbene io sia lei,

sebbene si perda in lei la mia struttura! –


Oh ricordo, sii me!

Tu – lei – sii ricordo, tutto e solo, per sempre;

ricordo che mi guardi e mi sorrida

nel nulla;

e ricordo, vita con mia vita,

divenuto eterno cancellandomi, cancellandomi!








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